L'ONU richiama il governo italiano alle sue responsabilità sullo stabilimento ILVA di Taranto
“Dov’è il piano industriale di Acciaierie d’Italia, tutti ne parlano ma nessuno l’ha visto, perché non c’è, non esiste, è un esercizio di metafisica…”
Sono le parole con cui l’ambientalista Alessandro Marescotti, di Peacelink, commenta l’ennesimo della serie di paradossi che stanno costellando le vicende di ex Ilva ora Acciaierie d’Italia.
La questione questa mattina è stata posta all’attenzione del prefetto di Taranto dal Comitato cittadino per la Salute e l’Ambiente.
“Oggi - ci spiega Marescotti- abbiamo incontrato il prefetto per tre ragioni, la prima per manifestargli tutta la nostra totale contrarietà a un’accelerazione del ritmo della produzione del carbon coke, relativamente alla richiesta fatta dall’azienda al ministero della Transizione ecologica di modificare l’Autorizzazione integrata ambientale.
È la prima volta che accade una cosa del genere, cioè che si provi apertamente a renderla peggiore, in passato si è tentato di non applicarla ma questa è la prima volta che si chiede una vera e propria marcia indietro. La seconda è relativa al rapporto dell’Onu sull’Italia che a proposito di inquinamento e violazione dei diritti umani dedica un approfondimento a Taranto evidenziando la gravità della situazione. Il rapporto è stato consegnato al prefetto. La terza riguarda il piano industriale di cui tutti parlano e scrivono ma che di fatto non esiste. Io l’ho cercato, ho chiesto ai sindacati, ai giornalisti, ma non c’è e la cosa ci è stata confermata anche dal prefetto, c’è un discorso, ma un piano messo nero su bianco no…”
L.C.
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