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Petrella: "Le mie dimissioni pedagogiche dall'AQP"

A Specchia (Lecce) per comprendere come le logiche di mercato affondino i più alti progetti politici
11 gennaio 2007 - Andrea Aufieri

Convegno sul diritto di accesso gratuito ai beni comuni il 9 gennaio a Specchia, cittadella incastonata nelle realtà del capo di Leuca, in occasione del “Capodanno dei Popoli”, iniziativa promossa dalla Provincia di Lecce per far conoscere ai salentini la variegata società multiculturale che li circonda geograficamente e socialmente e si presenta come occasione di incontro e condivisione.

Il sindaco di Specchia, Antonio Lia, ha introdotto l’iniziativa in qualità di presidente dell’ATO, puntando l’accento su quanto ogni singolo cittadino può fare per un utilizzo critico dell’acqua, dall’impiego dei riduttori di flusso, come accade in questi giorni a Bari dove il Comune ha fatto distribuire un kit per ogni abitazione, fino alla spinta consapevole sui governi perché non usurpino il diritto alla vita.

L’intervento dell’assessore provinciale alla Pace e alle Politiche giovanili Luigi Calò, cui si addressa l’iniziativa, è stato utile per rammentare come nel contesto del “Capodanno dei Popoli” sia importante parlare di accesso ai beni comuni per confrontare la realtà italiana ed europea con quella globale attraverso l’esperienza di Riccardo Petrella, fondatore dell’Università del Bene Comune.

Niente di più riuscito, dunque, non fosse che nel frattempo il professor Petrella “si è cacciato” dalla presidenza dell’Acquedotto Pugliese, e ciò aggiunge tinte fosche all’ipotesi di realizzazione di quanto da egli stesso professato.

I cittadini presenti non hanno certo accolto in modo passivo le sue analisi e hanno chiesto ampie spiegazioni per un fatto ritenuto assurdo e poco descritto dai media, ritenuti colpevoli d’aver alzato un polverone che non ha giovato a fare chiarezza sull’accaduto.

Il convegno ha subito dunque alcune modifiche, dovendo per necessità seguire il doppio filone dell’analisi globale e della situazione in cui vessa il “cadavere della Primavera pugliese”, la cui prima vittima, a detta dei presenti, è stata questo filosofo considerato uno specchio per allodole per riavvicinare i Movimenti all’operato della Regione.

Tra le riflessioni di Petrella la fatica dell’etica a imporsi sulla finanza e, più in concreto, “l’assurdità del mercato finanziario che porta il Venezuela a perdere il 21% della sua ricchezza con il solo annuncio della volontà di Chavez di ripubblicizzare le telecomunicazioni e l’energia”.

O ancora le forze “di pace” per le quali i soli Stati Uniti spendono 2,6 miliardi al giorno, quando lo stesso numero di persone non ha un sistema di latrine che possa impedire il diffondersi di malattie.

“Questo è lo stesso sistema - ha affermato Petrella - che non concede il milione di euro necessario per far accedere all’acqua l’intera popolazione pugliese e mettere la parola fine al “colabrodo” AQP, che perde il 57% dell’acqua che trasporta, magari in tubature di amianto”.

Una situazione molto grave, se si aggiunge che del restante 47%, “la metà è acqua potabile che buttiamo via tenendo il rubinetto aperto mentre laviamo i denti o tirando lo sciacquone”e che, secondo il dossier sulla siccità del Mediterraneo pubblicato a luglio 2006 dal WWF, solo in Puglia vi sarebbero trecentomila pozzi illegali che pesano tanto sul totale italiano, circa un milione e mezzo.

Il professore è stato poi costretto a soffermarsi sulle sue dimissioni, causate da tre fattori, il cui assunto di base, ormai fin troppo radicato, è che l’acqua sia un bene economico, secondo la tendenza alla mercificazione che colpisce la società occidentale in tutte le sue sfere.

L’acqua diviene anzitutto un mezzo per la produzione di beni, che fa circolare la vita, troppo spesso assimilata all’economia e scandita da criteri finanziari.
Vi è poi la radicata convinzione che i servizi necessari come quelli legati alla salute si debbano pagare: investire nella ricchezza collettiva significa dunque affidarsi a soggetti privati (non esistono banche pubbliche), con tutto ciò che questo comporta. Il sistema crea anche il metodo di usura del rating, che fissa tassi tanto più elevati quanto più è alto il livello di difficoltà in cui vessa il soggetto che si rivolge alle banche.

Definite le strutture che marciano da sole, si passa alla denuncia della “privatizzazione del politico”: troppi imprenditori in politica fanno sì che non si agisca più in un modo genuinamente politico, come il decreto “Lanzillotta” testimonia, affermando che “principio fondatore dei servizi pubblici è la libertà del mercato”.

Un ultimo sassolino dalla scarpa l’ex presidente dell’AQP se lo toglie spiegando perché non ha aspettato di essere dimesso, ma “si è cacciato” dalla S.p.a. : “Il mio atto è pedagogicamente valido per far comprendere ai pugliesi il perché dell’impossibilità di realizzare il progetto politico di ripubblicizzazione dell’Acquedotto”.

Il progetto di Petrella, in definitiva, era un atto etico e politico, non economico: da qui il blackout tra lui, il Cda e il governo regionale.
Petrella, a questo punto, pone a se stesso un ultimo quesito: “Come evitare la contraddizione con me stesso e il mio operato prima della presidenza?”
La risposta: “Il Forum di Nairobi diventa una sfida simbolica. È chiaro ormai che il diritto alla vita non è per tutti e il controllo dell’acqua è la privatizzazione del diritto alla vita, e i cittadini di tutto il mondo rischiano di farsi sfuggire il concetto, perché ormai la considerazione della ricchezza individuale sposta l’attenzione dal bene comune. Concepire il diritto alla vita come un diritto globale è il dovere di chi può pensare ad un futuro diverso, un futuro possibile”.

Note:

Università del bene comune
Rapporto WWF siccità mediterraneo[PDF]
Contratto Mondiale
Campagna per l'acqua bene comune

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