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«Noi siamo i delusi, noi siamo quelli che hanno votato per Bassolino e per la Iervolino»

Napoli, violenza e rabbia: «Bassolino ci ha traditi...»

È qui che si sfoga la rabbia della gente di Pianura, di Quarto, di Giugliano, gli “avvelenati”. Una rabbia pacifica che respinge con le fiaccole accese e gli slogan («Pianura per la legalità») gli atti di teppismo e di guerriglia.
10 gennaio 2008 - Enrico Fierroinviato
Fonte: L'Unità

Raccolta indifferenziata: un anno dopo Una montagna di sacchetti di monnezza. Portati uno ad uno da una signora, da un uomo anziano e da ragazzi. Tanti ragazzi, molti dell’accademia di belle arti, «visto che di bello in questa chiavica di città non c’è più niente». Una montagna di mondezza davanti al simbolo del fallimento, il Commissariato straordinario per l’emergenza rifiuti.

È qui che si sfoga la rabbia della gente di Pianura, di Quarto, di Giugliano, gli “avvelenati”. Una rabbia pacifica che respinge con le fiaccole accese e gli slogan («Pianura per la legalità») gli atti di teppismo e di guerriglia. Come quello di ieri sera quando bande di guaglioni hanno assaltato a colpi di molotov una colonna di vigili del fuoco a Pozzuoli. Sette pompieri in ospedale, due autobotti date alle fiamme. Un gesto da vigliacchi. Ma è qui, in questa folla pacifica, che Anna conquista il microfono e più di tutti gli altri oratori improvvisati, spiega il senso vero della rabbia che sta esplodendo in tutta la Campania. «Noi siamo i delusi, noi siamo quelli che hanno votato per Bassolino e per la Iervolino. Noi siamo stati traditi. Noi credevamo nella politica della rinascita, in una politica finalmente pulita anche qui. Noi avevamo fiducia in uomini e donne che ci avevano promesso un vita normale, da italiani, da cittadini europei. Era questa la nostra rivoluzione.

E invece in quattordici anni di commissariamento abbiamo assistito solo a sperperi, arricchimenti illeciti, politici incompetenti coperti di soldi e messi lì a decidere per la nostra vita e la nostra salute, collusioni con la camorra. E ora vogliono riaprire la discarica a Pianura, tornare ad avvelenarci come hanno fatto per quarant’anni. Ci avete tradito». Anna ha le lacrime agli occhi. «Ero a Piazza Plebiscito quando Bassolino vinse nel 2000 e avevo le lacrime agli occhi, mio padre era in quello stesso posto nel ’93, quando finalmente Napoli scelse un sindaco che seppe darci la speranza. Sentivo l’orgoglio di essere napoletana. Ora mi fa schifo tutto, siamo stati traditi, siamo disperati».

Ecco, potremmo fermarci qui nel racconto di quest’altra giornata napoletana. Nelle parole di Anna c’è tutto quello che sta succedendo e soprattutto il senso di quello che nelle prossime ore potrà succedere. Rabbia, delusione, egoismi, campanilismi, paure motivate e paure infondate, tutto ciò si sta pericolosamente fondendo con altro. Le manovre politiche, il senso di rivincita di una destra che perde, a Napoli e in Campania, da 15 anni. I giochi di corrente dentro un centrosinistra sgangherato, libanizzato, con potentati in lotta tra di loro e perennemente alla ricerca della resa dei conti finale. E gli interessi della camorra.

Con il contorno tragico di istituzioni incerte, deboli, spaventate. Nel pieno dell’emergenza il sindaco ha polemizzato con il prefetto, un parlamentare del Pd (Ranieri) ha di fatto chiesto le dimissioni di Bassolino, che a sua volta ha attaccato vescovi, ambientalisti, sindaci. E con il governo che per troppo tempo è sembrato distratto, assente, incapace di comprendere. Almeno fino a due giorni fa quando si è deciso, finalmente, ad intervenire. Nominando un nuovo commissario straordinario - De Gennaro - al posto di quello nominato meno di una settimana fa, il prefetto Cimmino.

Un piccolo riassunto di questa crisi napoletana per capire come sia fondata la delusione di Anna e dei suoi amici di Pianura che ieri hanno affollato la manifestazione dei diecimila nel cuore di Napoli. Lasciamo stare le presenze folkloriche - da Oreste Scalzone ai Neoborbonici, ai baschi neri di “Azione Napoli” al Pulcinella ecologico -, il cuore della manifestazione di ieri parlava alla politica. A quella politica che non sa più parlare a Napoli. E che è ormai travolta dalla disillusione e dal discredito e non può più nemmeno scendere in strada. Finanche Ciccio Caruso, il deputato di Rifondazione dai trascorsi no-global, camminava defilato, poche le mani a stringere le sue, scarse le pacche sulle spalle.

Finanche padre Alex Zanotelli, il prete che dopo decenni di Africa ha deciso di venire a vivere nei quartieri della città, è stato ascoltato con distrazione. «Napoli è comme ’o puorc (il maiale, ndr), qui non si butta niente. Su questa città hanno mangiato tutti, ognuno ne ha preso un pezzo», dice una donna di Pianura. Un contadino di Giugliano conquista il microfono e parla: «Siamo stanchi delle ecoballe, i nostri terreni sono avvelenati, l’acqua è marcia, noi produciamo quello che voi mettete sulle vostre tavole: munnezza».

La signora Assuntina, casalinga di Quarto: «Napoletani, parlo con voi, fate la raccolta differenziata, solo così ci salveremo». Arturo, anziano di Pianura, recordman dei picchetti notturni alla discarica: «Songo stanco, esaurito, me moro ’e suonno». Il corteo si apriva con una fila di sacchetti neri dei rifiuti con sopra le gigantografia di Rastrelli (An), Losco (Udeur-oggi Pd), Iervolino, Bassolino, Pecoraro, e, ultimo in ordine d’arrivo, Gianni De Gennaro. Già, il superpoliziotto chiamato dal governo a risolvere l’impossibile. Che questo sia il compito più difficile della sua vita non ha dubbi neppure lui.

In mattinata ha parlato con i giornalisti alla fine di un lungo summit con prefetto e questore. «Le risposte non tarderanno», ha detto e già ieri è partita una nave carica di rifiuti per la Sardegna. Ed ha promesso «buonsenso, equilibro e dialogo». Anche con la gente di Pianura, che forse non aspetta altro che di sentire parole chiare sul destino della discarica. Tutte le parole di serietà che non ha sentito in questa settimana di barricate, scontri, proclami di fermezza e indecisioni. E tutti i confronti che non ha avuto e che sono la causa principale dell’inasprimento della situazione.

Compito difficile quello di De Gennaro, che ieri è stato accolto da una selva di no. A Terzigno sono pronti alla lotta; a Savignano tutti, sindaco in testa, dicono no alla discarica; a Santa Maria La Fossa manco vogliono sentir parlare di termovalorizzatore; a Serre il sindaco è pronto a bloccare i Tir; San Giorgio a Cremano ribolle; a Gricignano non vogliono le ecoballe... Una polveriera. Con mille fuochi di protesta che rischiano di accendersi. Per non parlare di Pianura. Da ieri, finita la manifestazione a Napoli, la gente è andata a rinforzare il picchetto notturno. Le ronde dei ragazzi sul motorino continuano a pattugliare il quartiere. Non osiamo immaginare cosa succederà quando cominceranno ad arrivare i primi camion con il materiale per attrezzare la discarica. Qualcuno si produce in una dozzinale ironia sul miracolo di De Gennaro. Noi speriamo nella sua capacità di parlare e convincere la brava gente di Pianura. Gli avvelenati. Quelli che sono stati traditi.

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