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Il leghista Maroni dimentica il ministro Maroni

Dal Ministro Maroni non arrivò neanche una parola; oggi l´on. Maroni è in grado di dire perché non intervenne? Riconoscendo cultura, sensibilità e spessore politico all'on. Maroni facciamo fatica a cancellare il sospetto che non sia intervenuto solo perché Taranto era nel profondo sud
5 ottobre 2012
Biagio De Marzo (Presidente di Altamarea)

 

 

Il leghista Maroni dimentica il "regalo" a privati milanesi.

L´on. Roberto Maroni, divenuto segretario della Lega Nord, ha dimenticato che fino a novembre 2011 è stato il Ministro dell´interno che doveva contrastare tutte le illegalità che infestavano, ed infestano, il nostro Paese, senza distinzione tra nord, centro e sud Italia. Egli ora protesta contro il Decreto (assolutamente insufficiente) per il risanamento ambientale di Taranto, ma dimentica che il "regalo" della "pubblica" Ilva ai "privati" milanesi Riva avvenne, quanto meno, con il consenso di suoi importanti compagni di partito. Ancor peggio, dimentica che ricevette la lettera di ALTAMAREA prot. AIL/PEC 032/2011 datata 7 agosto 2011 (qui allegata in copia per eventuale consultazione). Noi contestammo l´assenza o la cecità del Ministero dell´interno, al centro e nelle sue propaggini territoriali, nel procedimento dell´AIA di Ilva Taranto e più specificatamente sulle "gravi inadempienze su Certificato Prevenzione Incendi e nulla osta sull´analisi di rischio di incidente rilevante di Ilva SpA stabilimento di Taranto".

 

Taranto "caso nazionale": si produce l´80% dell´acciaio italiano.

Sottolineammo che "l´Ilva di Taranto è un centro siderurgico a ciclo integrale che impiega più di 13.000 lavoratori diretti oltre alcune migliaia di terzi e si estende su un´area di oltre 1200 ettari piena di  impianti complessi e pericolosi. Tale area è attaccata, senza soluzione di continuità, ad un quartiere di 17.000 abitanti di una città di circa 180.000 abitanti. Lo stabilimento produce l´80% dell´acciaio italiano ed è il principale responsabile dell´inquinamento di origine industriale che fa di Taranto la città più inquinata d´Europa." Non basta questo a dare dignità di "caso nazionale" a Taranto, senza partigianerie leghiste?

 

Tante "porcherie istituzionali".

Illustrammo dettagliatamente le tante "porcherie istituzionali" commesse al centro e in periferia e chiedemmo "al Ministro dell´interno di intervenire immediatamente su aspetti importantissimi che rientrano sotto la responsabilità del suo Ministero". Se i rappresentanti del Ministero dell´interno avessero vigilato, com´era possibile, "avrebbero colto, a meno di cecità e sordità assolute, il senso profondo delle obiezioni/osservazioni presentate da "AltaMarea" e da altre associazioni. In particolare la loro sensibilità di funzionari del Ministero dell´interno sarebbe stata turbata dalla gravità dei fatti segnalati in merito alle vicende del CPI e del nulla osta analisi RIR, questioni che istituzionalmente ricadono sotto la responsabilità, non esclusiva ma sicuramente primaria, del Ministero dell´interno  (Corpo Vigili del Fuoco e Prefetti)"

Rilevammo che "l´inadeguatezza generale del sistema normativo - giuridico - amministrativo dell´Italia, accompagnata dal lassismo o dall´insufficiente senso civico di tante donne e uomini coinvolti in qualità di servitori dello Stato su temi di grande impatto, fa sì che l´Ilva di Taranto possa continuare impunemente ad inquinare acqua, aria e suolo. Con l´aggravante che da una decina di anni risulta essere priva di Certificato Prevenzione Incendi (CPI) e di nulla osta sull´analisi di rischio di incidente rilevante, pilastri della sicurezza generale."

Studenti davanti al Tribunale di Taranto


Il Ministro non intervenne

Diffidammo "il Ministro dell´interno ad intervenire e verificare le responsabilità che noi intravvediamo soprattutto nelle strutture decentrate e nelle persone, inclusi i Prefetti ed i Comandanti regionali e provinciali dei VVF che si sono succeduti nel tempo a Taranto, persone  o timorose di affrontare poteri forti o comunque acquiescenti verso cavilli e dilazioni messi in campo dalle aziende. Preghiamo il Ministro di voler esercitare il suo potere per rimettere tutto sui binari della legalità e del rispetto delle norme. Guai a Dio se si dovesse verificare un incidente, anche meno grave di quello occorso alla Thyssen-Krupp di Torino, ed accertare, in tale dannata occasione, che tante iniquità sono state commesse nel campo della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini, con la consapevolezza delle Autorità competenti."

Dal Ministro Maroni non arrivò neanche una parola; oggi l´on. Maroni è in grado di dire perché non intervenne? Riconoscendo cultura, sensibilità e spessore politico all´on. Maroni facciamo fatica a cancellare il sospetto che non sia intervenuto solo perché Taranto era nel profondo sud.

 




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