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Carne alla diossina, paura a Taranto

Veleni in capre e agnelli, da abbattere 1300 capi. È bufera sull´Ilva. Peacelink, l´associazione che in questi anni più di tutte sta battendo sul caso inquinamento a Taranto: «La contaminazione della catena alimentare -impone una scelta drastica: la legge regionale deve essere approvata entro la fine dell´anno».
27 ottobre 2008
Giuliano Foschini
Fonte: Repubblica

- TARANTO - Un centinaio di allevamenti da controllare. Mille e trecento capi da abbattere. La diossina di Taranto arriva anche a tavola: le analisi dell´istituto zooprofilattico di Teramo hanno accertato infatti che nella carne di pecore, capre ed agnellini allevati attorno alla zona industriale della città c´erano concentrazioni altissime di diossine e pcb, sostanze cancerogene per l´uomo. La Asl, d´accordo con la Regione e l´Arpa, ne ha ordinato l´immediato abbattimento.

Gli animali sono ancora vivi: si sta cercando infatti un macello in grado di smaltire le carcasse con le adeguate garanzie. I tecnici vogliono la certezza che quella carne tossica non entrerà mai in commercio. Nel frattempo il numero di animali che saranno abbattuti sale: molte delle bestie contaminate, infatti, sono gravide. Gli allevamenti nei quali sono stati trovati animali positivi sono per il momento otto.

La Asl teme però che siano molti di più: perciò, a partire da questa settimana, cominceranno controlli in un centinaio di allevamenti. Con punto di partenza la zona industriale di Taranto, saranno controllati tutti gli animali che vivono in un raggio di distanza compreso tra i 15 e i 20 chilometri.

In attesa dei nuovi controlli, a Taranto è bagarre politica. A fare alzare i toni la decisione del ministro dell´Ambiente, Stefania Prestigiacomo, di cambiare l´intera commissione Aia sostituendo i tecnici nominati dal suo predecessore, Alfonso Pecoraro Scanio. Con un decreto, datato 6 agosto, la Prestigiacomo ha indicato i 23 professionisti (tra ingegneri, giuristi e chimici) che dovranno decidere sul rilascio delle Autorizzazioni integrate ambientali. Tra i casi alla loro attenzione c´è anche, e soprattutto, il caso dell´Ilva di Taranto, l´impianto siderurgico più grande di Europa, che entro marzo dovrà sapere se potrà o meno continuare la sua attività e soprattutto con quali limiti rispetto alle emissioni.

«Quella della Prestigiacomo è stata una decapitazione del sapere tecnico-scientifico» ha tuonato sabato il presidente della Regione, Nichi Vendola. Annunciando la presentazione di una legge regionale per imporre all´azienda l´abbassamento delle diossine: la Puglia vorrebbe ordinare all´Ilva, entro la prossima primavera, di dimezzare le emissioni.

La posizione del governo pugliese ha raccolto solidarietà nel mondo politico. Ieri due parlamentari del Partito democratico, Ermete Realacci e Francesco Boccia, hanno annunciato un´interrogazione parlamentare sulla vicenda. «Il ministro ci deve spiegazioni» dice Realacci. «La cosa inquietante è la presenza del patron dell´Ilva, Emilio Riva, nella cordata Cai-Alitalia» spiega invece il pugliese Boccia. «La scelta del ministro Prestigiacomo, che ha commesso lo stesso errore del suo predecessore, è vergognosa. Ecco perché ora è il momento di fare una scelta chiara e coraggiosa, cosa che mai nemmeno gli ambientalisti hanno fatto in questi anni: bisogna decidere tra l´industria e la salute. A Taranto preferiscono vivere».

Dura anche la posizione di Legambiente nazionale che parla «di un regalo del ministero all´azienda» e martedì incontrerà Vendola, chiedendo garanzie sulla sua legge e indicando come modello quanto fatto in Friuli. Infine Peacelink, l´associazione che in questi anni più di tutte sta battendo sul caso inquinamento a Taranto: «La contaminazione della catena alimentare - spiega il presidente, Alessandro Marescotti - impone una scelta drastica: la legge regionale deve essere approvata entro la fine dell´anno».

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