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Nel verbale dell’ultimo incontro della Federal Reserve, Fed (la Banca centrale Usa), ha espresso preoccupazioni per la guerra commerciale con la Cina. L’impressione è che Trump abbia attuato la minaccia di dazi doganali su un centinaio di categorie di prodotti cinesi non solo per riequilibrare la bilancia commerciale fra i due paesi, ma anche per ridefinire gli assetti sia con l’Europa (minaccia ancora sospesa, polemica per le spese militari NATO) sia con la Cina (accusata di rubare agli Usa segreti tecnologici e commerciali, privando le società americane di ricavi per miliardi di dollari e cancellando migliaia di posti di lavoro). Nel rapporto del Dipartimento per il Commercio Usa pubblicato nel febbraio 2018 https://www.commerce.gov/news/press-releases/2018/02/secretary-ross-releases-steel-and-aluminum-232-reports-coordination si indicavano i livelli di importazioni di acciaio e alluminio come fossero una minaccia per la sicurezza nazionale per cui bisognava avviarne una drastica diminuzione. Nell’annuncio al documento sulla strategia di sicurezza nazionale per promuovere gli interessi degli Stati Uniti, Trump ha accomunato la sicurezza economica alla sicurezza nazionale, ecco perché ha potuto attivare la procedura indicata dalla sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962 che permette, al Presidente, di rispondere a minacce percepite alla sicurezza nazionale attivando delle misure restrittive sulle importazioni. https://www.weeklystandard.com/get-to-know-section-232/article/2008607 La produzione interna di alluminio, ad esempio, serve per produrre attrezzature militari come nei casi degli F-18, F-35 e Boeing C-17, o per la blindatura dei veicoli militari e navi da combattimento. “L’industria dell’alluminio americano potrebbe non essere in grado di gestire le richieste di produzione dell’industria della difesa degli Stati Uniti, se diventassero necessari preparativi di guerra”. La clausola in questo caso è stata attivata dagli Usa senza una reale necessità, poiché il fabbisogno di acciaio e alluminio necessario per la sicurezza nazionale è quasi interamente coperto dalla produzione americana. Stando alle cifre del 2016, gli USA importano il 91% dell'alluminio primario che consuma ma il 61% della capacità di produzione interna è inutilizzata. Quanto all’acciaio “gli USA producono la media annua di 82 milioni di tonnellate di acciaio e nel 2016 ne hanno importato circa 30 milioni di tonnellate. Tuttavia, contrariamente a quanto si pensi, la Cina non solo non fa la parte del leone, ma figura in 11esima posizione tra le economie esportatrici verso l’America con le sue 790.000 tonnellate” https://www.investireoggi.it/economia/dazi-trump-acciaio-alluminio-spaventano-mercati-la-cina-non-centra/ Il segnale politico della scelta di imporre dazi può allora avere un’altra spiegazione compresa nell’annuncio al documento “National Security Strategy” (il riferimento alla Cina è plateale): “Per avere successo nel contesto di questa competizione geopolitica del XXIesimo secolo, gli Stati Uniti devono emergere come leader nei settori della ricerca, della tecnologia e dell’ innovazione. Proteggeremo la nostra base dell’innovazione per la sicurezza nazionale contro coloro che rubano la nostra proprietà intellettuale e sfruttano ingiustamente l'innovazione delle società libere” . https://www.whitehouse.gov/briefings-statements/president-donald-j-trump-announces-national-security-strategy-advance-americas-interests/

Parallelamente la Banca europea (Mario Draghi ha chiesto a Washington “se imponi i dazi ai tuoi alleati, chi sono i tuoi nemici?”) è preoccupata per la possibilità di una strategia di politica monetaria più aggressiva della Fed, mentre l'Agenzia Internazionale dell'Energia (Iea), afferma che la solida domanda globale di petrolio potrebbe essere intaccata dalle tensioni commerciali Usa-Cina. Nell’articolo “Siria e Arabia Saudita fanno volare il petrolio” il ministro saudita Khalid Al Falih ha dichiarato che “ora l’Organizzazione [Opec] sta lavorando con la Russia per costruire un’alleanza permanente. I Paesi della coalizione non resteranno seduti a guardare se dovesse riformarsi un eccesso di offerta, anche se non vogliono che i prezzi salgano a livelli irragionevoli”. Tuttavia vi è il riferimento anche ad un’altra guerra, quella nello Yemen che continua a provocare migliaia di vittime ed epidemie, all’80% della popolazione manca il cibo, carburante, acqua potabile e accesso ai servizi sanitari di base, conseguenze dovute ai raid della coalizione araba a guida saudita http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-04-11/siria-e-arabia-saudita-fanno-volare-petrolio-brent-73-dollari-190259.shtml?uuid=AEY3klWE

Il principe saudita Mohammed Bin Salman nel frattempo ha terminato il suo tour in vari paesi per rafforzare i rapporti bilaterali considerati strategici, soprattutto in chiave anti-Iran. L’asse USA-Israele, più Arabia Saudita, rafforzata dal nuovo consigliere per la sicurezza nazionale USA John Bolton, non potrà che aggravare il conflitto latente contro Tehran https://www.wsj.com/articles/saudi-prince-calls-for-stepped-up-pressure-on-iran-1522365518 Dopo Stati Uniti, Regno Unito, Egitto e Francia, il principe è volato anche in Spagna siglando ulteriori accordi commerciali in molteplici settori. Tra questi spicca ovviamente il comparto difesa. In un rapporto del Sipri si legge che in Medio Oriente giungerebbero il 32% delle armi esportate a livello globale. La motivazione principale è dovuta alle guerre e tensioni insorte nella regione. L’Arabia Saudita si colloca al secondo posto per il volume di importazioni di armi subito dopo l’India. Pieter Wezeman, ricercatore del SIPRI, ha dichiarato che “al momento, USA ed Europa rimangono i principali esportatori di armi nella regione e hanno fornito il 98% delle armi importate dall’Arabia Saudita”. I principali Paesi che esportano le armi in Arabia Saudita sono gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, i cui volumi di esportazioni verso il Paese mediorientale si aggirano rispettivamente intorno al 61% e al 23%. https://www.sipri.org/news/press-release/2018/asia-and-middle-east-lead-rising-trend-arms-imports-us-exports-grow-significantly-says-sipri Anche per l’Italia l’Arabia Saudita è non solo un partner commerciale importante, ma anche “un interlocutore politico sempre più importante, in considerazione del crescente peso regionale e nel mondo arabo”. http://www.infomercatiesteri.it/relazioni_internazionali.php?id_paesi=99

Durante la sua visita negli USA l’erede al trono saudita ha rivelato al “Whashinghton Post” che “quando ci accusano di aver finanziato le scuole e le moschee nel mondo islamico, devono legare quel fenomeno a quello della guerra fredda, quando i paesi alleati ci chiedevano di usare questi finanziamenti per fermare l’avanzata sovietica nel mondo islamico. Ora però abbiamo cambiato strada e vogliamo fare un passo indietro rispetto al passato”. https://www.washingtonpost.com/world/national-security/saudi-prince-denies-kushner-is-in-his-pocket/2018/03/22/701a9c9e-2e22-11e8-8688-e053ba58f1e4_story.html?utm_term=.539d999d87c0&noredirect=on Sempre durante quei giorni ci sarebbe stato l’accordo fra il principe e Donald Trump per il trasferimento in Arabia Saudita della grande base del Comando centrale statunitense del Qatar, mentre la base turca di Incirlik, in Turchia, vedrebbe il trasferimento di strutture e velivoli nella base di Andravida nel sul della Grecia (da ricordare che presso Incirlilik sono stoccate le bombe nucleari B61). http://www.tovima.gr/en/article/?aid=954930 La Germania avrebbe trasferito le sue forze nella vicina Giordania https://www.wsj.com/articles/u-s-pares-back-use-of-turkish-base-amid-strains-with-ankara-1520766121 sebbene continui, nonostante abbia criticato l’offensiva turca nell’enclave di Afrin, ad autorizzare esportazioni di armi in Turchia (4,4 milioni di euro dal 20 gennaio). L’atteggiamento ambiguo del presidente turco Erdogan, diviso fra Russia e USA, ha concluso l’operazione “Ramo d’ulivo” a gennaio nell’enclave curda di Afrin contro la volontà dei funzionari statunitensi. In quell’area si trovano giacimenti di petrolio e gas naturale, dunque alla radice degli attacchi turchi contro le milizie curde delle Unità di protezione del popolo (Ypg) vi sarebbe anche la lotta per il controllo dei giacimenti di petroliferi. https://www.retekurdistan.it/tag/ypg/

Valeriy Gerasimov, capo dello Stato maggiore russo, durante una conferenza svolta presso l'Accademia della Difesa di Mosca in cui si analizzavano i conflitti futuri, ha affermato che "oggi specialisti militari indipendenti vedono il conflitto militare in Siria come il prototipo di una "guerra di nuova generazione ". https://russiandefpolicy.blog/2018/03/30/more-gerasimov-on-future-war/ La sua caratteristica principale è il fatto che i nemici di stato siriani conducono azioni segrete e non rilevabili contro di esso, senza essere trascinati direttamente nel conflitto militare. I conflitti delle guerre di nuova generazione vengono analizzati in particolare dal punto di vista tecnologico attraverso l’evoluzione dei tipi di risorse disponibili, la loro operabilità e la tendenza che presentano: “I conflitti del futuro, che dipenderanno in larga misura dai robot, si trasferiranno nei media e nello spazio. Va da sé che ogni conflitto armato ha le sue caratteristiche distintive”. I conflitti del futuro saranno caratterizzati da un largo uso di armi ad alta precisione e altri tipi di armi innovative, per questo avvicinate alle armi di distruzione di massa in termini di efficacia. Un ruolo speciale sarà giocato dalla lotta contro i sistemi di comunicazione, ricognizione e navigazione. Da questo punto di vista, Gerasimov ha ripreso il discorso sullo stato della nazione del presidente Vladimir Putin del primo marzo “L’avvertimento nucleare di Putin” https://www.globalresearch.ca/lavvertimento-nucleare-di-putin/5631483 Per quanto riguarda l’accusa di attacchi chimici perpetrati dal governo siriano, anche se fa riferimento alla classica guerra di comunicazione, o di propaganda, viene presentata come parte già integrata nella pianificazione di una operazione di guerra (non più aggiunta della guerra). Una versione differente da quella “rivoluzione negli affari militari” di marca statunitense. Tale visione infatti, basata sulla dottrina net-centrica e al ricorso sistematico della tecnologia, attraverso cui gli Stati Uniti hanno cercato di affermare la loro egemonia (indifferente a qualsiasi forma di legalità e compromessi), ha bisogno di ricostruzioni o narrazioni illusorie. Karl Rove, capo della comunicazione di George W. Bush (legato alla destra israeliana di Netanyahu e stratega che imbastì il grande inganno, i documenti falsi sulla fornitura di uranio nigeriano che portarono alla guerra in Iraq), ne era un attore fondamentale: “Ora siamo un impero, e quando agiamo, creiamo la nostra realtà. E mentre voi studiate quella realtà - giudiziosamente, come farete – noi agiremo di nuovo, creando altre nuove realtà; potete studiare anche quelle, ed è così che le cose si sistemeranno. Noi siamo gli attori della storia... e voi, tutti voi, resterete solo a studiare quello che facciamo noi". https://www.nytimes.com/2004/10/17/magazine/faith-certainty-and-the-presidency-of-george-w-bush.html

La realtà di cui parlano di russi è invece direttamente integrata nel processo operativo, sul terreno, nel cuore delle operazioni e non indiretta, che fa sentire i suoi effetti per influenza, per sequenza. Ma sia che si tratti di raccontare una realtà modificata come quella già sperimentata in Kosovo o in Iraq, che designa un colpevole per attaccarlo militarmente (pistola fumante), sia che il fatto sia parte integrante della realtà sul campo per cui bisogna trovare il colpevole, il risultato è che la lotta diventa armata anche nel campo dei media. “Armi chimiche fatte a Duma: I militari russi sostengono di aver trovato un laboratorio utilizzato dai miliziani” https://www.rsi.ch/news/mondo/Armi-chimiche-fatte-a-Duma-10370315.html

Dopo l’attacco annunciato di USA, Gran Bretagna e Francia del 14 Aprile, che ha colpito tre obiettivi tra Damasco e Homs, la gran parte dei media e siti specializzati hanno fatto l’elenco delle armi usate. L’essenza di queste ricostruzioni è il solito dettaglio delle meraviglie e degli effetti raggiunti dalle nuove armi tecnologiche. Il risultato sarà descritto dallo Stimson Center, che insieme allo Stockholm International Peace Research Institute, presenterà i dati più recenti in relazione alle spese militari a livello mondiale e le vendite globali di armi che, si evidenzia, sono strettamente correlate “alle condizioni economiche che cambiano, alle priorità politiche che mutano e alle preoccupazioni per la sicurezza che emergono”. http://www.secoloditalia.it/2018/04/gli-attuali-venti-di-guerra-danno-fiato-allexport-di-armi-russo-e-americano/

Chi ha preso sul serio le dichiarazioni di Putin del primo marzo (capacità della Russia nei missili ipersonici) è il generale della US Air Force John E. Hyten, Comandante del Comando Strategico degli Stati Uniti. Durante una sua audizione alla Commissione delle Forze armate al Senato ha confermato che, se fosse vera la notizia, gli Stati Uniti non avrebbero capacità di risposta: “Noi non abbiamo alcuna difesa che potrebbe ostacolare l’uso di tale arma [missili ipersonici] contro di noi”. Quindi se la Russia o la Cina lanciassero contro gli Stati Uniti un attacco missilistico ipersonico, il Pentagono risponderà con una guerra nucleare. http://www.businessinsider.com/us-china-russia-hypersonic-weapons-2018-3?IR=T

Nel 2002 gli Stati Uniti si ritirarono dal trattato ABM pensando che ormai la Russia fosse finita come potenza nucleare e non immaginando che la sua protesta, in termini di risposta asimmetrica, fosse possibile. In seguito Putin avrebbe ripreso gli sviluppi sul volo ipersonico e nuovi sistemi d’arma che annullano di fatto il valore dello scudo di difesa missilistica. Scudo nei fatti inaffidabile costato enormi quantità di denaro (le prime valutazioni hanno stimato una spesa di 60 miliardi di dollari), e ancora si sta proponendo ad una ulteriore versione: “Gli Usa ripensano allo scudo missilistico orbitale” http://www.ilgiornale.it/news/mondo/usa-ripensano-scudo-missilistico-orbitale-1476880.html#/regionali/tempo-reale/1

Migliaia di miliardi dollari spesi per distruggere missili balistici russi superati dal nuovo missile termonucleare super-pesante RS-28 Sarmat (e già si pensa ad un budget 2019 di 686 miliardi di dollari per il Pentagono). Questo principale vettore del sistema ipersonico è capace di volare “dieci volte più velocemente del suono” attraverso l'atmosfera piuttosto che sorvolarla. Le possibilità di queste nuove armi sono rese possibili dallo sviluppo nello studio di nuovi materiali, microelettronica, comunicazioni e intelligenza artificiale. John E. Hyten ha continuato il suo intervento ammettendo che “I tentativi di contenere la Russia sono falliti, fatevene una ragione”. In uno studio dal titolo” In che modo l’intelligenza artificiale potrebbe influire sul rischio di una guerra nucleare?” https://www.rand.org/pubs/perspectives/PE296.html , la RAND Corporation si sostiene che “I progressi nell'intelligenza artificiale (AI) stanno consentendo capacità precedentemente irrealizzabili, potenzialmente destabilizzanti per i delicati equilibri che hanno prevenuto la guerra nucleare dal 1945”. Non è un caso che dopo l'intervento di Hyten, gli Stati Uniti non hanno il modo per contrastare i sistemi ipersonici, Lockheed Martin si sia aggiudicata un contratto da 928 milioni di dollari per sviluppare un'arma da lancio ipersonico tradizionale per l'aviazione americana. E' un missile Mach 5+ che sfrutta la tecnologia del dimostratore X-51A. Nel 2013 si era effettuato positivamente il quarto test sul progetto che inizialmente era stato condotto dalla Darpa e dall’Air Force Research Laboratory e sviluppato dalla Boeing (costo di 300 milioni di dollari).

E’ ormai assodato che le basi della superiorità degli USA, complesso militare-industriale, dollaro come moneta di scambio globale e tecnologia informatica, stiano subendo una erosione ad opera dell'asse Cina-Russia. Di fronte alla rapida crescita economica di sostanziali potenze militari come la Cina, o strettamente militari come la Russia, i pianificatori militari statunitensi, per mantenere il loro vantaggio militare, puntano a integrare Silicon Valley nella macchina da guerra. Contando di spendere oltre i 7,4 miliardi di dollari attuali in programmi di intelligenza artificiale, si concentrano nello sviluppare “sistemi di apprendimento autonomo, processi decisionali collaborativi uomo-macchina, operazioni umane assistite, operazioni avanzate con sistemi senza equipaggio e reti di armi autonome”. Tuttavia l'intelligenza artificiale non viene sfruttata solo per guidare i missili e selezionare le vittime, e anche se le grandi aziende high-tech sono restie a collaborare con il Pentagono, dietro le quinte, inviano enormi quantità di dati personali sensibili per essere convogliati verso le agenzie di intelligence. Nel 2015 il Pentagono aveva creato un veicolo di finanziamento pubblico-privato “Defense Innovation Unit Experimental” (DIUx) con sede in California e nel 2016 costituisce una entità chiamata Consiglio consultivo per l'innovazione in materia di difesa “Silicon Valley to the US military” https://www.theguardian.com/technology/2017/sep/03/silicon-valley-politics-lobbying-washington

Aziende come Lockheed Martin cominciano a collaborare con società che analizzano i dati per trasformali in informazioni. Analyctis SAS supporterà Lockheed Martin in alcuni programmi come l’F-35, per applicare servizi e prodotti di intelligenza artificiale lungo tutta la catena del valore: manutenzione predittiva, gestione delle prestazioni della flotta, intelligence diagnostica e ottimizzazione della catena di fornitura. https://www.sas.com/en_us/news/press-releases/2018/april/analytics-sas-viya-lockheed-martin.html La fiducia illimitata al tecnologismo estremo non significa vincere le guerre ma piuttosto aumentare stratosfericamente i costi delle missioni militari e dei sistemi d'arma. Solo il costo del pacchetto software Block 4 dell'F-35 (In totale l’intero codice sorgente sarà composto da dieci miliardi di righe), quello che dovrebbe consentire all'aereo di soddisfare, dopo anni di ritardo, le specifiche contrattuali, è quadruplicato. Per il Block 4 si è stimato un costo di 10,8 miliardi di dollari circa fino al 2024, di cui 7,2 a carico degli Stati Uniti e 3,8 a carico dei sei partner restanti (fra cui l'Italia). SparkCognition, azienda texana leader in soluzioni di intelligenza artificiale per applicazioni nei settori dell’energia, petrolio e gas, produzione, finanza, industria aerospaziale, difesa e sicurezza, riceve finanziamenti dalla Boeing tramite il gruppo di investimento Verizon Ventures. Ultimamente ha avuto l'incarico di lavorare sul progetto di una “unità subacquea robotizzata” per la raccolta dati fatta direttamente dai sottomarini robotizzati idonei al lancio di droni. “Esiste una corsa AGI [sottoinsieme dell’ intelligenza artificiale] tra Nazioni e società di tecnologia private?” https://analyticsindiamag.com/is-there-an-agi-race-between-nations-private-tech-companies/

Non esistono studi e non esistono comunità scientifiche che possano assicurare quali risposte gli algoritmi possono produrre in un ambiente di combattimento. Perché non si tratta solo di problemi legati alla sicurezza e affidabilità, o dell’aumento esponenziale di incidenti ed errori tragici, ma dell’uso che le nazioni fanno dell’intelligenza artificiale come arma per il potere globale. Da quando, dalla metà degli anni ’90, si è cominciato a parlare della crescente rilevanza strategica assunta dal dominio cibernetico nelle dinamiche della politica internazionale, si sono diffusi concetti come “superiorità informativa” o “dominio dell’informazione” http://www.iwar.org.uk/iwar/resources/info-dominance/issue-paper.htm In Francia la capacità di comprendere ed usare le informazioni in tutti i campi, da quello militare a quello economico e diplomatico, viene chiamata “guerra cognitiva”. Può essere condotta come completamento di un conflitto militare oppure da sola, senza collegamento con un impegno delle forze armate. “La guerre cognitive : A la recherche de la suprématie stratégique” https://www.ege.fr/download/4.guerre_cognitive.pdf

“Lo sviluppo tecnologico è destinato a mutare profondamente i rapporti di potere nella società globale”. Questa frase pronunciata durante il convegno “Big Data e Privacy. La nuova geografia dei poteri" http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/5912297 è un grido di allarme sui rischi che il capitalismo digitale e il nuovo business (le “sette sorelle oggi sono Google, Apple, Amazon, Yahoo, Facebook, Microsoft, Alibaba) pone alla società se non si apre un dibattito complessivo chiaro e democratico : sciami di droni, veicoli autonomi, riconoscimento facciale e piattaforme di sorveglianza automatizzate per sopprimere il dissenso o per operazioni di polizia predittiva, attacchi hacker automatizzati, sintesi vocali per imitazioni, informazioni ricavate dai social media, inquinamento di dati, sono alcuni esempi applicativi dell’intelligenza artificiale. Inquietanti sono e notizie che annunciano l’utilizzo dell’intelligenza artificiale come arma di polizia predittiva. Si tratta di un sistema che promette di capire se l'autore di diversi reati è la stessa persona, prevedere le mosse di un trasgressore, individuare il luogo e il tempo in cui i crimini possono verificarsi e quindi intervenire prima che questi accadano. Per fare tutto questo si utilizzerebbe il metodo di "deep learning", per cui l'intelligenza artificiale impara da sola ed è in grado di utilizzare i Big Data. Il Giappone prevede di usare un sistema nelle Olimpiadi di Tokio del 2020. https://www.japantimes.co.jp/news/2018/01/29/national/crime-legal/kanagawa-police-launch-ai-based-predictive-policing-system-olympics/#.WuGx8n--l1s Negli USA la polizia usa il software “PredPol” http://www.predpol.com/ che utilizza un algoritmo di apprendimento automatico per calcolare le sue previsioni. I set di dati degli eventi storici vengono utilizzati per addestrare l'algoritmo per ogni nuova città (idealmente da 2 a 5 anni ). Quindi aggiorna l'algoritmo ogni giorno con nuovi elementi appena ricevuti dal dipartimento. Queste informazioni provengono dal sistema di gestione dei record dell'agenzia. Il Washington Post ha dedicato un articolo a questa notizia intitolato “La polizia sta usando software per prevedere il crimine. È un "santo graal" o prevenuto contro le minoranze?” Ferguson, professore di giurisprudenza dell'Udc, ha affermato che la polizia predittiva solleva una serie di preoccupazioni e domande fondamentali. Ha messo in discussione come la polizia garantirà l'accuratezza dell’enorme quantità di dati su cui i sistemi si affidano. Un errore potrebbe gettare ingiustamente sospetti su un luogo o individuo. Palantir Technologies, società che lavora con il Dipartimento della Difesa americana, finanziata dalla Cia, ha usato segretamente un brevetto per tecnologie di previsione del rischio di criminalità. Palantir è stato utilizzato dal Pentagono in Afghanistan e in Iraq nel 2009 approfittando che in tempo di guerra è più facile Infischiarsi delle libertà civili. La sua piattaforma software commerciale, Metropolis, utilizza l'analisi predittiva per aiutare le aziende sui mercati visto che i consumatori ne sono diventati l’elemento forte, e per ottimizzare gli investimenti. https://www.theverge.com/2018/2/27/17054740/palantir-predictive-policing-tool-new-orleans-nopd

Anche la Cina usa i big data per compiere operazioni di polizia predittiva nella provincia dello Xinjang dove vive una minoranza etnica, gli uiguri, che ha un culto religioso musulmano sunnita e dove hanno attecchito movimenti separatisti già repressi dal governo. https://chinadigitaltimes.net/2018/03/xinjiangs-predictive-policing-chinas-digital-totalitarianism/ A questo punto è evidente una somiglianza fra occidente e oriente quando si tratta di controllare e punire comunità definite pericolose. http://www.sciencemag.org/news/2016/09/can-predictive-policing-prevent-crime-it-happens

Quando nel 2017 Donald Trump firma il memorandum sulle pratiche, politiche e leggi cinesi con particolare attenzione alle tematiche collegate a innovazione, tecnologia e proprietà intellettuale, si riferisce ai presunti furti di proprietà intellettuali . “Dobbiamo proteggere le proprietà intellettuali e il lavoro degli americani, i nostri lavoratori e le nostre innovazioni, le innovazioni del nostro magnifico paese. Washington non ha fatto nulla in questi anni contro la Cina e altri Stati che cercando di rubare le nostre proprietà" ha affermato preannunciando la politica dei dazi che si sarebbe avviata nel 2018. https://www.weforum.org/agenda/2018/04/here-are-5-facts-you-need-to-know-about-the-us-china-trade-dispute/ Come si può leggere nell’articolo, le società tecnologiche americane potrebbero beneficiarne anche se la Cina dovesse modificare le sue politiche in materia di proprietà intellettuale. Attualmente la Cina chiede alle aziende tecnologiche straniere di collegarsi con i partner nazionali e condividere con loro la loro proprietà intellettuale.

Sempre Donald Trump ha firmato un decreto per bloccare l’acquisizione di Qualcomm, leader nello sviluppo di tecnologia dei microchip per telefonini e della tecnologia 5G, da parte di Broadcom, gruppo con sede a Singapore, motivando il provvedimento con “preoccupazioni legate alla sicurezza nazionale”. La maxi fusione, Broadcom aveva offerto 117 miliardi di dollari, avrebbe sconvolto lo scenario in un settore chiave per la produzione di pc e smartphone. Il Committee on Foreign Investment US (CFIUS) aveva avvertito Trump che l’acquisizione avrebbe potuto mettere in pericolo la capacità dell'America di competere contro Huawei cinese, colosso competitor di valore assoluto in fatto di innovazioni su processori e tecnologie 5G. Il 5G è una partita fondamentale per il futuro degli Stati Uniti perché di mezzo ci sono enormi quantità di dati. La posta in gioco è appunto la corsa per la supremazia tecnologica perché tecnologia e innovazione determineranno chi dominerà l'economia digitale, cyber spazio e sistemi di difesa del XXI secolo. Da parte sua la Russia ha avvertito che è pronta ad un Internet alternativo nel caso l’Occidente decidesse di punirla scollegandola dalla rete. Già nel 2017 era entrata in vigore una legge per limitare l'uso dei servizi come Vpn (virtual private network, reti di telecomunicazioni private) e i "server proxy" che consentono di navigare in rete anonimamente. Ogni grande potenza sa che lo sviluppo della robotica e l’intelligenza artificiale sta cambiando il mondo e che lo strumento della cyber intelligence, che richiede un diverso equilibrio fra componente umana e tecnologica, ha un ruolo fondamentale nei processi di automazione e riorganizzazione della società. La Russia ha di fatto sue compagnie online di RuNet, il segmento russo della Rete, che, secondo la rivista Forbes “scelgono di seguire lo stesso percorso di Google e Facebook: acquistano attivamente progetti di nicchia e creano interi ecosistemi che coprono tutte le sfere della vita dei russi, dalla consegna di cibo a domicilio al servizio taxi” https://it.rbth.com/scienza-e-tech/80181-internet-quali-sono-i-maggiori Dal punto di vista strettamente militare, la Russia ha lanciato il progetto “Segmento chiuso di distribuzione dei dati”, una struttura simile a quella del World Wide Web in cui l’accesso alla rete internet militare può essere effettuato esclusivamente da computer autorizzati che utilizzano un sistema operativo sviluppato dalle Forze armate russe. https://www.rt.com/politics/363270-russian-military-launch-own-closed/

Nell’articolo “Robot, AI e 5G: la guerra dei dazi Usa-Cina è per la supremazia tecnologica” si scrive che “a spaventare Trump è soprattutto il piano di coordinamento industriale su robot e intelligenza artificiale. Si tratta del programma “Made in China 2025” con cui Pechino mira a raggiungere in 7 anni il 70% dell’autosufficienza in settori strategici che vanno dall’aerospazio alle telecomunicazioni, passando per la robotica e i veicoli elettrici. Al centro della strategia vi è una serie di acquisizioni strategiche in Occidente tali da consentire alle proprie aziende di costruire un dominio mondiale in questi comparti. “https://www.corrierecomunicazioni.it/digital-economy/robot-ai-e-5g-la-guerra-dei-dazi-usa-cina-e-per-la-supremazia-tecnologica/

In una intervista alla rivista Wired, https://www.wired.com/story/emmanuel-macron-talks-to-wired-about-frances-ai-strategy/ il presidente francese Emmanuel Macron ha illustrato il piano per l’intelligenza artificiale che fa leva sul rapporto del deputato e matematico Cédric Villani. https://www.aiforhumanity.fr/pdfs/MissionVillani_Report_ENG-VF.pdf

L’intervista punta a capire come Macron intenda risolvere i problemi etici e democratici che l’uso dell’intelligenza artificiale ha posto nei casi più eclatanti come Facebook-Cambridge Analytica (vedere l’ottimo articolo “L’anima militare di Cambridge Analytica” https://ilmanifesto.it/lanima-militare-di-cambridge-analytica/ ) o l’app per il trasporto Uber. Secondo Macron se non si vuole bloccare l'innovazione bisogna inquadrarla in base ai confini etici e filosofici, garantire che tutti gli algoritmi sviluppati dal governo siano aperti, e incentivando anche i privati a farlo. Se c'è una cosa che l'intelligenza artificiale non potrebbe mai sostituire è la qualità e la responsabilità del decisore politico. Da questo punto di vista liquida ambiguamente il discorso democratico come ha fatto con gli scioperi in Francia (uso della repressione contro studenti e lavoratori) o con la negazione al libero accesso agli immigrati. “Penso che intelligenza artificiale abbia a che fare con la cooperazione e la competizione. Ma penso che si dovrà ripensare a una sorta di sovranità”. Macron è per una difesa dell’ordine liberale non globale cioè a livello nazionale (modello classico Stato-Nazione) o europeo. Se si legge il testo sul “sansimonismo di Macron” http://www.regards.fr/IMG/pdf/le_saint-simonetmacron.pdf si capisce come la sua base culturale sia un miscuglio fra positivismo, redistribuzione e giustizia sociale in chiave tecnocratica e meritocratica. Propone una via europea all’intelligenza artificiale alternativa alla Cina (controllo tecnologico totalitario) e agli Stati Uniti (liberismo nel mercato privato, monopolio Facebook, Google, protezione della privacy, pagamento delle tasse in Europa). Per la Francia ha deciso un finanziamento di un miliardo e mezzo di euro da qui al 2022. http://www.liberation.fr/futurs/2018/03/30/intelligence-artificielle-la-france-veut-attirer-les-chercheurs-et-les-investisseurs_1639927

Il presidente francese ha condiviso l’idea della creazione di una DARPA (agenzia del Dipartimento della Difesa statunitense responsabile dello sviluppo di tecnologie emergenti ad uso militare) europea, così come è stata pensata da un gruppo di intellettuali e scienziati riuniti sotto la sigla Jedi (Joint european disruption initiative) https://www.euractiv.com/section/economy-jobs/news/return-of-the-jedi-european-disruptive-technology-initiative-ready-to-launch/ Secondo André Loesekrug-Petri, la mente del progetto, l’Europa è incapace di trattenere i propri talenti e, “senza un cambio di ritmo, l’Europa diverrà irrilevante nelle tecnologie che plasmeranno il futuro”. L’idea è riconquistare il ripristino della nostra indipendenza strategica ed economica, Francia e Germania sarebbero già d’accordo, e l’obiettivo è arrivare a un finanziamento di un miliardo l’anno per progetti come Intelligenza artificiale, sicurezza informatica, componenti, potenza di calcolo, stoccaggio di energia e nanotecnologie.

Per conto suo l’Europa non ha dato indicazioni sulla costruzione di una DARPA europea. Il 10 aprile 25 paesi europei hanno firmato una dichiarazione di cooperazione sull’ intelligenza artificiale. Considerando che un numero degli Stati membri aveva già annunciato iniziative nazionali sull'intelligenza artificiale, con questa firma hanno deciso di unire le forze per impegnarsi in un approccio europeo https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/news/eu-member-states-sign-cooperate-artificial-intelligence Progetti già finanziati riguardano la salute, l’industria (Aeroarmas: AErial RObotics System integrating multiple ARMS and advanced manipulation capabilities for inspection and maintenance) e la cultura. L’Italia ha stilato un Libro bianco “L’Intelligenza Artificiale a servizio del cittadino” e finanziato con 5 milioni alcuni progetti pilota http://www.agid.gov.it/tags/intelligenza-artificiale

Il 25 Aprile la Commissione Ue ha presentato un documento strategico sull’intelligenza artificiale (Ai): Intelligenza Artificiale: l'Europa intende stimolare gli investimenti e definire orientamenti etici http://europa.eu/rapid/press-release_IP-18-3362_it.htm Chiede un investimento di 20 miliardi di euro sull’intelligenza artificiale entro il 2020, inoltre prevede che “tale investimento mobiliterà altri 2,5 miliardi di euro di finanziamenti dei partenariati pubblico-privato esistenti, ad esempio in materia di big data e robotica”. Tale iniziativa deve essere inserita in un contesto etico basato “sulla Carta dei diritti fondamentali dell'UE, tenendo presenti principi come la protezione dei dati e la trasparenza e sulla base del lavoro del Gruppo europeo per l'etica delle scienze e delle nuove tecnologie” http://ec.europa.eu/research/ege/pdf/ege_ai_statement_2018.pdf

Inoltre ha varato un documento sugli “orientamenti volti a facilitare l'applicazione diretta nell'UE delle nuove norme in materia di protezione dei dati a partire dal 25 maggio” http://europa.eu/rapid/press-release_IP-18-386_it.htm e sta preparando una stretta sulle fake-news e sugli algoritmi che le alimentano. http://parlamentonews.it/stretta-ue-sulle-fake-news-aiuti-ai-media-di-qualita/

Il 22 aprile migliaia di persone fra scienziati, ricercatori e semplici cittadini, hanno manifestato negli Stati Uniti e in tutto il mondo preoccupati dai continui attacchi verso il ruolo della scienza nella nostra società, e dalle scelte del nuovo governo statunitense in materia ambientale e scientifica. https://www.marchforscience.com/ L’idea della marcia della scienza parte dagli USA per protestare contro il crescente negazionismo climatico, contro le conseguenti politiche energetiche ad alto impatto ambientale, i consistenti tagli alle politiche ambientali e in particolare al Climate Action Plan. La marcia nasce anche contro i tagli all’istruzione, alla ricerca e all’incremento delle spese militari. Sulla rivista Nature è stato pubblicato un articolo in cui si denuncia che anche se gli Stati Uniti continuano ad essere leader mondiali nel campo della scienza e della tecnologia, la Cina ha varato un programma nazionale per lo sviluppo della scienza e della tecnologia per trasformare la Repubblica popolare in un importante centro d’innovazione entro il 2020 https://www.nature.com/articles/d41586-018-00927-4 E’ importante sottolineare che la marcia voglia far risaltare l’importanza di ritrovare il ruolo democratico della ricerca scientifica, sia nelle sue finalità, sia nelle modalità di divulgazione, per renderla patrimonio collettivo a beneficio della comunità, e non al servizio degli interessi di pochi. Nella classifica 2018 dei paesi che spendono di più in ricerca e sviluppo troviamo al primo posto gli USA, poi a seguire Cina, Giappone, Germania, Sud Corea, India, Francia, Russia, Gran Bretagna e Brasile. https://www.statista.com/statistics/732247/worldwide-research-and-development-gross-expenditure-top-countries/

L’anno scorso presso il Future of Humanity Institute dell’Università di Oxford, si è tenuto un seminario sull’uso improprio delle tecnologie emergenti nell’apprendimento automatico e nell’intelligenza artificiale. Si sono considerati i rischi come quelli dell’hacking automatico, propaganda mirata, sistemi d’arma autonomi o semi-autonomi, e le sfide politiche poste dalla proprietà e dalla regolamentazione dei sistemi avanzati di intelligenza artificiale. Sostanzialmente si sono individuate tre aree: sicurezza digitale (uso della sintesi vocale per la rappresentazione, ecc.), sicurezza fisica (ad esempio sciame di micro-droni), sicurezza politica (dalla sorveglianza alla persuasione e inganno, analisi dei comportamenti, stati d’animo e convinzioni umane sulla base dei dati disponibili). Anche se può sembrare del tutto negativo il giudizio circa l’uso della IA, gli autori del seminario che hanno raccolto i risultati nel testo “The report was written by 26 authors from 14 institutions, spanning academia, civil society, and industry” “The Malicious Use of Artificial Intelligence: Forecasting, Prevention, and Mitigation” https://img1.wsimg.com/blobby/go/3d82daa4-97fe-4096-9c6b-376b92c619de/downloads/1c6q2kc4v_50335.pdf , concludono che “sebbene i rischi specifici dell’uso dannoso in tutti i domini digitali, fisici e politici siano una miriade, crediamo che la comprensione dei punti in comune in questo panorama, compreso il ruolo della IA nel consentire attacchi su vasta scala, sia utile per illuminare il futuro del mondo informando meglio sulla prevenzione e mitigazione”. Tant’è che l’Istituto avvierà un partenariato sull'intelligenza artificiale, un'organizzazione no-profit fondata da Amazon, Apple, Google/DeepMind, Facebook, IBM e Microsoft, con l'obiettivo di formulare consigli per lo sviluppo di una IA socialmente utile. E’ il solito dilemma che pongono le tecnologie dual-use.

L’acronimo GAFA (che sta per Google-Apple-Facebook-Amazon) avrebbe dovuto rappresentare il trionfo di una economia etichettata con varie espressioni come “economia della condivisione”, “economia della collaborazione” piuttosto che “economia della “partecipazione”. Questa nuova forma di capitalismo, chiamato digitale, è basato sull’estrazione e sull’utilizzo di una nuova materia prima: i dati. Le piattaforme digitali ne costituiscono l’infrastruttura di riferimento in quanto abilitano modelli di business basati sulla merce utente/consumatore/lavoratore. “I dati sono il nuovo petrolio” ha detto Nello Cristianini, scienziato italiano e professore di Intelligenza artificiale all’Università di Bristol, e gli algoritmi hanno moltissimi campi di applicazione. Si è sempre pensato che queste nuove “sette sorelle” fossero estranee ad una fattiva collaborazione con la sfera militare e, in generale, in quanto società particolarmente avanzate sui problemi della tecnologia basata sull’intelligenza artificiale applicata, poco considerate come produttrici di minacce distruttive.

In realtà il caso di Amazon ci dice che la collaborazione con la CIA (Agenzia d'Informazioni Centrale USA) e altre 17 agenzie che compongono l’intelligence nazionale, risale almeno al 2014. Per 600 milioni di dollari ha fornito un sistema di cloud per raccogliere, analizzare e diffondere informazioni provenienti da sensori, satelliti e dispositivi di sorveglianza in maniera riservata e sicura. Amazon da parte sua ha rassicurato le agenzie che sarà difficile un nuovo caso Edward Snowden, ex tecnico della CIA e prima collaboratore della Booz Allen Hamilton (azienda di tecnologia informatica consulente della NSA, la National Security Agency), mentre per la CIA affidarsi ad una società commerciale significa una spesa inferiore per assicurarsi un servizio tecnicamente migliore. https://www.govexec.com/magazine/features/2014/07/daring-deal/88207/ E’ di pochi mesi fa la notizia che Amazon starebbe per chiudere con il Dipartimento della Difesa statunitense un contratto da 10 miliardi di dollari, relativo alla fornitura di servizi di cloud computing di Aws per un periodo di dieci anni. All'inizio di aprile il Pentagono ha rilasciato i requisiti per il progetto “Joint Enterprise Defense Infrastructure” che stabilisce che le aziende concorrenti devono essere certificate per ospitare i dati a livelli di classificazione segreti e top secret entro nove mesi dall'aggiudicazione. Amazon è la favorita, tuttavia aziende come Oracle Corp. e Microsoft Corp. si sono ribellate in quanto questa scelta costituirebbe un rischio per la sicurezza nazionale in quando affiderebbe ad un unico fornitore servizi cloud. http://www.nextgov.com/emerging-tech/2018/03/amazon-lone-frontrunner-10-billion-pentagon-cloud-contract/147035/

Nel documento “The Use of Web 2.0 in the Department of Defense” del 2009 http://www.au.af.mil/au/awc/awcgate/dod/use-of-web20-in-dod.pdf il Dod scrive che sia il suo personale interno sia i militari delle diverse Forze Armate utilizzano attivamente, per vari scopi, le piattaforme di Facebook, Google, Twitter, YouTube, ecc. Sebbene siano anni che Google collabora con il Pentagono https://www.cnet.com/news/defense-department-opens-contracts-for-apple-google/ , tremila dipendenti di Google hanno sottoscritto una lettera di protesta per la nuova collaborazione sul progetto Maven https://static01.nyt.com/files/2018/technology/googleletter.pdf Il dissenso nasce perché con Maven si entra in una dimensione diversa, ossia direttamente nel campo dell’intelligenza artificiale applicata al potenziamento dei robot, qualcosa che si applica non appena il robot è operativo. Con Maven si concretizza la sostituzione dell’essere umano da parte dei robot. Un robot non si pone domande nella sua funzione di killer. In un rapporto del GAO https://www.rt.com/usa/us-drone-pilots-exhausted-demoralized-512/ si descrive la crisi dei piloti dei droni: esaurimento psicologico, sensazione di isolamento per un atto di guerra compiuto in un ambiente pacifico, angoscia nella determinazione degli obiettivi, legittimazione dell’atto. Un esasperato uso della tecnologia porta alla crisi del militare perché spinge ad una sua completa disumanizzazione. Con i robot che possono decidere di eseguire senza esitazioni il tracciamento, l’identificazione e la decisione di uccidere un obiettivo, si eliminano questi problemi. Non a caso nel 2013 è stata lanciata Londra la campagna STOP KILLER ROBOTS per chiedere il divieto della produzione e l'uso di armi completamente autonome https://www.stopkillerrobots.org La missione del progetto Maven, ossia “Establishment of an Algorithmic Warfare Cross-Functional Team” (Project Maven), è quello di accelerare l'integrazione di big data del DoD e l'apprendimento automatico, analizzare l'enorme volume di dati disponibili in una intelligence utilizzabile velocemente. https://www.govexec.com/media/gbc/docs/pdfs_edit/establishment_of_the_awcft_project_maven.pdf Sebbene Google si difenda affermando che la sua tecnologia è compatibile con i diritti umani e progettata per salvare vite umane https://www.cnbc.com/2018/04/05/google-employees-protest-pentagon-partnership-to-ceo-sundar-pichai.html , è evidente che il progetto vuole introdurre l’intelligenza artificiale nelle zone di conflitto attivo. Al progetto aderiranno anche altre aziende come Palantir, Raytheon, General Dynamics, Microsoft e Amazon. Questa vicenda è una conferma che quando si inizia a lavorare con i militari non si ha più alcun controllo sull’uso del prodotto.

Esperti di intelligenza artificiale, 50 importanti accademici provenienti da circa 30 Paesi, hanno annunciato che boicotteranno l’Istituto Superiore di Scienza e Tecnologia della Corea del Sud (KAIST) perché ha realizzato un centro di ricerca (Centro di ricerca per la convergenza della difesa nazionale e dell’intelligenza artificiale) per progettare missili, sottomarini e droni basati sull’intelligenza artificiale. Nella lettera al presidente dell’Istituto https://www.cse.unsw.edu.au/~tw/ciair//kaist.htm si legge che “Come ricercatori e ingegneri che lavorano sull’ intelligenza artificiale e robotica, siamo molto preoccupati per l'apertura di un "Centro di ricerca per la convergenza della difesa nazionale e dell'intelligenza artificiale" presso KAIST in collaborazione con Hanwha Systems, la principale società di armamenti della Corea del Sud. È stato riferito che gli obiettivi di questo Centro sono "sviluppare tecnologie di intelligenza artificiale (AI) da applicare alle armi militari, unendosi alla competizione globale per sviluppare armi autonome”. La lettera continua “Mentre l’Onu discute su come limitare la minaccia per la sicurezza nazionale proveniente dalle armi a controllo autonomo, è deplorevole che un’istituzione prestigiosa come il Kaist punti ad accelerare la corsa a sviluppare tali armi”. I firmatari della lettera scrivono che le armi basate sull'intelligenza artificiale porterebbero ad una "terza rivoluzione" nella guerra moderna che sarà difficile da fermare. “Permetteranno di combattere la guerra più velocemente e con una scala più grande che mai. Hanno il potenziale per essere armi del terrore: despoti e terroristi potrebbero usarle contro popolazioni innocenti, eliminando qualsiasi restrizione etica. Questa scatola di Pandora sarà difficile da chiudere se verrà aperta". Il presidente dell'Istituto Sung-chul Shin ha risposto alla lettera dicendo che la scuola "non ha alcuna intenzione di impegnarsi nello sviluppo di sistemi letali di armi autonome e di robot assassini”.

Il boicottaggio è stato organizzato dal professor Toby Walsh dell'Università del New South Wales, che ha avvertito in una dichiarazione alla stampa, che la corsa per costruire armi autonome è già iniziata. "Oggi possiamo vedere prototipi di armi autonome in via di sviluppo da parte di molte nazioni, tra cui Stati Uniti, Cina, Russia e Regno Unito", ha affermato Walsh. "Siamo dentro una corsa agli armamenti che nessuno vuole vedere accadere. Le azioni di KAIST accelereranno solo questa corsa agli armamenti. Non possiamo tollerarlo” La partnership di KAIST con Hanwha riunisce due delle principali organizzazioni mondiali di robotica e i militari. KAIST è un'università di ricerca di livello mondiale nota per il lavoro come il robot trasformatore DRC-HUBO, vincitore della sfida robotica DARPA 2015. Hanwha è coinvolta nello sviluppo di armi autonome come la pistola sentinella SGR-A1 che è stata dispiegata al confine tra Nord e Sud Corea. La società costruisce anche munizioni a grappolo vietate dal trattato internazionale (ma molte nazioni si astengono da questo divieto tra cui la Corea del Sud, Stati Uniti, Russia e Cina). https://spectrum.ieee.org/automaton/robotics/humanoids/how-kaist-drc-hubo-won-darpa-robotics-challenge

Paul Scharre, Senior Fellow and Director of the Technology and National Security Program at the Center for a New American Security https://www.cnas.org/research/technology-and-national-security , nel libro “Army of None: Autonomous Weapons and the Future of War” (letteralmente Esercito di Nessuno: armi autonome e il futuro della guerra) esplora la complessità delle interazioni uomo-macchina distinguendo fra sistemi che si basano ancora parzialmente sugli esseri umani da quelli che sono completamente autonomi. Scharre in una intervista al The Verge pone alcune domande a proposito del dibattito aperto a livello internazionale: “Quale ruolo vogliamo avere come esseri umani in guerra? E perché? Quali decisioni richiedono un giudizio unicamente umano? Non so le risposte, ma queste sono le domande giuste da porre. https://www.theverge.com/2018/4/24/17274372/ai-warfare-autonomous-weapons-paul-scharre-interview-army-of-none

Forse il video “Slaughterbot “ https://www.youtube.com/watch?v=9CO6M2HsoIA&t= , ideato da Stuart Russell, esperto di robotica e intelligenza artificiale all’Università della California a Berkeley, è già una risposta. “Slaughterbots: un video contro i droni da carneficina” http://www.lescienze.it/news/2018/01/13/news/slaughterbot_drone_robot-3814405/

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