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Manchester e i "combattenti per la libertà"

Il terrorismo sfuggito di mano

L'orribile strage è stata compiuta da chi un tempo era un utile strumento di destabilizzazione della Libia e della Siria. Era stato segnalato ben cinque volte all'antiterrorismo. Ma era un utile terrorista perché doveva colpire Gheddafi e Assad. Oggi quel terrorista "buono" colpisce gli innocenti. E ci svegliamo dalla folle idea che il terrorismo sia giustificabile se colpisce i nostri target.
25 maggio 2017 - Alessandro Marescotti

Libia, Siria e poi la strage in Gran Bretagna

"Si è formato come terrorista all’estero, negli ultimi mesi era stato in Libia ma prima di tornare in Gran Bretagna è passato in Siria. E a Manchester poteva contare su un basista altrettanto formato che, tramite un telecomando, avrebbe potuto attivare la bomba se lui avesse avuto un attimo di esitazione. Portano nei due paesi considerati le attuali roccaforti dell’Isis le indagini sull’organizzazione che potrebbe aver supportato Salem Abedi".

Sara Menafra

(Il Messaggero, 25 maggio 2017)

L'autore della strage di Manchester faceva parte di una rete terroristica ed era passato dalla Libia e dalla Siria prima di fare la carneficina. Era stato segnalato ben cinque volte all'antiterrorismo.

Hashem Abedi era quello che qualche anno fa i mass media interventisti avrebbero definito un "combattente per la libertà". 

Ancora una volta emerge quanto avevamo ragione a schierare PeaceLink contro la guerra in Libia e in Siria.

Isolatissimi, ma nella verità. E nel giusto.

La retorica della lotta per la libertà aveva sfiorato anche il movimento pacifista, convincendo più di qualcuno che anche prendere le armi poteva essere una maniera di accorciare la strada per raggiungere la pace e conquistare i diritti umani.

Oggi che l'orribile strage è stata compiuta, emenge tutta l'irresponsabilità da chi un tempo ha utilizzato qualunque mezzo per favorire un "regime change" nei punti nevralgici della Libia e della Siria.

Abedi, l'autore della strage di Manchester

Il terrorismo era un utile strumento di destabilizzazione della Libia e della Siria. Ed eccoli i criminali del terrorismo in azione, sfuggiti di mano, come sfggì di mano Bin Laden, foraggiato dalla Cia finché doveva combattere in Afghanistan contro l'Armata Rossa.  

Li chiamavano "combattenti per la libertà", in certi casi addirittura "partigiani".

Dovevano colpire Gheddafi e Assad, ma oggi colpiscono gli innocenti.

Erano noti, arcinoti e schedati, ma hanno goduto di una malcelata simpatia e di una irragionevole libertà d'azione quando dovevano colpire gli altri, non noi. Poi sono diventati scomodi.

E appena l'Occidente li ha mollati, ecco ora che si fanno esplodere per vendetta e disperazione. 

Oggi - dopo aver assistito ad una incredibile campagna di glorificazione dei terroristi anti-Assad di Aleppo - ci svegliamo dalla folle idea che i kamikaze siano giustificabili se rientrano nel risiko dei cambi di regime pianificati dal Pentagono.

Obama si è persino pentito di quello che ha fatto, lo documenta un recente rapporto molto critico sulla Libia redatto in Gran Bretagna dal Foreign Affairs Select Committee.

Obama, alla fine di questo risiko di destabilizzazione mal riuscita - lo si legge nel rapporto - si lasciò scappare che il post-intervento libico era uno "shit show": uno "spettacolo di merda".  

Ora è uno spettacolo di sangue, nel cuore dell'Europa.

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