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Taranto and its cathedral in the desert. Past, present and unknown future of a one-industry city in a depressed area of southern Italy

La tesi di Master in Politiche Pubbliche della dott.ssa Adele di Fabbio arricchisce il nostro archivio degli studi su Taranto.
15 dicembre 2009
Lucia Spagnulo

Adele di Fabbio è dottoranda in Sociologia economica all’università di Bari. Nel 2007 ha conseguito un Master in Politiche Pubbliche all’Università di Nottingham. Nella tesi di master "Taranto and its cathedral in the desert. Past, present and unknow future of a one-industry cityin a depressed area of southern Italy" (Taranto e le sue cattedrali nel deserto. Passato, presente e futuro incerto di una città industriale in un'area depressa del Sud Italia) descrive l’industrializzazione tarantina e analizza i percorsi possibili da intraprendere per un maggiore sviluppo sostenibile sia economico che sociale.
Il testo in pdf è in lingua inglese. Qui di seguito anticipiamo l’abstract tradotto.

“ Le politiche regionali per lo sviluppo attuate dalla Cassa per il Mezzogiorno nel Sud Italia, trasformarono l’area rurale di Taranto, una provincia della Puglia, in un impero dell’acciaio.
Là, durante il 1960, fu aperta l’Italsider, un’azienda pubblica.
La presenza di questo grande complesso industriale plasmò e influì profondamente sul successivo progresso economico e sociale della provincia. Oggi il tasso di occupazione dipende maggiormente dalle oscillazioni della domanda internazionale di ferro e acciaio (già sottoposta a una drastica recessione durante gli anni Settanta e Ottanta).
La presenza di un così grande complesso incide fortemente sulla crescita delle piccole imprese locali e sullo sviluppo di altri settori industriali. L’inquinamento causato dall’industria pesante rende la situazione ambientale particolarmente preoccupante e pericolosa per tutte le persone che vivono vicino all’area industriale.
Malgrado ciò, poco è stato fatto per incentivare e rafforzare un’economia alternativa. Le passate politiche regionali hanno ostacolato la formazione di un imprenditoria locale; inoltre la mancanza di capitale sociale e quindi del coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni tra gli attori locali impedisce il cambiamento.
Questo studio mette in luce l’importanza delle dinamiche sociali come motore per lo sviluppo economico: una riorganizzazione della pubblica amministrazione, una classe politica nuova e integra, la valorizzazione del capitale sociale, sotto la supervisione dello stato e dell’Unione Europea, potrebbe favorire una crescita economica salutare e di lungo termine.”

L'autrice è reperibile all'indirizzo mail adeledifabbio@interfree.it

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