Reboot AI: riprendiamoci i nostri dati e la libertà di scegliere
L'incontro, moderato da Carlo A. Bachschmidt e Nicola Vallinoto, ha visto la partecipazione di: Benedetta Perego, avvocata penalista e presidente di StraLi - Arianna Petrosino, ricercatrice e cofondatrice di Game of Tech - Francesco D'Isa, filosofo, scrittore e artista visivo - Giulia Sudano, ricercatrice in diritto e intelligenza artificiale all'Università di Bologna - Nicola Canestrini, avvocato e ricercatore - Simona Levi, attivista, drammaturga e fondatrice di Xnet - Paolo Dongilli, esperto di software libero e infrastrutture digitali aperte.
Il Forum ha sviluppato una riflessione che parte da una constatazione.
Se nel 2001 il controllo dello spazio pubblico assumeva la forma visibile della zona rossa, oggi si manifesta attraverso telecamere intelligenti, sistemi biometrici, algoritmi decisionali, piattaforme e modelli di intelligenza artificiale che intervengono sempre più frequentemente nell'organizzazione della vita collettiva. La questione non riguarda soltanto l'innovazione tecnologica, ma la qualità della democrazia.
Chi governa i dati prodotti dalle città? Chi controlla gli algoritmi utilizzati dalle amministrazioni? Quali imprese progettano le infrastrutture digitali sulle quali si fondano servizi pubblici sempre più essenziali? Quali strumenti hanno i cittadini per conoscere, verificare e partecipare alle decisioni tecnologiche che incidono sulla loro vita quotidiana?
Negli ultimi venticinque anni il potere economico e tecnologico si è progressivamente concentrato nelle mani di un numero sempre più ristretto di grandi piattaforme digitali. Le Big Tech non gestiscono più soltanto servizi, controllano dati, infrastrutture, sistemi di comunicazione, modelli di intelligenza artificiale e capacità di influenza economica, politica e culturale. I nostri dati sono diventati la materia prima della nuova economia digitale, il capitalismo della sorveglianza.
Ogni ricerca, spostamento, acquisto, interazione produce informazioni che alimentano modelli economici fondati sull'estrazione del valore e sulla concentrazione del potere. La sovranità democratica rischia così di indebolirsi proprio mentre cresce la dipendenza tecnologica delle istituzioni pubbliche da piattaforme private.
Quando le immagini prodotte da una città diventano patrimonio privato di una piattaforma tecnologica e nessun atto pubblico ne autorizza l'utilizzo, chi decide davvero? Che cosa resta della sovranità digitale? E quali diritti dovrebbe poter esercitare un cittadino per conoscere, verificare e contestare quella decisione?
Per questo il Forum ritiene che la questione dell'intelligenza artificiale non possa essere affrontata esclusivamente come un problema tecnico o regolatorio. È una questione di democrazia. Non basta chiedersi quali tecnologie utilizzare, occorre decidere chi le governa, con quali regole, con quali garanzie e nell'interesse di chi.
Il confronto ha però mostrato anche che esistono alternative concrete. Le esperienze presentate durante il Forum - dal software libero alle politiche di sovranità digitale, fino al progetto FUSS della Provincia autonoma di Bolzano - dimostrano che è possibile costruire infrastrutture digitali pubbliche, trasparenti e orientate all'interesse collettivo, riducendo la dipendenza dalle grandi piattaforme proprietarie.
Tra il modello nel quale il potere pubblico controlla integralmente le tecnologie e quello nel quale sono le grandi imprese tecnologiche a condizionare gli Stati, il Forum propone una terza strada. Una tecnologia intesa come bene comune, governata democraticamente, trasparente, verificabile e orientata alla tutela dei diritti fondamentali.
Per questo proponiamo di riavviare ("Reboot AI") la costruzione di un contropotere democratico capace di restituire ai cittadini il controllo sulle tecnologie e sui dati. Questo percorso si sviluppa su quattro livelli complementari:
1) Il contropotere dell'informazione
Resistere significa innanzitutto conoscere, informarsi, indagare, chiedere conto delle decisioni pubbliche e private, rendere trasparenti i sistemi che governano le nostre vite. Cittadini informati sono cittadini che possono partecipare consapevolmente alle decisioni pubbliche.
2) Il contropotere di noi cittadini e della società civile
Ogni cittadino rappresenta un elemento decisivo nella costruzione di un'alternativa al monopolio delle Big Tech. Il loro potere dipende soprattutto dalla nostra dipendenza quotidiana dai loro servizi.
3) Il contropotere delle città e delle regioni
Anche i governi locali possono diventare laboratori di sovranità digitale. La Provincia autonoma di Bolzano, con il progetto FUSS nelle scuole dimostra che è possibile costruire politiche pubbliche capaci di ridurre la dipendenza dalle grandi piattaforme proprietarie (Microsoft, Google) e di rafforzare l'autonomia delle istituzioni.
4) Il contropotere delle istituzioni nazionali ed europee
Tra il modello cinese dove il Big State controlla le Big Tech e il modello americano dove le Big Tech sono diventate soggetti geopolitici dotati di funzioni statali - vedi Starlink e Palantir - occorre rifiutarli entrambi e costruire un terzo modello fondato sulla tecnologia come bene comune. La regolazione europea è un primo passo, ma occorre costruire una vera autonomia tecnologica fondata su infrastrutture pubbliche, software libero, ricerca indipendente e intelligenza artificiale al servizio dell'interesse collettivo.
Di seguito le proposte di azione urgenti rivolte a persone, associazioni, istituzioni locali, nazionali ed europee per restituire ai cittadini il controllo democratico sui dati, sulle tecnologie e sulle scelte che costruiscono lo spazio pubblico.
Come cittadini e società civile
1) Costruire un Osservatorio civico permanente sulle tecnologie urbane.
Mappare collettivamente tutti i sistemi di sorveglianza e le infrastrutture digitali presenti sul territorio - telecamere intelligenti, piattaforme di gestione urbana, algoritmi decisionali e applicazioni basate sull'intelligenza artificiale - per rendere conoscibili le tecnologie che incidono sulla vita delle persone. L'Osservatorio dovrà documentare i sistemi in uso, promuovere il controllo civico, favorire il dibattito pubblico e segnalare eventuali violazioni dei diritti.
2) Avviare un grande programma pubblico di alfabetizzazione sull'intelligenza artificiale.
L'IA non può diventare patrimonio esclusivo di tecnici e grandi imprese. Chiediamo percorsi permanenti di formazione rivolti a scuole, università, lavoratori, dipendenti pubblici e cittadini di ogni età, affinché tutti possano comprendere come funzionano questi sistemi, quali dati utilizzano e quali effetti producono nella vita quotidiana. L'alfabetizzazione sull'intelligenza artificiale deve diventare un nuovo diritto di cittadinanza.
Alle istituzioni locali, a partire dal Comune di Genova
3) Governare l'intelligenza artificiale come infrastruttura pubblica.
L'IA non può essere affrontata come una somma di singoli progetti tecnologici. Occorre una cornice politica unitaria capace di garantire trasparenza, controllo pubblico, tutela dei diritti e piena sovranità sui dati e sulle tecnologie.
Per questo chiediamo:
• una mappatura pubblica di tutti i sistemi di intelligenza artificiale già utilizzati dall'amministrazione;
• regole chiare sulla gestione dei dati, sull'interoperabilità dei sistemi e sul rapporto con i fornitori;
• la piena trasparenza sugli algoritmi impiegati dalla pubblica amministrazione e la fine degli accordi che impediscono il controllo pubblico o consentono l'utilizzo dei dati dei cittadini per alimentare profitti privati;
• l'adozione progressiva di Software Libero e Open Source per i servizi pubblici digitali e per i programmi utilizzati dalla pubblica amministrazione, seguendo l'esempio della Provincia autonoma di Bolzano con il progetto FUSS e del Land tedesco dello Schleswig-Holstein.
4) Istituire una governance democratica dei dati urbani.
Chiediamo l'istituzione di una figura indipendente o di un organismo pubblico incaricato della governance dei dati urbani, che garantisca trasparenza sugli algoritmi utilizzati nei servizi pubblici, vigili sul rispetto dei diritti fondamentali e renda pubblici criteri, finalità e modalità di raccolta, utilizzo e condivisione dei dati prodotti dalla città.
5) Aprire uno spazio permanente di partecipazione pubblica sull'intelligenza artificiale.
Proponiamo la costituzione di un Forum cittadino permanente sull'intelligenza artificiale che coinvolga amministrazione, università, centri di ricerca, associazioni, imprese e cittadini nella definizione delle future politiche digitali della città. Il Forum dovrà elaborare una Carta Genovese sull'Intelligenza Artificiale, intesa come riferimento politico e culturale per orientare tutte le future scelte tecnologiche dell'amministrazione e garantire che l'innovazione resti al servizio della democrazia, dei diritti e dell'interesse pubblico.
A livello europeo chiediamo
1) L'istituzione di un'infrastruttura pubblica europea per la ricerca sull'AI.
Un centro di ricerca indipendente, aperto e finanziato con risorse pubbliche, capace di sviluppare tecnologie al servizio dell'interesse generale, della ricerca scientifica, dei diritti fondamentali e dell'innovazione democratica.
2) Lo sviluppo di un modello pubblico di intelligenza artificiale come bene comune.
L'Europa deve promuovere un ecosistema di intelligenza artificiale aperto, trasparente e verificabile, alimentato da dati pubblici - sanità, trasporti, mobilità, ambiente, ricerca, economia e altri settori di interesse collettivo - sottratti alla logica estrattiva delle Big Tech. Il valore prodotto da questi dati deve ritornare alla collettività, rafforzando servizi pubblici, ricerca e innovazione sociale.
3) La piena sovranità europea sui dati e sulle tecnologie.
La sovranità digitale non può limitarsi alla localizzazione dei dati all'interno dell'Unione europea. È necessario garantire anche il controllo sulle infrastrutture tecnologiche, sul software, sul cloud e sui modelli di intelligenza artificiale. Finché l'Europa dipenderà da tecnologie sviluppate e controllate da imprese soggette a legislazioni extraeuropee, come il Cloud Act statunitense, i dati dei cittadini europei resteranno potenzialmente accessibili a governi stranieri in virtù del principio di extraterritorialità. La sovranità sui dati richiede quindi anche sovranità tecnologica, attraverso lo sviluppo di infrastrutture pubbliche, software libero, standard aperti e capacità industriali autonome.
Il Forum non considera la trasformazione digitale un destino inevitabile, ma una scelta politica che può essere orientata nell'interesse della collettività. L'intelligenza artificiale, i dati e le infrastrutture digitali devono diventare strumenti per rafforzare la democrazia, non per ridurre gli spazi di libertà. A venticinque anni dal G8 di Genova, il passaggio dalla zona rossa alla smart city ci consegna una nuova responsabilità, costruire una cittadinanza consapevole, capace di comprendere le tecnologie, controllarle democraticamente e orientarle al bene comune.
Riprendiamoci i nostri dati. Riprendiamoci la libertà di scegliere. Riprendiamoci il futuro.
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