Inceneritore: un altro ricorso
«Il punto di partenza è quello che contestiamo da settimane, senza essere mai smentiti - è il commento del leader Valentino Tavolazzi - e cioè che le concentrazioni inquinanti misurate dalla stessa Hera sulla vecchia linea L1 sono inferiori a quelle autorizzate dall’Aia per le nuove linee L2 e L3.
La Provincia è quindi venuta meno al proposito, ribadito paradossalmente nella stessa Aia-bis, di non aumentare l’inquinamento».
Secondo i calcoli dei referendari, basati sulle cifre inserite nell’Aia, l’inquinamento calcolato sia in termini di emissioni dal camino sia di immissioni nell’aria in zone vicine all’inceneritore, può essere superiore di parecchie volte per quanto riguarda tra l’altro polveri sottili, metalli, diossine, idrocarburi, mentre l’unico parametro significativo in calo sarebbero gli ossidi di azoto.
«Questi calcoli non sono solo miei, la stessa Asl li conferma nel parere inserito nell’Aia, anche se poi arriva a conclusioni diverse dalle nostre - spiega Tavolazzi - In pratica se con la prima Aia, contestata fortemente da Hera, si erano messi dei “piombi” all’inceneritore, ora quei blocchi sono completamente saltati e quell’impianto potrà funzionare come previsto dall’azienda».
Ora toccherà ai legali dei referendari redigere il ricorso e presentarlo entro il 12 maggio: probabilmente si andrà direttamente alla decisione di merito, dopo l’estate. Gli ambientalisti hanno calcolato in 3-4mila euro la cifra necessaria per sostenere anche questa battaglia legale, tenendo conto dei soldi già raccolti per il primo ricorso e in parte risparmiati in quanto non si è arrivati a sentenza. «Ci attrezzeremo con banchetti, cene, raccolte libere di denaro, e chiederemo un ulteriore sforzo alle associazioni ambientaliste».



