Petrolio: non è solo una questione di solti ma di democrazia
Ma gli esponenti di PD e PDL in nome "dell'ambientalismo del fare" alias dell'affare petrolio si sono mai chiesti se i lucani fossero ancora disposti a subire passivamente questa colonizzazione distruttiva?
Gli aspiranti senatori e deputati non considerano come il petrolio non sia solo incompatibile con le attività del territorio, ma abbia aperto una falla nel sistema della democrazia in Basilicata. E' per questo motivo che abbiamo chiesto la moratoria petrolifera in Basilicata ed ai sindaci di convocare consigli comunali aperti dopo aver fatto un'adeguata campagna di informazione sul territorio.
Non credono i nostri politici che su queste scelte è importante che le decisioni avvengano democraticamente e per i casi più delicati anche tramite referendum cittadini?A quanti ancora credono che con il petrolio si possano fare affari, ribadiamo che, alla luce dell'esperienza decennale in Basilicata, esso si dimostra incompatibile anche dal punto di vista economico.
I vari candidati al Parlamento della Repubblica, i vari Bubbico, Latorre, Pagliuca provino a quantificare ad esempio i finanziamenti che hanno perso le imprese lucane legate all'obbiettivo 1 dell'Unione Europea a causa del PIL drogato dalle estrazioni petrolifere (si accorgerebbero che sono molto più delle royalites)e, in aggiunta devono quantificare piuttosto i danni indotti al sistema economico, sopratutto quello agricolo della Val d'Agri e allo sviluppo del parco nazionale.
Senza considerare poi il costo delle future bonifiche impossibili da stimare poiché i danni ambientali e l'inquinamento non sono stati rilevati in maniera puntuale ed organica dalla Regione in questi dieci anni di estrazioni petrolifere, così come dimostra l'emanazione del recente bando sul Centro di Monitoraggio Ambientale da parte della Regione Basilicata che pure avrebbe dovuto garantire idonei controlli. Sono eloquenti i danni già prodotti, come ad esempio quelli che sono costretti a subire le oltre 50 famiglie che vivono in prossimità.
Articoli correlati
Lo scontro con l'Iran fa aumentare i profitti del comparto petrolifero americanoIl prezzo del barile aumenta e Trump spinge sull'acceleratore della guerra
Gli USA non sono più un grande importatore di petrolio, ma il primo esportatore mondiale. Per questo Trump punta con la guerra sul rialzo dei prezzi petroliferi. Per noi pacifisti è importante far comprendere che i profitti delle multinazionali energetiche statunitensi sono legati a questa guerra.2 marzo 2026 - Redazione PeaceLink
Un golpe colonialeVenezuela: il regno della forza che spazza via quello della legge
Il cambiamento di regime con la forza a Caracas si colloca certo nella lunga storia della violenza contro i paesi sfortunatamente collocati a sud del Rio Grande8 gennaio 2026 - Fabrizio Tonello
Le incognite sul petrolio venezuelano e la transizione ecologicaCol Venezuela, gli Stati Uniti stanno costruendo un impero fossile
Secondo Bloomberg, Trump sta costruendo il suo impero del petrolio, capace di controllare il 40% della produzione mondiale. Ci riuscirà?8 gennaio 2026 - Lorenzo Tecleme
Il petrolio e gli investimenti cinesi in America latina tra i veri motivi dell'aggressioneSul Venezuela il Plan Cóndor del XXI secolo
A rischio non è solo l’indipendenza del Venezuela, ma la stabilità dell’intera regione sudamericana e caraibica, divenuta funzionale a Trump a livello geopolitico, economico e territoriale5 gennaio 2026 - David Lifodi
Sociale.network