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Ricchezza e poverta`

Il 2% piu` ricco del mondo possiede il 50% delle ricchezze. Un nuovo studio, con l'Italia caso strano.
11 dicembre 2006 - Mario Alemi

Il 2% piu` ricco del mondo possiede il 50% delle ricchezze. Non e` una grande novita`, ma il World Institute for Development Economic Research (WIDER) ha deciso di investire un anno di ricerca per avere un quadro piu` dettagliato della situazione. La nuova pubblicazione dell'istituto, "The World Distribution of Household Wealth" (Distribuzione nel mondo della ricchezza dei nuclei familiari), presentata il 6 dicembre a Londra e New York dalla Universita` delle Nazioni Unite, risulta originale sotto alcuni aspetti.

Per prima cosa la definizione di ricchezza: quanto la famiglia possiede (terreni, auto, azioni...) meno i debiti. Non le entrate, non il Prodotto Lordo per persona: la ricchezza che, alla fine del 2000, era posseduta da ogni famiglia.

In secondo luogo l'estensione dello studio: 229 paesi (per dare un'idea le Nazioni Unite hanno 192 membri, i quali oltre a riconoscersi a vicenda accettano l'esistenza del Vaticano come stato di diritto). Si va da paesi che forniscono il bilancio familiare dei loro cittadini, tipo i G7, a Cuba, Birmania, Sudan e altri che come Lichtenstein, Bermuda, non forniscono dati finanziari dei cittadini: per questi e` stato necessario fare una stima.

In terzo luogo per alcuni risultati:

1) Nonostante l'idea che in Cina ci siano tanti poverissimi e pochi ricchissimi, la Repubblica Popolare si piazza nel bel mezzo della distribuzione, con poche famiglie nel club dei poverissimi e dei ricchissimi. La grande scommessa per la futura potenza e` riuscire a spostare il livello di benessere di tutta la popolazione, senza lasciare indietro nessuno.

2) Le famiglie scandinave non sono particolarmente ricche. Secondo Anthony Shorrocks, co-autore e presentatore dello studio, questo riflette la sicurezza derivante dallo stato sociale: perche' accumulare ricchezza personale quando dando allo stato si ha la sicurezza che questa ricchezza sara` redistribuita in maniera giusta ed efficiente?

3) I paesi sviluppati, chi piu` chi meno, hanno quattro volte il loro peso demografico. Ossia, per esempio, l'Italia rappresenta l'1% della popolazione mondiale ma possiede il 4% della ricchezza.

4) Meno sorprendente, gli USA sono un paese con una pessima distribuzione della ricchezza. Perfino l'Economist se ne era accorto a giugno titolando "Il ricco, il povero, e la crescente distanza tra loro" [1]un articolo al riguardo. Peggio solo il Brasile.

5) l'Italia sembra piu` ricca della Germania, la locomotrice dell'Unione Europea. Il 5.3% del decimo piu` ricco della terra e` italiano, contro il 3.9 tedesco. "Siamo" piu` presenti nel club dei ricchi.... Il prof. Shorrocks durante la presentazione ha avuto qualche difficolta` a giustificare questo risultato. Ha scaricato la responsabilita` sulla "abilita` degli istituti italiani ad affinare le tecniche di presentazione dei dati". Falso, e certamente non e` serio affermare, come ha fatto il co-autore, "sono uno scienziato, prendo i dati e li analizzo senza metterli in discussione". Se Galileo avesse seguito la stessa linea saremmo ancora al sistema tolemaico. L'articolo di Bankitalia da cui son tratti i dati italiani [2] e` sicuramente affidabile. Uno dei problemi e` per l'appunto misurare la ricchezza come attivo meno passivo. Se il sig. Rossi ha una casa da un milione di euro e un mutuo di un milione di euro, e il sig. Bianchi ha un monolocale da centomila euro con un mutuo di ottantamila, quest'ultimo risulta piu` "ricco". L'Italia dei risparmiatori, dei mutui all'80%, risulta piu` ricca semplicemente perche' fa meno debiti.

Quello di cui sicuramente le statistiche di Bankitalia e ISTAT non tengono conto e`il sommerso. L'articolo di Bankitalia e` basato infatti su sondaggi effettuati dal 1965 ad oggi su un campione di circa 8000 famiglie. E` improbabile che i boss camorristi siano stati intervistati sulle entrate familiari dovute al commerci della cocaina, tanto per fare il primo esempio che viene in mente. La lettura di Gomorra, Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra di Roberto Saviano da` un'idea precisa di cosa voglia dire "economia sommersa".

Trovato il malanno, bisogna consigliare la cura, anche se il medico, in questo caso, e` impotente. Il professore alla domanda al riguardo appare imbarazzato. Appoggia la mano al proiettore e si guarda la punta delle scarpe. "Sono lieto che mi abbia fatto questa domanda", risponde al redattore economico del Financial Times, "i mercati finanziari... non sono abbastanza regolati...". Ma nel paese della sinistra che crea le collaborazioni coordinate e del presidente del consiglio che istiga al lavoro nero viene in mente un'altra risposta. Non c'e` bisogno di leggere Gomorra per sapere che i capi delle grande firme vengono venduti per migliaia di euro e ai lavoratori vengono date poche decine di euro: il mercato del lavoro e` globale, il lavoratore puo` essere un immigrato cinese a Lodi (borsette di Valentino comprate a 5 euro e rivendute a 1000 in via della Spiga, fabbrica chiusa per lavoro in condizioni di schiavitu` un anno fa), una madre di famiglia a Secondigliano o un bambino in Bangladesh. L'unica soluzione e` riconoscere il valore del lavoro delle persone, l'ingiustizia di un sistema che paga 500 euro l'ora un avvocato e 5 centesimi di euro l'ora un operaio tessile.

Note:

[1] The rich, the poor and the growing gap between them. http://www.economist.com/world/displaystory.cfm?story_id=7055911

[2] Brandolini et al. Household Wealth Distribution in Italy in the 1990s, http://www.levy.org/pubs/wp414.pdf

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