Aiutiamoli a casa loro? Parla Ferruccio Gesualdi sui rapporti nord-sud

I guasti del libero commercio

«Prezzi instabili» «Dall'89 non ci sono accordi che aiutino a stabilizzare i prezzi. Risultato? Il costo del caffè è in caduta libera»
22 agosto 2006
Cinzia Gubbini
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Dopo gli ultimi tragici naufragi nel Canale di Sicilia si discute molto della necessità di avviare nuove relazioni di cooperazione con l'Africa. Il governo italiano lancia l'idea di una conferenza euroafricana a Tripoli tra i capi di governo delle due sponde del Mediterraneo. L'idea di fondo di queste nuove iniziative è che occorra dare una mano ai paesi africani per evitare che la popolazione prema alle frontiere della «fortezza Schengen». Ma, finora, i governi europei (Italia compresa) si guardano bene dal promettere che verranno ridiscussi gli accordi commerciali, il vero fucile puntato contro l'economia africana. Ne parliamo con Ferruccio Gesualdi, animatore del Centro Nuovo Modello Sviluppo, che da anni studia le relazioni tra nord e sud. Gesualdi è stato, tra l'altro, un allievo di Don Milani e della sua scuola di Barbiana.
Gesualdi, quali sono i meccanismi che governano i rapporti commerciali tra i paesi del nord e quelli africani?
Il discorso chiaramente è molto lungo e complesso. In via generale possiamo partire da un dato: i paesi del nord del mondo, negli accordi internazionali, hanno finora tentato di mantenere lo status quo. Continuando, ad esempio, a sovvenzionare la propria agricoltura e imponendo invece ai paesi più poveri - che, in molti casi, non avrebbero comunque i soldi necessari - di non farlo. Perdipiù, in nome dei trattati, i paesi poveri sono obbligati ad abbassare le loro tariffe doganali sulle importazioni delle derrate agricole. Come se non bastasse la sovvenzione delle agricolture dei paesi occidentali determina un effetto perverso: i loro prodotti inondano il mercato internazionale causando una diminuzione del prezzo internazionale dei prodotti.
Può fare qualche esempio?
Il Sindacato Internazionale ha denunciato che la produzione di zucchero viene sovvenzionata in Europa con qualcosa come 1.721 miliardi di euro all'anno. Una cifra enorme. Di questi, 1.285 miliardi servono per compensare i prezzi all'esportazione. Mi spiego: siccome si spendono tutti quei soldi per aiutare l'industria di raffinazione dello zucchero europeo si creano degli eccessi di produzione che poi vengono scaricati sul mercato mondiale. Qualcuno ha calcolato che nel 2004 la caduta del prezzo dello zucchero ha provocato a un paese come il Malawi una perdita di 32 milioni di dollari l'anno, e al Mozambico una perdita di 38 milioni.
Non si può pensare a un meccanismo che cerchi di stabilizzare i prezzi dei prodotti?
Il problema è proprio questo: dal 1989 non esistono più accordi che diano stabilità ai prezzi e alla produzione. Questo comporta che i paesi del sud del mondo si sono messi in una posizione di concorrenza sfrenata tra di loro, contribuendo alla caduta libera dei prezzi. A ciò va aggiunto che le ricette del Fondo monetario internazionale hanno imposto a tutti i paesi del sud di dover orientare la loro produzione verso l'esportazione per ripagare il loro debito estero. Chi non aveva industrie o materie prime come i minerali si è così buttato a capofitto nell'aumento della produzione di prodotti agricoli. E il risultato, appunto, è la diminuzione drastica dei prezzi. Ad esempio: nel 2002 il prezzo della qualità «robusta» di caffè - che viene prevalentemente prodotta in Africa - rappresentava il 16,5% del prezzo del 1980. Cosicché, nonostante diversi paesi africani abbiano aumentato l'esportazione agricola, va a finire che incassano di meno.
Qual è la soluzione?
Un discorso serio per aiutare i paesi produttori del sud è uscire da questa tiritera che il commercio è la soluzione di tutto. Bisogna introdurre innanzitutto accordi che diano stabilità ai prezzi e alle produzioni. In poche parole bisogna abbandonare la logica liberista, e porre regole chiare che permettano ai paesi di operare.

Articoli correlati

  • In Africa e in Congo la carenza di dati rischia di mascherare l’epidemia silenziosa
    Kimbau
    Covid-19

    In Africa e in Congo la carenza di dati rischia di mascherare l’epidemia silenziosa

    I dati di Africa aggiornati al 18 agosto 2020: 1.128.596 casi di cui 159.400 nelle ultime 14 settimane. Eppure , i dati officiali quasi certamente non hanno detto la vera storia.
    24 agosto 2020 - Chiara Castellani
  • Mascherine solidali “Siamo sulla stessa barca”: un progetto per aiutare l’Africa
    Sociale
    Mascherine solidali

    Mascherine solidali “Siamo sulla stessa barca”: un progetto per aiutare l’Africa

    L'uso corretto della mascherina può divenire segno di cittadinanza attiva? Alessandro Pucci ha realizzato delle mascherine che lanciano un messaggio di solidarietà e al contempo finanziano un progetto di telemedicina in Africa. Perché ognuno nel suo piccolo può fare la differenza.
    20 agosto 2020
  • Giornata internazionale dell'Africa
    Pace
    L'Italia cessi di rifornire di armi chi ogni giorno in Africa commette stragi

    Giornata internazionale dell'Africa

    L'Africa ci parla, ci interroga, ci indica i nostri comuni doveri, e primo fra tutti il dovere di condividere il bene ed i beni fra tutti gli esseri umani, tutti ugualmente appartenenti all'unica umana famiglia, tutti ugualmente abitanti di quest'unico mondo vivente.
    24 maggio 2020 - Peppe Sini
  • Emergenza Covid-19 in Ecuador
    Latina
    Fake news diffuse dal governo per occultare l’emergenza sanitaria

    Emergenza Covid-19 in Ecuador

    Indebolito il sistema sanitario per pagare il debito estero al Fondo monetario internazionale
    23 aprile 2020 - David Lifodi
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.36 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)