Hampshire (Inghilterra) dal 20 al 24 luglio

Una fiera d'armi travestita da spettacolo aereo

A Farnborough espongono Elbit, Rafael e il Ministero della Difesa italiano. Londra vieta solo russi e iraniani.
Francesco Iannuzzelli15 luglio 2026

Il Farnborough International Airshow si presenta al pubblico come una vetrina tecnologica e una festa di famiglia, con giornate aperte, aerei in volo e attività per bambini. La sostanza è un'altra. La manifestazione è organizzata da Farnborough International Ltd, società controllata da ADS, la federazione britannica che rappresenta le imprese dell'aerospazio, della difesa, della sicurezza e dello spazio, cioè la lobby dell'industria aerospaziale e militare. Come sottolinea Campaign Against Arms Trade, l'unità del governo britannico che promuove l'export militare, UK Defence & Security Exports, gioca un ruolo centrale nell'organizzazione della fiera, a partire dall'invito alle delegazioni ufficiali straniere, accompagnate poi negli incontri riservati con le aziende.

Per il 2026 gli organizzatori parlano di edizione record. Gli stand sono andati esauriti e la domanda in eccesso ha richiesto un sesto padiglione. Il dato più significativo è però un altro, dichiarato dallo stesso amministratore delegato Gareth Rogers: il rapporto tra aviazione civile e difesa, storicamente attorno al 60-40, scende quest'anno vicino al 50-50, perché in una fase di tensioni geopolitiche le aziende militari hanno capito quanto valga questa vetrina. 

Secondo CAAT alla fiera saranno presenti oltre mille aziende del settore armamenti, e nel 2024 furono annunciati accordi commerciali per oltre 105 miliardi di dollari. Alle edizioni precedenti sono state regolarmente invitate delegazioni di Arabia Saudita, Emirati, Egitto, Turchia e Bahrein.

Il doppio standard sulle esclusioni

Le fiere d'armi europee degli ultimi due anni si sono trasformate in un terreno di scontro politico, soprattutto in Francia. A Eurosatory 2024, la fiera dei sistemi terrestri, il ministero della Difesa francese ordinò il divieto di partecipazione delle aziende israeliane, ma un tribunale commerciale di Parigi annullò la misura pochi giorni prima dell'apertura, giudicandola discriminatoria. L'anno dopo, al Paris Air Show di Le Bourget 2025, le autorità francesi fecero erigere durante la notte pareti nere attorno agli stand di quattro produttori israeliani, tra cui Elbit, Rafael e IAI, per l'esposizione di "armi offensive": immagini che hanno fatto il giro del mondo. A Eurosatory 2026, a giugno scorso, Parigi ha vietato la partecipazione ufficiale del governo israeliano e l'apertura di un padiglione nazionale, limitando le aziende israeliane ai soli prodotti di difesa aerea ed escludendo i sistemi offensivi. Elbit e Rafael hanno comunque confermato la presenza.

Anche il Regno Unito ha usato un criterio simile, ma solo verso rappresentanze ufficiali di Israele. A DSEI Londra 2025, a fine agosto, il governo ha annunciato che non avrebbe invitato la delegazione governativa israeliana, motivando la scelta con l'escalation militare a Gaza. Alla fiera, a settembre, hanno comunque esposto decine di aziende israeliane, tra cui Elbit, Rafael e IAI.

A Farnborough 2026 le uniche esclusioni annunciate riguardano le aziende russe e iraniane. Sulle aziende israeliane non risulta alcuna limitazione pubblica. È una asimmetria frequente: il criterio non è il diritto internazionale, ma l'appartenenza a un blocco geopolitico.

Secondo la lista ufficiale degli espositori pubblicata dalla fiera, nella versione raccolta il 24 giugno 2026 dalla banca dati aperta di CAAT e che conta oltre 1000 nomi, a Farnborough espongono sei aziende israeliane: Elbit Systems, la principale azienda militare del Paese, Israel Aerospace Industries, Rafael Advanced Defense Systems, Ashot Ashkelon Industries, controllata di Elbit, Bird Aerosystems e Aeromaoz. Non compare invece alcun padiglione nazionale israeliano né la direzione per la cooperazione internazionale del ministero della Difesa di Israele. Lo schema, quindi, è lo stesso di DSEI 2025: fuori lo Stato, dentro le aziende.

Sono le aziende che CAAT descrive così: i droni Hermes di Elbit, che l'azienda stessa presenta come la spina dorsale della flotta israeliana di velivoli senza pilota; i missili guidati Spike di Rafael, impiegati dall'esercito israeliano a Gaza; la famiglia di droni Heron di IAI. Accanto a loro i grandi gruppi occidentali: Lockheed Martin, produttore dell'F-35 nella versione israeliana F-35I Adir, BAE Systems, che realizza una quota rilevante di ogni F-35, Boeing, RTX, L3Harris, Northrop Grumman, General Dynamics e Leonardo.

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Lockheed Martin (Stati Uniti) Costruisce l'F-35. La versione israeliana F-35I Adir è stata impiegata in modo estensivo nella guerra a Gaza; l'F-35 è stato usato anche in attacchi in Yemen, Siria e Iran. Produce inoltre l'F-16, usato da Israele a Gaza, dall'Arabia Saudita in Yemen e dagli Stati Uniti su più fronti.

BAE Systems (Regno Unito) Realizza il 15 per cento di ogni F-35, integrando componenti di altri fornitori. Il suo caccia Typhoon è stato impiegato per tutta la durata della guerra in Yemen, un conflitto che secondo le stime ha causato oltre 377.000 morti, anche per la distruzione deliberata di infrastrutture sanitarie, idriche e alimentari.

Leonardo (Italia) Produce a Edimburgo il sistema di puntamento laser dell'F-35. Insieme a BAE Systems fabbrica il Typhoon usato dai sauditi nei bombardamenti sullo Yemen. Ha otto siti operativi nel Regno Unito, i maggiori a Yeovil, Edimburgo e Luton.

Boeing (Stati Uniti) Produce l'F-15 e gli elicotteri Chinook e Apache. Tra il 2021 e il 2023 è stata la principale fornitrice di missili e munizioni a Israele. Una versione dell'F-15, l'Eagle, è stata usata da Israele per bombardare Gaza.

Elbit Systems (Israele) La maggiore azienda militare israeliana. I suoi droni Hermes hanno sorvegliato e colpito i palestinesi per oltre quindici anni; l'azienda stessa li descrive come la "spina dorsale" della flotta israeliana di velivoli senza pilota.

Rafael Advanced Defense Systems (Israele) Il maggiore produttore israeliano di missili. L'esercito israeliano ha usato i missili guidati Spike per colpire persone all'interno di edifici a Gaza. Gli Spike sono stati collegati a un attacco dell'aprile 2024 contro operatori umanitari nella Striscia.

Israel Aerospace Industries (Israele) Produce i droni della famiglia Heron, usati soprattutto per sorveglianza e ricognizione, e droni d'attacco come Tactical Heron, BirdEye 650D, WanderB-VTOL e ThunderB-VTOL. Tutti impiegati nell'occupazione dei territori palestinesi.

RTX, già Raytheon (Stati Uniti) Fornitore rilevante di missili all'esercito israeliano. Le bombe GBU-28, i missili Sidewinder e le Paveway attribuite all'azienda sono state segnalate da media israeliani e internazionali come impiegate a Gaza. Fornisce inoltre sistemi e manutenzione per i caccia F-15, F-16 e F-35, verosimilmente anche quelli dell'aeronautica israeliana.

L3Harris (Stati Uniti) Realizza il meccanismo di sgancio delle bombe dell'F-35I Adir usato nella guerra a Gaza, oltre ad altra componentistica per l'F-35. Produce anche velivoli da sorveglianza e i visori notturni "Pano" usati dagli Stati Uniti e dai loro alleati nei raid notturni in Afghanistan e Iraq, operazioni a cui sono stati associati crimini di guerra e uccisioni di civili disarmati.


Questa scheda riprende, tradotta e sintetizzata, la documentazione pubblicata da Campaign Against Arms Trade 

Il conto lo tiene una banca

Lo sponsor "strategico" principale della fiera è Barclays. Secondo CAAT, la banca britannica è stata in passato investitrice in Elbit Systems, è operatore primario sui titoli di Stato israeliani, cioè partecipa direttamente alle aste con cui Israele colloca il proprio debito pubblico, e finanzia con oltre 6 miliardi di sterline in prestiti aziende coinvolte nella fornitura di armi a Israele. Sono cifre della campagna di CAAT contro Barclays.

È il triangolo che in Italia conosciamo bene con il nome di banche armate: la fiera espone, l'azienda vende, la banca finanzia e incassa. Non è un caso che il disegno di legge di modifica della 185/90 punti proprio a cancellare la parte della Relazione al Parlamento dedicata alle banche. Il testo, già approvato dal Senato (Atto Senato n. 855) e passato alla Camera come A.C. 1730, abroga il comma 4 dell'articolo 27 della legge, che imponeva alla Relazione annuale un capitolo sull'attività degli istituti di credito operanti in Italia nell'import-export di armamenti, ricostruito sui dati del Ministero dell'economia. È esattamente l'informazione che per un quarto di secolo ha permesso alla campagna Banche Armate di sapere quali istituti finanziano il commercio di armi.

Il "Sistema Italia" alla fiera, con i soldi pubblici

La presenza italiana non è un dettaglio, ed è istituzionale prima ancora che industriale: "A.I.A.D. and MoD Italy". Ovvero la federazione delle aziende italiane per l'aerospazio, la difesa e la sicurezza espone insieme al Ministero della Difesa italiano. Accanto ci sono l'Italian Pavilion in Hall 1, l'Agenzia ICE, l'Agenzia Spaziale Italiana e il CIRA, il centro italiano di ricerche aerospaziali.

Presenti anche le Regioni. Espongono il Lombardia Aerospace Cluster, la Regione Lazio tramite Lazio Innova, Sviluppumbria con l'Umbria Aerospace Cluster, il distretto aerospaziale della Campania, Ceipiemonte e la piattaforma aerospaziale dell'Emilia-Romagna. Attorno, una trentina di piccole e medie imprese.

La Regione Lazio, tramite Lazio Innova, ha selezionato 20 tra startup e PMI per uno stand di 88 metri quadrati nel Padiglione Italia. La partecipazione, si legge nell'avviso pubblico, è sostenuta con i fondi del Programma Regionale FESR 2021-2027, cioè risorse della politica di coesione europea.

Il Lombardia Aerospace Cluster porta 24 imprese, in larga parte piccole e medie, con uno stand istituzionale nella stessa area e un contributo finanziato da un programma regionale. Il cluster rappresenta una filiera che dichiara oltre 200 aziende, circa 21.800 addetti e 2,9 miliardi di euro di export. Allo stand è attesa la visita del ministro della Difesa Guido Crosetto, insieme a una delegazione della Regione Lombardia.

Denaro pubblico, in parte di origine europea e destinato per statuto alla coesione e allo sviluppo territoriale, finanzia così la trasferta di decine di imprese, e insieme a loro la presenza istituzionale del Ministero della Difesa, a una fiera organizzata dalla lobby dell'aerospazio e della difesa, dove la componente militare vale ormai metà degli espositori. Buona parte di queste imprese italiane non produce armi: fornisce componenti aeronautici civili o utilizzabili sia in ambito civile sia militare.

Il problema è la contiguità, non l'equivalenza. In questa filiera il confine tra civile e militare non è una linea netta, ed è tenuto sfumato di proposito: la stessa PMI che oggi fornisce un pezzo per un velivolo civile può fornirne uno per una piattaforma militare, e una fiera come questa esiste anche per rendere possibile quel passaggio. Chiamare "aerospazio" l'intero insieme è una scelta narrativa su cui vale la pena soffermarsi, soprattutto quando a pagare il biglietto è un fondo pubblico nato per tutt'altro scopo.

E tra gli espositori italiani, occorre ovviamente citare Leonardo SpA, con MBDA, il consorzio missilistico di cui Leonardo detiene il 25 per cento, insieme ad Avio Aero, Magnaghi Aerospace, Mecaer e Umbria Aerospace Systems. Leonardo è anche l'azienda che, secondo la Relazione annuale al Parlamento prevista dalla legge 185/90, ha concentrato nel 2025 il 54 per cento delle autorizzazioni italiane all'export di armamenti, in forte crescita rispetto al 27,7 per cento dell'anno precedente. Nello stesso anno il valore complessivo delle autorizzazioni ha raggiunto 11,1 miliardi di euro, di cui 9,16 miliardi per l'export, il 19 per cento in più sul 2024.

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Per quanto riguarda il commercio con Israele, la relazione annuale al Parlamento del marzo 2025 conferma che Israele non compare tra i dati del 2024 perché l'UAMA, l'unità del ministero degli Esteri competente per le licenze, non ha concesso nuove autorizzazioni ai sensi della legge 185/90, viste le caratteristiche dell'intervento israeliano su Gaza. Sulle licenze pregresse gli interventi pubblici sono stati minimi. La posizione ufficiale, messa a verbale in Commissione Esteri nel febbraio 2025, è che le autorizzazioni rilasciate prima del 7 ottobre 2023 non sono state né sospese né revocate, perché i materiali non sarebbero impiegabili contro la popolazione civile. L'unica eccezione resa nota riguarda una singola licenza, sospesa e poi revocata in via cautelativa.

La sospensione, in ogni caso, non ha fermato le spedizioni coperte da licenze rilasciate prima: nel 2025 risultano movimentati verso Israele oltre 22 milioni di euro di materiali militari italiani, tra forniture dirette e riesportazioni. Nello stesso anno il 4,3 per cento delle importazioni italiane di armamenti, circa 85 milioni di euro, è arrivato da Israele. L'interscambio militare tra i due Paesi, in altre parole, non si è interrotto. Eppure gli strumenti per farlo esistono già. La stessa legge 185/90 prevede esplicitamente che le autorizzazioni già rilasciate debbano essere sospese quando vengono meno le condizioni che le avevano rese possibili, a cominciare dal divieto di esportare verso Paesi responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali sui diritti umani. E il 26 gennaio 2024, nel caso Sudafrica contro Israele, la Corte internazionale di giustizia ha riconosciuto un rischio reale e imminente di violazione della Convenzione sul genocidio, disponendo misure provvisorie che, pur non essendo una condanna, generano obblighi anche per gli Stati terzi firmatari, l'Italia compresa. La distanza tra questi strumenti e il loro mancato uso è il vero punto irrisolto.

Restano sul tavolo i dossier aperti: gli aerei da addestramento M-346 forniti all'aeronautica israeliana, il ricorso depositato il 29 settembre 2025 al Tribunale civile di Roma per chiedere la nullità dei contratti tra Leonardo e lo Stato di Israele, i container fermati nei porti di Gioia Tauro e Cagliari sui quali le organizzazioni della campagna BDS hanno chiesto sequestro e ispezioni. E resta il disegno di legge di modifica della 185/90, già approvato al Senato, che ridurrebbe le informazioni trasmesse al Parlamento, a cominciare dalla sezione sui flussi finanziari delle banche.

I "pionieri di domani"

La giornata conclusiva, il 24 luglio, si chiama Pioneers of Tomorrow ed è dedicata agli studenti: ingresso gratuito per gli under 21, career fair, bacheca digitale di apprendistati e posizioni entry level. Le imprese che vi partecipano vengono ribattezzate "Champions of Tomorrow".

La normalizzazione dell'industria bellica passa dal lessico e dalle scuole prima ancora che dai contratti. Le famiglie di Farnborough lo sanno bene: alcuni istituti chiudono in anticipo per l'evento, e i comitati locali contestano da anni l'idea che un adolescente possa scegliere questo settore senza che nessuno gli abbia spiegato cosa produce.

Chi c'è, in dettaglio: gli italiani a Farnborough 2026

Elenco ricavato dalla lista ufficiale degli espositori FIA2026, nella versione raccolta il 24 giugno 2026 e resa pubblica come dato aperto da CAAT.

Istituzioni, agenzie pubbliche e cluster regionali

Espositore Cosa è
A.I.A.D. and MoD Italy Federazione delle aziende italiane per aerospazio, difesa e sicurezza, insieme al Ministero della Difesa
Italian Pavilion Padiglione nazionale, Hall 1
Italian Trade Agency, Agenzia ICE Agenzia pubblica per la promozione dell'export
Agenzia Spaziale Italiana (ASI) Ente pubblico di ricerca
CIRA, Italian Aerospace Research Centre Centro italiano ricerche aerospaziali
Regione Lazio, Lazio Innova SpA Stand collettivo regionale, 20 startup e PMI, fondi PR FESR 2021-2027
Lombardia Aerospace Cluster Stand collettivo regionale, 24 imprese, contributo di programma regionale
Sviluppumbria SpA Agenzia di sviluppo della Regione Umbria
Umbria Aerospace Cluster Distretto regionale
Campania Aerospace Technological District Distretto regionale
Ceipiemonte, Piemonte Agency Agenzia regionale per l'internazionalizzazione
Anser, Aeronautics and Space Emilia-Romagna Piattaforma regionale
Servizi Confindustria Varese Srl Struttura di servizi confindustriale

Grandi gruppi e aziende del comparto difesa

Espositore Note
Leonardo SpA Primo esportatore italiano di armamenti, 54% delle autorizzazioni 2025
MBDA e MBDA Corporate Consorzio missilistico, Leonardo detiene il 25%
Avio Aero Motoristica aeronautica, gruppo GE Aerospace
MAGroup Magnaghi Aerospace Carrelli e sistemi
Mecaer Aviation Group SpA Sistemi per elicotteri e velivoli
UmbraGroup SpA Attuatori e componenti critici
Umbria Aerospace Systems SpA Sistemi aeronautici
Aero Sekur SpA Sistemi di protezione e sopravvivenza
Sicamb SpA Seggiolini eiettabili e sistemi
Aviointeriors SpA Interni di cabina
Telsy SpA Cifratura e sicurezza delle comunicazioni, gruppo TIM
Sipal SpA Ingegneria e servizi

Filiera e piccole e medie imprese

     
ALA Algra SpA Allinox Components Srl
Alma Sistemi Srl Amco Srl Argotec
Ars Electronics Srl ASE SpA Aviochem Srl
Aviorec Bisiach e Carrù SpA Caast SpA
CMS SpA Co.Me.Ar. Srl Energy Laser Srl
Esea Automation Srl Fidia SpA Fimac SpA
Flysight Srl Forgital Italy SpA Fresal Srl
G.R. Trattamenti Termici Srl GB Barberi Srl Growermetal SpA
HTC Srl (gruppo NCM) Isati Srl Italiana Ponti Radio Srl
Jointek Srl L.M.A. SpA Labormet Due Srl
Laga Srl Localyte Srl M.E.Rin Srl
MB Servizi e Trasporti Srl Meapforni Srl Meccanotecnica Umbra SpA
Med Technology Srl Merletti Srl NCM SpA
Neat Srl Officina Malnati Srl OMA SpA
OMS Industries Srl Pariani Srl Parpas SpA
Pietro Rosa TBM Srl PMP Srl Prima Electro SpA
Progetti Speciali Italiani Srl QFP Srl Rampini Carlo SpA
SDM Srl Se.Te.L Servizi Logistici Srl Secondo Mona SpA
SERMS Srl Seven Pulse Srl Siderforgerossi Group SpA
Siderval SpA Società Industria Meccanica S.I.Me. Srl Sky Eye Systems Srl
SSE Sofiter System Engineering SpA TAV Vacuum Furnaces SpA Technosprings Italia Srl
Tecno E.D.M. Srl Test Industry Srl Titanium International Group Srl
Tubiflex SpA VGA Srl Vimi Fasteners SpA

Questo elenco fotografa chi risulta iscritto alla fiera, non chi produce armi. Serve a mostrare l'ampiezza della delegazione italiana e il ruolo di regia degli enti pubblici, non ad attribuire responsabilità alle singole imprese.

Cosa chiedere

Al governo italiano: spiegare perché il Ministero della Difesa espone in una fiera in cui espongono anche Elbit, Rafael e Israel Aerospace Industries, mentre l'Italia dichiara sospese le nuove autorizzazioni all'export verso Israele. E poi revocare, e non solo sospendere, le licenze pregresse, come chiedono da tempo le organizzazioni per il disarmo, e ritirare il disegno di legge che smonta la trasparenza della 185/90.

Alle Regioni: rendere pubblico quanto denaro dei programmi FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) e di altri programmi regionali finanzia la partecipazione di imprese a fiere in cui la componente militare è maggioritaria, e con quali verifiche sul rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale da parte di organizzatori ed altri espositori.

Agli organizzatori britannici: spiegare perché il criterio di esclusione applicato a Russia e Iran non valga per le aziende che riforniscono un esercito sotto inchiesta per gravi violazioni del diritto internazionale.

Fuori dai cancelli

Say no to Farnborough International Airshow: Farnborough Arms Fair.

Il 20 luglio, dalle 9 del mattino, davanti agli ingressi della fiera ci sarà una protesta. Si chiama "Say No to the Horrorshow" e la promuove Campaign Against Arms Trade insieme a Greater Rushmoor Action for Peace, ai Quaccheri, alla Palestine Solidarity Campaign e al coro Raised Voices. Nel 2024 la stessa coalizione, che tiene insieme ambientalisti, gruppi religiosi, comitati di quartiere, studenti e attivisti per la Palestina, aveva accolto i delegati con volantini, banchetti informativi e canti. Nel 2026 la fiera è più grande, e la risposta prova a crescere con lei.


I nomi delle aziende israeliane e italiane che avete letto qui sopra non arrivano da una fonte riservata né da un'inchiesta sotto copertura. Arrivano dalla lista pubblica degli espositori, che CAAT raccoglie a ogni edizione, ripulisce, struttura e pubblica come dato aperto, insieme alle schede sulle singole aziende e alle delegazioni straniere invitate dal governo britannico. È un lavoro paziente, gratuito, poco spettacolare, che consente a chiunque, in Italia come altrove, di verificare chi c'è davvero dentro quei padiglioni invece di fidarsi dei comunicati stampa.

Il disarmo, prima ancora che una posizione politica, è un problema di conoscenza. Chi tiene i registri decide cosa si può discutere. Farnborough International e ADS raccontano una fiera di innovazione e posti di lavoro. CAAT, da quarant'anni, tiene l'altro registro, quello in cui le stesse pagine si chiamano missili, droni, licenze, morti. Anche per questo, quel lavoro andrebbe sostenuto.

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