Taranto Sociale

Lista Taranto

Archivio pubblico

Misure anti-veleni: chi mette i soldi?

Abbassare l'inquinamento costa molto alle aziende: bisogna aiutarle. «Chi dice di voler chiudere l'Ilva non offre alcuna prospettiva alla città. Senza industria, il Sud e Taranto non hanno futuro; il presidente Vendola è stato chiaro, senza indulgere ad estremismi antindustrialisti, cui è notoriamente allergico»
4 aprile 2008
Federico Pirro
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

- Bisogna ritornare sulla manifestazione di sabato 29 marzo a Taranto per ridurre l'impatto ambientale, organizzata dall'associazione «Bambini contro l'inquinamento» guidata dal Dottor Merico. Perché? Per la ragione che nel documento consegnato alle Autorità - se da un lato si rivendica con forza l'accelerazione di tutti gli interventi aziendali e istituzionali per contenere le emissioni nocive - dall'altro non si chiede la chiusura del-l'Ilva, o della sua area a caldo, come invece proposto da un altro gruppo (ristretto) di rappresentanti della società civile che vorrebbero raccogliere firme per l'indizione di un referendum (consultivo) sull'argomento.

E' un gesto di saggezza quello degli organizzatori della manifestazione, cui peraltro non hanno partecipato operai, o almeno quelli con le tute verdi del Siderurgico, ma solo i dirigenti sindacali di Fiom. Fim e Uilm che, pur condividendo le parole d'ordine del corteo, hanno tuttavia affermato testualmente «Chi dice di voler chiudere l'Ilva non offre alcuna prospettiva alla città. Senza industria, il Sud e Taranto non hanno futuro». Né adulti, né bambini, aggiungiamo. E' bene che tutti ne prendano atto (per sempre) perché chi tentasse di imporre la dismissione della fabbrica, dovrebbe scontrarsi con la marea umana di oltre 13.000 tute verdi che questa volta - insieme ad impiegati, dirigenti, quadri e dipendenti dell'Ilva e delle aziende dell'indotto - manifesterebbero con ben altra forza rispetto a quella tenera e gentile dei bambini.

Allora, si venga al merito del problema. Il presidente Vendola è stato chiaro, senza indulgere ad estremismi antindustrialisti, cui è notoriamente allergico: bisogna pervenire subito alla sottoscrizione congiunta fra Istituzioni e aziende di un accordo di programma per la rapida definizione delle necessarie autorizzazioni integrate ambientali. Bene.

Ma non sfugge a nessuno che tutti gli interventi tecnologici da completarsi per abbattere le emissioni nocive nei vari stabilimenti hanno costi che non possono essere posti a carico solo dei bilanci delle aziende che dovrebbero realizzarli, perché esse - già gravate da costi più elevati di energia, lavoro e trasporti - devono poi competere con concorrenti di Paesi ove sono quasi inesistenti determinate sensibilità ecologiche.

Allora la Regione - che rischia entro l'anno di restituire all'Unione Europea quasi 500 milioni di euro dei fondi 2000-2006 non investiti dall'Acquedotto pugliese per responsabilità di chi dovrebbe essere individuato e sanzionato - non potrebbe destinare, nel rispetto dei regolamenti comunitari, una somma almeno pari a quella, a valere sui fondi 2007-2013 per co-finanziare i costosi investimenti per ridurre l'impatto delle grandi fabbriche sull'ecosistema ionico?

Articoli correlati

  • Chi è oggi il proprietario dell'ILVA?
    Editoriale
    Una vicenda sempre più ingarbugliata dopo la condanna per disastro ambientale

    Chi è oggi il proprietario dell'ILVA?

    C'è chi ritiene che gli impianti dell'ILVA siano dello Stato e chi invece sostiene che non sia affatto così; lo Stato gestirebbe solo la loro conservazione, mediante la prosecuzione o la riconversione delle attività imprenditoriali. E vi è un limite temporale, oltre il quale c'è il fallimento.
    8 luglio 2021 - Alessandro Marescotti
  • Inquinavano e credevano in Dio
    Ecologia
    Il fervido cattolicesimo dei Riva

    Inquinavano e credevano in Dio

    E' crollato definitivamente il sistema di potere che veniva benedetto e celebrato a Pasqua e Natale in fabbrica, con generose donazioni dai Riva all'ex arcivescovo di Taranto monsignor Benigno Papa.
    11 giugno 2021 - Alessandro Marescotti
  • Taranto, cronaca di un disastro ambientale
    PeaceLink
    Relazione sul webinar di PeaceLink

    Taranto, cronaca di un disastro ambientale

    Di fronte all'inquinamento del polo industriale e in particolare dello stabilimento siderurgico vi è stata, dal 2008 in poi, una crescita della cittadinanza attiva. La società civile organizzata, supportata dai dati scientifici dell'Arpa Puglia, ha saputo contrastare lo strapotere dei Riva.
    10 giugno 2021 - Laura Tussi
  • Sentenza Ambiente Svenduto, confiscati gli impianti dell'area a caldo ILVA
    Editoriale
    Condanne durissime, condannati anche i politici

    Sentenza Ambiente Svenduto, confiscati gli impianti dell'area a caldo ILVA

    Nessuno aveva mai parlato della diossina a Taranto prima del 2005. Fummo noi a prenderci la responsabilità e i rischi di denunciarlo pubblicamente. Oggi è una grande giornata di liberazione dopo una lunga resistenza e tante vittime. Venivamo chiamati "allarmisti" ma avevamo ragione noi.
    31 maggio 2021 - Alessandro Marescotti
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.39 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)