Denuncia l'insicurezza, mobbizzato
Il certificato medico parla di «stato ansioso reattivo». Per l´operaio, la persecuzione da parte dei vertici aziendali del colosso siderurgico inizia proprio con l´elezione nella rsu della Fiom-Cgil e il contestuale blocco da parte del caposquadra dei lavori del suo reparto per insicurezza. L´ultimo episodio è accaduto la scorsa settimana. Aveva finito il turno alle 16 ma viene colto da una crisi di panico al termine dell´ennesimo scontro. Arriva l´ambulanza dell´infermeria Ilva. I sanitari si accorgono che la situazione è grave. Viene trasferito d´urgenza all´ospedale Nord di Taranto. Il sindacato non basta più, si rivolge all´avvocato. E sporge denuncia per mobbing.
«Non ho mai avuto problemi di salute, tanto meno mentale, prima d´ora», sostiene. Lo dimostrerebbe, secondo l´operaio Ilva, la sua storia prima di entrare in fabbrica. Prima militare nella Benemerita, poi investigatore privato in servizio presso una prestigiosa agenzia milanese. Diventa operaio Ilva quattro anni fa. Capace, solerte, per tale lo riconosce l´azienda che lo promuove da subito al rango di caposquadra del reparto Ofemac, officine manutenzione ascensori e condizionamento. Esperto in materia di sicurezza, gli capita di accorgersi più di una volta che le condizioni di sicurezza mancano, e blocca i lavori del reparto. Viene eletto nella rsu Fiom. Seguono i rapporti disciplinari e il trasferimento, relegato in un reparto dove non ha che da aspettare lo squillo del telefono, per gestire il pronto intervento. Un lento logorio che dura da anni.
Ci sono poi le telefonate con i dirigenti aziendali, incise su un nastro, il cui contenuto sarà svelato solo nel corso del processo. E le presunte minacce, alla presenza di un sindacalista che ha già dichiarato la propria disponibilità a testimoniare, di non concedere il livello superiore al fratello, sempre operaio Ilva, «per i prossimi trent´anni», sembra abbia sentenziato un superiore. Farilla attende oggi l´esito della consulenza medica specialistica per l´accertamento del danno biologico: «Non si può morire così solo per aver tentato di salvarsi la vita chiedendo sicurezza».
La corte d´appello di Lecce, intanto, ha assolto dall´accusa di omicidio colposo sei dirigenti Ilva per l´infortunio mortale del 12 maggio 1998. Un operaio, Domenico Mele, di 28 anni, dipendente della Pitrelli srl, fu investito da una fiammata durante i lavori di manutenzione alla fermata programmata del Treno Nastri 2. Il giovane operaio morì dopo aver inalato gas combustibile.
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