Si è svolto nella città irachena, tra democrazia mancata e presenze militari, un neonato Forum Sociale. Che ha portato per strada migliaia di giovani. Per chiedere a voce alta pace, servizi sociali e fine della corruzione. Ecco l’Iraq che ci piace.
Firma anche tu la petizione promossa dal "Bradley Manning Support Network" e unisciti ai firmatari della lettera all'ambasciatore statunitense Thorne promossa da PeaceLink.
Le prime bombe della Seconda guerra del Golfo caddero su Bagdad nella notte tra il 19 e il 20 marzo 2003. Cinque anni dopo venne calcolato che costò più di 500 miliardi di dollari per una strage di civili iracheni, soprattutto, almeno 650mila civili, dieci volte più dei 63mila militari iracheni uccisi e cento volte più dei 5-6mila tra soldati e contractors occidentali. Gli italiani caduti furono 36. Ricordiamo l'orrore di quella notte con i versi di Dino Frisullo.
Il presidente iracheno dal 17 dicembre scorso è ricoverato in gravi condizioni all'ospedale di Baghdad. Era stato operato al cuore negli Usa nel 2008 e il 17 settembre era rientrato in Iraq dopo essere stato tre mesi in cura in Germania.
In occasione delle ultime elezioni politiche, nella primavera di due anni fa, alle prime ombre della sera Sulaimaniya si trasformava. Nel frastuono dei clacson e delle musiche a tutto volume delle auto, migliaia di giovani si riversavano nel centro cittadino. Una scenografia accattivante, che faceva quei giovani partecipi di un progetto comune. Un coinvolgimento più simile a quello di chi aveva vent’anni nel nostro ultimo dopoguerra che a un giovane dell’Europa attuale, stressata tra spread e default. Ecco, questa è l’altra immagine che mi viene alla mente. La voglia di partecipazione e la scoperta della ritrovata possibilità di scegliere, che univa quei giovani. Protagonisti del proprio futuro. E’ questo il patrimonio di valori e speranze che Jalal Talabani ha saputo trasmettere al proprio popolo.
Da una terra insanguinata come l’Iraq giunge l’anelito alla pace e all’impegno comune per un dialogo possibile. La presenza di Pax Christi accanto alle popolazioni e alle Chiese irachene.
Pax Christi IItalia
E' nell’alchimia delle diversità che si realizzano le sinergie più riuscite ed efficaci.
“Ripudiamo la violenza, il terrorismo e la guerra come strumenti per risolvere le contese tra gli uomini, i popoli e gli stati. Vogliamo un mondo basato sulla giustizia sociale, sulla solidarietà, sul rispetto reciproco, sul dialogo, su un’equa distribuzione delle risorse”. G. Strada
Il sergente Frank Wuterich, responsabile di una strage di civili in Iraq è libero, rischia invece l'ergastolo chi ha passato a Wikileaks il filmato di un elicottero che fa strage di civili sempre in Iraq
Iraq, Afghanistan, F35... Incontro con don Renato Sacco consigliere nazionale di Pax Christi e redattore di Mosaico di pace presso Sala Epass Piazza Gen. Carlo Alberto dalla Chiesa - Bisceglie
Gli iracheni, senza nessuna differenza religiosa o etnica, che siano sunnuti, sciiti, cattolici o altro, per indicare gli americani hanno un solo termine “Ali Baba”
Il caso Moro rimane un enigma aperto. Non a caso sono state occultate o distrutte le prove più importanti. Le contraddizioni e gli interrogativi delineano un quadro complesso e inquietante. Qui elenchiamo una serie di elementi conoscitivi per il dibattito pubblico e la ricerca della verità storica.
La Task Force Air – Arabia, che comprende aerei E-550A CAEW, Eurofighter, C-130J e KC-130J, un radar AN/TPS-77 in Kuwait e il sistema antidrone ACUS-E.
Più una batteria SAMP/T in Arabia Saudita, una batteria Skynex negli Emirati Arabi Uniti e un radar Kronos in Bahrein.
L'attenzione, affermava Simone Weil, è "una delle forme più rare della generosità". Nessun dominio storico è crollato per il gesto onnipotente di un individuo. Sta nella durata e nell'organizzazione la forza di cambiare le cose.
Fu uno dei pochi vescovi argentini che si oppose alla giunta militare e pagò il suo coraggio con la vita sfidando le gerarchie della Chiesa fedeli a Videla, rimaste in silenzio nonostante le sue ripetute denunce
Tra repressione sociale, interessi delle oligarchie e subordinazione a Washington, il governo accelera la riforma dello Stato. Sindacati e opposizioni denunciano il tentativo di rendere irreversibile il modello neoliberista e aprire il Paese alla rimilitarizzazione statunitense
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