Morti bianche, gli operai bloccano i cancelli all'Ilva
E’ un albanese di 47 anni, la prima vittima del lavoro del 2008 a Taranto. Si chiamava Gjoni Arian, lavorava da dodici anni nella Pedretti Ponteggi, azienda impegnata nella costruzione del nuovo impianto di zincatura dell’Ilva. L’infortunio è avvenuto, poco dopo le 19, all’interno del reparto di zincatura a caldo dello stabilimento siderurgico. L’uomo è precipitato da una passerella metallica da un’altezza di oltre 20 metri. Un volo fatale. Soccorso dal servizio medico dello stabilimento, Arian è stato trasportato all’ospedale Ss. Annunziata dove gli sono stati riscontrati traumi al torace e alle gambe. Le sue condizioni sono apparse subito gravi. I tentativi di salvargli la vita si sono rivelati inutili. L’uomo è deceduto poco dopo le 22, dopo circa tre ore di agonia. Le indagini sono affidate all’ispettore Angelo Di Summa del Servizio di prevenzione e sicurezza sul lavoro dell’Asl Ta/ 1. Secondo quanto accertato dagli inquirenti Arian si trovava sulla passerella metallica, larga non più di 70 centimetri, insieme al suo caposquadra. Entrambi erano intenti al montaggio di un piano di caplestio che attraversa in senso laterale e longitudinale il capannone in costruzione. Il punto oscuro dell’incidente riguarda il motivo della caduta. L’operaio indossava la cintura di sicurezza tanto che i medici hanno dovuto staccargliela per prestare soccorso. Le indagini dovranno chiarire se era agganciata o no. L’ispettore Di Summa, dopo aver avvisato dell’episodio il procuratore aggiunto della Repubblica, Franco Sebastio, ha attentamente ispezionato il luogo dell’incidente. Secondo una prima ipotesi, l’operaio potrebbe essere caduto lateralmente, perchè le passerelle metalliche in fase di montaggio non risultano danneggiate dalla caduta. Ma ciò che più preme accertare è l’esistenza di sistemi di ancoraggio all’altezza in cui gli operai stavano lavorando. Si tratta di un elemento decisivo per comprendere se erano state adottate tutte le procedure operative e di sicurezza previste per questo tipo di attività. L’altro elemento da chiarire è il motivo della caduta. Un aspetto, quest’ultimo che, per quanto importante, appare secondario rispetto all’altro: se la cintura di sicurezza fosse stata agganciata, infatti, l’uomo non sarebbe caduto. Dopo gli accertamenti dello Spesal la parola passerà alla magistratura che deciderà l’adozione di eventuali provvedimenti di sequestro dell’area. Immediata la risposta dei sindacati di categoria. Dopoaver appreso della morte di Gjoni Arian, Fim, Fiom e Uilm hanno bloccato le attività delle ditte dell’appalto (ovviamente solo di quelle dove il sindacato è presente). Hanno incrociato le braccia anche i dipendenti Ilva del Laminatoio a freddo in cui si è verificato il mortale infortunio sul lavoro. “Chiederemo un incontro alla direzione Ilva - ha detto Rocco Palombella, segretario generale della Uilm ionica - per fare piena luce su questo gravissimo episodio. Da tempo denunciamo le carenze nel sistema degli appalti e ora questi temi vanno affrontati e risolti”. È la prima volta che nello stabilimento siderurgico perde la vita un immigrato. L’ultimo incidente mortale in Ilva risale al 2 agosto del 2007. A morire fu Domenico Occhinegro, 26 anni, di Palagiano, rimasto schiacciato da un tubo di sei tonnellate e di 40 pollici di diametro. Il giovane si trovava su un’area adibita alla movimentazione automatica dei tubi con un sistema chiamato walking beam e rimase schiacciato dopo essere caduto in una fossa dentro la quale è alloggiata una sella che solleva i tubi e li adagia pochi metri più avanti, pronti per passare sotto la macchina cianfinatrice.
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