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Dovremo chiudere tutti i blog?

Carlo Ruta condannato per stampa clandestina

Lo storico siciliano ancora vittima di una clamorosa sentenza giudiziaria. Intanto decolla la campagna di solidarietà con Pino Maniaci, il conduttore di Telejato
16 giugno 2008 - Alessio Di Florio

Bavaglio

Qualsiasi studente di Diritto sa che esistono dei postulati giuridici e dottrinari che sono oggetto di approfondimento, e anche confutazione, e altri che sono così fondamentali e radicati che non possono essere messi in discussione. Alcuni di questi sono così basilari che sono dati per scontati, accettati a prescindere spesso senza neanche nominarli. Tanto è vero che li si applica senza ricordarsi minimamente l'enunciazione.
L'esperienza e alcuni vaghi ricordi degli studi universitari inseriscono in questa categoria anche una fondamentale divisione del diritto internazionale: civil law e common law. Il mio professore all'Università liquidò tutto in poche parole. Nei paesi di civil law fonte di produzione principale del diritto è il parlamento e il potere legislativo mentre, al contrario, nei paesi di common law vengono solo stabilite delle leggi fondamentali e la maggioranza della disciplina legislativa è lasciata alla giurisprudenza dei tribunali. L'Italia è tradizionalmente ancorata alla civil law mentre, per esempio, i paesi anglosassoni alla common law. Ovviamente la divisione non è netta e totale, quindi è possibile che in Italia ci siano particolari campi disciplinati da sentenze di tribunale(basti pensare a molti pronunciamenti della Cassazione) così come in Inghilterra esiste un nutrito corpus giuridico prodotto dalle Camere parlamentari.

Perché questa, anche lunga, premessa?

Due ore fa apro la posta elettronica. Carlo Ruta, carissimo amico, validissimo collaboratore di PeaceLink e straordinario storico e giornalista è stato condannato per la seconda volta.
Questa volta l'accusa è di 'stampa clandestina'.
Di per sé, purtroppo, non sarebbe una notizia. Carlo è da anni vittima di un attacco a tutto campo per le sue inchieste scomode. Partendo dal caso Spampinato, molte inchieste di mafia hanno avuto nei suoi scritti momenti di eccellenza assoluta.
E proprio il caso Spampinato è stata la testa d'ariete prima per la chiusura del sito e oggi per la condanna. Una condanna a seguito della querela contro Carlo avanzata dal magistrato che conduceva le indagini sull'assassinio di Spampinato. Piccola nota a margine: Carlo ha solo riportato sul suo sito la documentazione e i fatti ricostruiti. Il magistrato le critiche e le vere e proprie censure del proprio operato non le ha subite da Carlo ma da diversi parlamentari, a partire dall'allora presidente della Commissione Antimafia Forgione...

In un paese normale Carlo sarebbe un giornalista di fama e peso, considerato e ben seguito. Ma, come già abbiamo ricordato negli ultimi anni anche su PeaceLink, siamo in quello che Pino Corrias definì 'un paese rovesciato'. Ed infatti se Ultimo è stato ringraziato per l'arresto di Riina con un processo infamante, con Carlo ci si è accontentati finora di trascinarlo continuamente in tribunale(vantando un record difficilmente superabile in qualsiasi paese al mondo: tre processi in tre tribunali diversi per lo stesso 'reato') e di tre pronunciamenti negativi processuali. Il primo riguardò la chiusura d'autorità del sito dove raccoglieva le sue inchieste.

Mi permetto qui una piccola divagazione personale: un paio d'anni fa(o giù di lì) stavo facendo con un'amica una ricerca su internet. L'argomento era di scottante attualità: la pedopornografia e il turismo sessuale(ne scrissi poi in un articolo su Unimondo). Scrivendo 'lettera a don Fortunato di Noto' su Google(cercavamo la corrispondenza tra il sacerdote e i genitori di uno dei bambini di Rignano Flaminio se non ricordo male) giungemmo su un sito che incitava ed esaltava la pedofilia, definendola un 'puro sentimento'. Ricordando entrambi che l'incitamento al reato fosse a sua volta reato, segnalammo il sito sul portale Internet della polizia di stato. Unico risultato: poco più di tre email all'anno. Una per segnalare il concorso annuale del Sole24ore e le altre a Natale, Capodanno e vacanze estive. Ognuno tragga le sue conclusioni ...

Tornando alla condanna odierna contro Carlo Ruta si resta basiti davanti al reato: stampa clandestina. Carlo pubblicava un blog, un sito con aggiornamenti aperiodici che non rientra(come sa chiunque frequenti il web) nella legislazione sulla stampa ed è semplicemente espressione di quella grandissima conquista italiana che è l'articolo 21 della Costituzione. A molti sarà capitato di leggere su qualche blog, ma non solo, diciture simili a "Questo sito non è una testata giornalistica e non è quindi soggetto alla disciplina sulla stampa".

La sentenza di condanna contro Carlo viola questo principio basilare della comunicazione su Internet: come già evidenziato da molti, qualsiasi blogger(ma anche semplice frequentatore di mailing lists, forum, newsgroup, chat) potrebbe essere perseguito in maniera del tutto arbitraria. In una sola volta vengono violate due leggi importantissime per la libertà di espressione: la Costituzione Italiana e la legge sulla stampa. Per quanto riguarda la Costituzione c'è poco da aggiungere. Per quanto riguarda la seconda torniamo al principio giuridico ricordato all'inizio: fino a pochi giorni fa l'Italia era da considerare un paese di civil law, dove quindi nessun tribunale(neanche la Cassazione) poteva modificare le leggi vigenti(come avviene in common law). E' ancora così? O forse ci siamo persi qualche passaggio?

Comunicati di solidarietà a Carlo sono già giunti da diverse fonti, a partire dall'Associazione Articolo 21 e da Giovanni Corradini, a sua volta da anni impegnato sul tema. Antonella Serafini, collaboratrice di PeaceLink, ha lanciato una petizione in solidarietà con Carlo che è possibile firmare alla pagina http://www.censurati.it/voxpeople/carloruta/ .

In conclusione due parole su Pino Maniaci, altro giornalista nel mirino della mafia e dei poteri forti e vittima di un recente attentato. Una campagna dal forte impatto, ma dalla semplicità disarmante, è stata lanciata nelle scorse settimane. Pino conduce il telegiornale di Telejato, piccola emittente televisiva catanese. Chiunque può, è invitato a scendere in Sicilia per condurre un giorno il telegiornale al suo posto. Si riprende così una delle più importanti e suggestive intuizioni del pool antimafia di Borsellino, Falcone, Chinnici e Caponnetto: la mafia colpisce facilmente una persona sola ma è in difficoltà, e può essere battuta, quando si uniscono le forze di diverse persone motivate. Tutti i dettagli della campagna sono leggibili a partire da http://www.censurati.it/?q=node/3797
Promuovere l’iniziativa “Siamo tutti Pino Maniaci”, così come è stata denominata, significa entrare a fare parte di un “popolo che intende essere presente”, non soltanto più virtualmente, nelle lotte alla mafia e per la libertà della vera informazione.
E’ possibile iscriversi e vedere i moltissimi promotori dell’iniziativa entrando anche nel sito www.telejato.it , collegato direttamente con la pagina web “Siamo Tutti Pino Maniaci”

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