"Esperimento storico", droni ucraini possono essere teleguidati dal territorio della NATO
Solo studiando i dettagli tecnici dei nuovi droni si può intravedere un inedito rischio di escalation nella guerra in Ucraina. PeaceLink ha svolto una ricerca sulle incredibili potenzialità di Wild Hornets, un'azienda ucraina che riesce a trasferire i controllo del drone a duemila chilometri di distanza, con la piena interoperabilità rispetto agli standard NATO. La tecnologia per una guerra in Ucraina gestita a distanza dal centro NATO JATEC in Polonia è pronta.
La tecnologia è pronta, manca solo la decisione politica di un coinvolgimento effettivo della NATO - segreto o palese - nella guerra a distanza.
Se pensate ancora che un drone ucraino si controlli dall'Ucraina con la guida di operatore ucraino siete rimasti molto indietro. Ecco cosa abbiamo scoperto in questa inchiesta.
L'esperimento di Marian Zablotskyi
La guerra tecnologica in Ucraina ha raggiunto un punto di non ritorno. Non si tratta più solo di droni più veloci o più economici, ma di una rivoluzione silenziosa che riguarda il controllo a distanza: il segnale che guida un drone intercettore non viaggia più solo via radio, ma attraverso stazioni di terra e connessioni Internet, rendendo l’identità e la posizione del pilota virtualmente irrintracciabili per il nemico.

Un recente esperimento storico condotto da Marian Zablotskyi, parlamentare ucraino e pilota di droni con contratto nelle forze di difesa territoriale, ha dimostrato che un drone intercettore Sting può essere guidato da una distanza di 2.000 chilometri mentre l’operatore si trova all’estero e il drone pattuglia i cieli dell’Ucraina settentrionale .
“Ho pilotato un drone intercettore FPV prima dal mio ufficio, poi dal confine di stato, e infine da circa 2.000 km di distanza dal drone stesso, dall’estero” – ha dichiarato Zablotskyi, definendo l’operazione un “esperimento storico” e un fattore decisivo per fermare l’offensiva russa .
L'esperimento del parlamentare ucraino Marian Zablotskyi, che ha controllato un drone intercettore FPV da una distanza di circa 2.000 km, è stato condotto tra il 14 e il 20 aprile 2026. Zablotskyi ha reso noto l'esperimento sui social media il 21 aprile 2026. Nello stesso annuncio, ha dichiarato di averlo condotto "la scorsa settimana".
"Essendo a 2.000 km di distanza dal drone — fuori dall'Ucraina — sono stato in grado di controllare completamente il dispositivo", ha sottolineato Zablotskyi.
L’architettura invisibile del controllo remoto
La tecnologia che rende possibile questa dislocazione operativa fuori dall'Ucraina (mentre il drone decolla dall'Ucraina) è Hornet Vision Ctrl, sviluppata dall’azienda ucraina Wild Hornets. Il Ministero della Difesa ucraino ha già codificato il sistema secondo gli standard NATO, rendendolo ufficialmente operativo.
Il funzionamento tecnico è relativamente lineare ma straordinario nelle sue implicazioni.
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Il drone decolla dall'Ucraina e comunica con una stazione di terra tramite un canale radio digitale a bassa latenza.
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La stazione di terra si collega a Internet (tramite sistemi come Starlink) per trasmettere il segnale video e i comandi di controllo. Questo consente di passare il controllo operativo del drone a un operatore all'estero.
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Il pilota, fisicamente dislocato fuori dall'Ucraina, si connette alla rete e opera come se fosse in Ucraina, sul campo di battaglia. E' quindi tecnicamente fattibile che un operatore della NATO possa dirigere dalla Polonia un attacco su soldati e mezzi russi mediante un velivolo senza pilota decollato dall'Ucraina.
Il risultato, in estrema sintesi, è che l’operatore non è più legato a una specifica posizione geografica: può trovarsi in una città sicura di un altro Paese europeo mentre il drone colpisce la Russia. E la Russia non potrebbe colpire il centro NATO fuori dall'Ucraina, dove opera il dronista avversario, perché questo farebbe scattare l'articolo 5 del Trattato NATO scatenando una guerra mondiale.
La questione è per ora teorica ma rappresenta un profilo di rischio elevatissimo per la segretezza con cui il controllo del drone può essere ceduto dall'Ucraina alla NATO. E la NATO potrebbe sempre negare di essere pienamente coinvolta in quanto no ci sarebbe la conferma di chi effettivamente possiede in controllo del drone, se un operatore ucraino o un operatore della NATO. E potrebe essere anche un operatore ucraino ospitato da un paese della NATO, assistito dal centro JATEC, un centro congiunto Ucraina-NATO ubicato in Polonia.
Un’evoluzione esponenziale in pochi mesi
La rapidità con cui questa nuova tecnologia si è evoluta è impressionante.
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Inizio marzo 2026: il sistema operava a una distanza di circa 36 km.
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Inizio aprile 2026: il pilota Roman, con nome in codice “Hulk” dell’unità Bulava, ha abbattuto due droni russi Shahed da una distanza di 500 km, un record mondiale assoluto descritto come il primo caso in cui un operatore intercetta più droni a tale distanza.
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Metà aprile 2026: il salto a 2.000 km conferma una crescita di 55 volte in meno di due mesi .
La progressione suggerisce un miglioramento esponenziale nella stabilità del segnale e nella riduzione della latenza, la principale sfida tecnica di questi sistemi. Ridurre la latenza significa rendere un sistema più reattivo. La latenza è il ritardo temporale tra un comando (input) e la risposta visiva o esecutiva.
L’impatto strategico: piloti al sicuro, droni in guerra
L’aspetto cruciale, come evidenziato dallo stesso Ministero della Difesa ucraino, è che i piloti di droni sono diventati un bersaglio prioritario per le forze russe. Dislocarli fisicamente lontano dalla linea del fronte riduce drasticamente il rischio per il personale.
“Il pilota non è più legato a una posizione specifica. Il drone è in cielo, controllato da un ambiente sicuro a Kyiv, Leopoli o persino all’estero” – ha dichiarato l'ex Ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov .
Secondo i dati forniti da Wild Hornets, in meno di tre mesi di utilizzo, il sistema Hornet Vision Ctrlha permesso di abbattere oltre 600 bersagli aerei, inclusi i droni Shahed nella loro versione a reazione. La tecnologia è già in fase di produzione seriale e distribuzione sul campo.
Oltre il campo di battaglia: le implicazioni per il futuro
Questa innovazione solleva degli interrogativi. La capacità di dissociare geograficamente l’operatore dal drone rende l’attribuzione dell’azione bellica complessa e, in alcuni scenari, virtualmente non verificabile sul campo.
Come ha osservato un rappresentante di Wild Hornets a Business Insider, l’azienda sta lavorando per rendere possibile il controllo dei droni da un altro continente, non solo da un altro Paese.
La guerra si sta trasformando: il confine tra chi combatte e chi supporta, tra chi è in guerra e chi è al sicuro, diventa sempre più labile. Il confine fra Ucraina e coinvolgimento diretto della Nato nel condurre operazioni a distanza si sta riducendo fino ad annullarsi se un dronosta ucraino - magari in difficoltà - cede il controllo a un dronista della NATO ubicato a migliaia di chilometri di distanza.
Cobelligeranza
La dottrina internazionale precisa che si è combelligeranti quando il sostegno fornito a una delle parti in guerra supera una certa soglia, facendo diventare lo Stato che fornisce assistenza parte integrante del conflitto armato.
La domanda cruciale da porci è: "Il pilota che guida il drone ucraino dall'estero è un membro delle forze armate di uno Stato NATO e sta conducendo un attacco alle forze armate russe?". Se la risposta è sì, lo Stato NATO sta partecipando direttamente alle ostilità.
Rischio di scontro diretto NATO-Russia
Le conseguenze giuridiche non sono di poco conto: in questo scenario, il personale NATO diventerebbe un legittimo bersaglio militare, esponendo lo Stato NATO al rischio di essere considerato parte belligerante del conflitto.
Ma poiché la NATO può sempre negare di aver preso il controllo del drone (dimostrarlo è estremamente complesso se non impossibile) ecco allora che potrebbe scattare la risposta militare collettiva della NATO contro la Russia. Proprio ciò che il governo ucraino da tempo spera.
Il caso Zablotskyi è la punta visibile di una nuova dottrina operativa che sta annullando il confine tra territorio ucraino e territorio NATO. Questa dissoluzione è tecnologicamente irreversibile e politicamente esplosiva. Potrebbe infatti trasformare una guerra per procura in un conflitto diretto tra NATO e Russia, con tutte le implicazioni nucleari che ne conseguono. La soglia della sicurezza globale da questo punto di vista si sta abbassando settimana dopo settimana.
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