Emissioni all'Ilva scatta l'inchiesta della Procura
La Procura di Taranto accende i riflettori sulle emissioni dell’Ilva.
Il sostituto procuratore Mariano Buccoliero ha disposto una ispezione giudiziale nello stabilimento siderurgico per sottoporre a controllo lo stato dell’impianto di agglomerazione 2 al fine di verificare la correttezza delle procedure relative alla gestione delle polveri abbattute dagli elettrofiltri (produzione, trattamento, deposito, stoccaggio e smaltimento), e alla eventuale individuazione di possibili ulteriori fonti di diossina, dei soggetti responsabili dei settori interessati e di possibili fonti attive di Pcb.

L’inchiesta per ora è contro ignoti, segno che dal Palazzo di Giustizia di via Marche ci si sta muovendo per conoscere e non ancora per reprimere.
Il sostituto procuratore Mariano Buccoliero ha nominato quali propri consulenti il prof. Lorenzo Liberti, il prof. Filippo Cassano e l’ing. Roberto Primerano. I tre esperti, accompagnati dai funzionari dell’ispettorato del lavoro Francesco Di Francesco e Fernando Severini, l’altro pomeriggio si sono recati nello stabilimento dell’Ilva per effettuare un campionamento di polveri e materiali nel ciclo di agglomerazione, nonché dai punti di scarico dei sistemi di abbattimento dei fumi primari. I campioni ora saranno sottoposti ad esami di laboratorio al fine di stabilire se le emissioni provenienti dall’impianto di agglomerazione 2 del siderurgico sono conformi alla legge oppure no.
Lo scorso 12 gennaio era stato inaugurato un nuovo impianto per ridurre drasticamente fumi e polveri dell’Acciaieria numero 2.
Il processo di depolverazione consentirà di «catturare» e filtrare i fumi emessi durante i processi di lavorazione nell’Acciaieria numero 2 riducendo la presenza di polvere all’interno (in quella polvere si annidano sostanze inquinanti). Inoltre la «captazione», si chiama così il processo di riduzione dei fumi, permetterà, spiegano fonti Ilva, di eliminarli dalla parte alta del tetto dell’acciaieria , azzerando le cosiddette «nuvole rosse» che fuoriescono dall’impianto e che creano timori in città non solo per il loro «impatto» visivo.
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