Vi racconto una consueta giornata di Wind day
Nel tardo pomeriggio, si vocifera che per l'indomani è previsto Wind day. Ne parlano le mamme nella chat di classe, poi confermato sul sito delle scuole. A meno che non sia una giornata festiva, abbiamo imparato a consultare il sito dell'Arpa entro le ore 8 del giorno successivo per la conferma definitiva. Fino ad allora, la serata trascorre con affanno alla ricerca di chi possa tenere i bambini perché c'è chi deve recarsi a lavorare. Nella peggiore delle ipotesi, non ci si presenta, con il rischio di perdere la giornata, generando anche disagio economico al territorio, oltre che sociale. Se poi si ha un familiare cardiopatico, si preferisce rinunciare alla visita medica prenotata da diverso tempo perché abbiamo imparato che a distanza di 6 ore dal Wind day aumentano i rischi di infarto e ictus.
Sistemati i bambini, ci rechiamo a lavoro preoccupati per la propria salute che mettiamo a repentaglio non appena usciti di casa (abbiamo imparato che indossare le mascherine non serve a tutelarci perché le nanoparticelle riescono ad attraverarne il tessuto). Proviamo un po' di sollievo nell'illusione di sapere i nostri figli protetti in casa, se pur costretti per l'intera giornata. E se ci chiedono il motivo, rispondiamo che il vento solleva la polvere come borotalco che entra nelle narici e fa starnutire (le mamme vorrebbero proteggere sempre i propri figli spiegando loro la verità nel rispetto della loro innocenza).
Una volta a casa, prepariamo la cena con le scorte alimentari che, come in clima di guerra, abbiamo imparato a fare per evitare di andarcene a spasso per la spesa. Non stendiamo il bucato fuori al balcone durante le giornate di vento ma, in realtà, sappiamo che non possiamo stendere neanche durante il resto dei giorni. Dovrebbero dotarci tutte di una asciugatrice! Peccato che consumi energia elettrica e, quindi, contribuisca all'inquinamento, oltre ad avere un costo che non tutti possiamo permetterci. Per non parlare della quantità di acqua e detergenti a cui dobbiamo ricorrere per ripulire la casa e i balconi dopo una giornata di vento, con ulteriore contributo all'inquinamento e allo spreco delle risorse idriche, già seriamente compromesse. Pulire casa dopo una giornata di wind day rappresenta impiego di tempo (che si toglie alla famiglia e a se stessi) ma, anche, una fatica fisica che, a pensarci, fa risparmiare l'icrizione in palestra! Una fatica che raddoppia durante la stagione estiva, quando le finestre sono aperte, a meno che non ci si doti dei condizionatori ma, anche in questo caso, si impone l'uso di energia elettrica che, per giunta, induce a numerosi black out.
Durante una giornata di Wind day, noi abitanti del quartiere Tamburi viviamo un tempo sospeso. Il resto dei giorni, invece, viviamo come in una bolla di sapone che, fragile e instabile, potrebbe scoppiare da un momento all'altro.
Prima che ciò accada, il problema va risolto alla radice con la partecipazione di tutti, anche la tua che stai leggendo. Un problema che minaccia l'intera città, non solo il quartiere Tamburi, falsamente ghettizzato. Un problema che non deve continuare a causare malattia e morte e a penalizzare la fascia più debole della nostra popolazione. Noi che dobbiamo proteggere i nostri bambini, abbiamo il compito e il dovere di non permettere più che il diritto alla Vita venga violato
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