Taranto Sociale

Lista Taranto

Archivio pubblico

Taranto, cozze alla diossina: la Procura apre un fascicolo

Le autorità sanitarie confermano la gravità dei dati diffusi dal Fondo antidiossina Taranto onlus. Le cozze contaminate verranno distrutte a breve. Per aiutare gli operatori ittici il comune stanzierà 200 mila euro alle famiglie danneggiate
25 agosto 2011
Fonte: Agenzia stampa Redattore Sociale - 24 agosto 2011

TARANTO - La vicenda delle cozze tarantine contaminate dalla diossina continua a preoccupare mitilicoltori e Comune. La Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo sulla questione delle cozze contaminate che verranno distrutte a breve. Proprio ieri la Regione Puglia ha inviato l'elenco dei siti della provincia di Taranto nei quali distruggere le cozze contaminate e classificate come rifiuti speciali non pericolosi, precisamente le discariche “Vergine”, “Ecolevante” e “Italcave”, mentre una parte verrà bruciata nell'inceneritore comunale. Benché i costi dell'operazione debbano essere “sopportati” dai mitilicoltori, questo sembra che non avverrà. Il Comune, attraverso l'assessore alla Sanità Sebastiano Romeo, ha infatti lanciato un appello a Regione e Provincia: “Speriamo ci vengano incontro dal punto di vista economico”, ha dichiarato. E ha spiegato: “L'impatto del danno che questo caso ha generato non riguarda solo il tessuto produttivo della città, ma dell'intera regione”. Per aiutare gli operatori ittici il Comune di Taranto ha approvato negli scorsi giorni una delibera per lo stanziamento di 200 mila euro che dovrebbero essere destinati alle famiglie danneggiate.

L'accertamento delle responsabilità mette alla prova, oltre che la Procura, anche il Consiglio Comunale che inizia a formulare delle ipotesi di responsabilità. Secondo Mario Laruccia, consigliere dei “Riformisti”, “deve essere il Comune a presentare una denuncia contro ignoti per accertare le responsabilità di chi ha avvelenato il Mar Piccolo, anche se tra questi può risultare lo Stato”. Laruccia ha precisato i suoi riferimenti: “Mi riferisco all'attività della Marina Militare e a quella dell'Italsider, che negli anni passati sono stati i maggiori detentori di trasformatori al Pcb nel territorio jonico”. Intanto gli avvocati dell'Amministrazione comunale presenteranno alla Procura un esposto affinché la magistratura accerti quali soggetti abbiano inquinato e di quale entità siano gli agenti inquinanti presenti. 

Il caso delle cozze contaminate era diventato noto a gennaio dopo che la onlus “Fondo Antidiossina Taranto” aveva fatto analizzare un campione di cozze di fondale riscontrando notevoli concentrazioni di diossina e pcb. Il Fondo Antidiossina si era rivolto al laboratorio INCA (Consorzio Interuniversitario Nazionale di Chimica per l'Ambiente) di Venezia, uno dei pochi in Italia in grado di compiere analisi così sofisticate. Un mese prima, a dicembre, le autorità sanitarie avevano fatto analizzare delle cozze prelevate dai pali riscontrando valori che sfioravano il limite massimo fissato dalla legge. Era stato infatti trovato un campione di cozze con 7,9 nanogrammi/grammo di diossina e pcb quando la legge fissa un limite di 8. Nei mesi successivi i mitili del primo seno del Mar Piccolo di Taranto sono arrivati a maturazione e, filtrando più acqua, si sono ulteriormente riempiti di sostanze inquinanti giungendo ad un superamento del limite di legge. Le analisi rese note a luglio hanno dato valori medi di 10,5 picogrammi/grammo e successivamente, ad agosto, sono state divulgate nuove analisi che davano picchi di 19 picogrammi/grammo, superiori più del doppio del limite di 8 picogrammi/grammi. Tali valori sono stati riscontrati, specifica la Asl, su mitili di allevamento (sia su cozze di profondità sia su cozze di superficie) ossia dai pali.

I mitilicoltori avevano criticato le analisi commissionate dal Fondo Antidiossina (13,5 picogrammi/grammo) perché erano state effettuate su cozze di fondale e non su quelle di palo. I nuovi dati della Asl evidenziano una criticità quindi relativa non solo ai fondali inquinati ma anche all'intero ambiente marino in cui le cozze sono allevate. Ovvero il primo seno del Mar Piccolo che è il più vicino agli insediamenti industriali e inquinanti. 

dm

Note: Per gentile concessione dell'agenzia stampa Redattore Sociale

Articoli correlati

  • La diossina nel pecorino
    Processo Ilva
    Tutto comincia il 27 febbraio 2008 e così prendono avvio le indagini di "Ambiente Svenduto"

    La diossina nel pecorino

    Il formaggio era prodotto da un pastore che pascolava vicino all'ILVA. Viene consegnato, a spese di PeaceLink, in un laboratorio di analisi di Lecce. "Diteci quello che c'è dentro". Qualche giorno dopo arriva una telefonata allarmata dal laboratorio: "C'è la diossina".
    Repubblica
  • Diffida sul campionamento continuo della diossina ILVA
    Ecologia
    Inviata dal Ministero della Transizione Ecologica al gestore dello stabilimento ILVA di Taranto

    Diffida sul campionamento continuo della diossina ILVA

    Il Gestore dell'ILVA non ha eseguito il controllo mensile del camino E-312. La legge prevede il fermo dell'impianto se accadesse una seconda volta in 12 mesi. PeaceLink evidenzia che dai controlli emerge una concentrazione di diossina superiore al limite prescritto per gli inceneritori.
    9 luglio 2021 - Associazione PeaceLink
  • Strategia comunitaria sulle diossine, i furani e i bifenili policlorurati
    Ecodidattica
    I limiti per la dose tollerabile sono stati abbassati di sette volte dall'EFSA nel 2018

    Strategia comunitaria sulle diossine, i furani e i bifenili policlorurati

    "In bambini esposti a diossine e/o PCB durante la fase gestazionale sono stati riscontrati effetti sullo sviluppo del sistema nervoso e sulla neurobiologia del comportamento, oltreché effetti sull’equilibrio ormonale della tiroide, ritardo nello sviluppo, disordini comportamentali".
    24 gennaio 2021 - Redazione
  • "Diossina dal camino?" Ancora nessuna risposta
    Taranto Sociale
    L'Arpa Puglia scrive nuovamente a Ministero dell'Ambiente e Ispra

    "Diossina dal camino?" Ancora nessuna risposta

    L'Agenzia regionale sollecita la revisione dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e coinvolge il sindaco Melucci, già firmatario dell'ordinanza ferma al Consiglio di Stato.
    24 aprile 2021 - Mimmo Mazza
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.39 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)