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La Puglia e l'incubo di Napoli

Un'ordinanza di Nichi Vendola fa scattare la rivolta i primi giorni di gennaio. La Regione secondo il piano Fitto, avrebbe dovuto aprire otto nuove discariche. Ma non tutto è andato per il verso giusto.
31 gennaio 2009 - Stefano De Pace
Fonte: LEFT - avvenimenti - settimanale dell'altritalia
http://www.avvenimentionline.it

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«Noi in tre anni abbiamo fatto quello che non è stato fatto in tredici anni di governo regionale e ad oggi abbiamo inaugurato 4 impianti su otto per il conferimento dei rifiuti. Alla fine non capisco perché i problemi più gravi sorgano solo nell'area del leccese. È come se ci fosse qualcuno che stia cercando di provocare una crisi». Cosi Nichi Vendola, Presidente della Regione Puglia, difende l’ordinanza dello scorso dicembre con la quale si ordinava lo smaltimento dei rifiuti dei due bacini Lecce 2 e Lecce 3 nella discarica di Ugento fino al 31 gennaio.

Ma in Puglia l’emergenza è più politica che ambientale, un’emergenza che lo stesso presidente non vuol paragonare a quella campana: «dobbiamo sempre avere un occhio sulla Campania – dichiara Vendola – per sapere tutto quello che non dobbiamo fare». L’obiettivo è infatti la contrapposizione fra vari localismi e «i problemi – continua Vendola – vanno affrontati con la consapevolezza che il ciclo dei rifiuti non può essere guardato in chiave localistica. Bisogna per lo meno avere un’ottica regionale e chiedere ai territori solidarietà».

Abbiamo incontrato Maurizio Baccaro, responsabile ambiente di Rifondazione Comunista in Puglia, in un freddo pomeriggio nel circolo di Massafra, un paese in provincia di Taranto anch’esso crocevia dei rifiuti d’Italia.

Maurizio è arrabbiato, ma il susseguirsi di dichiarazioni polemiche in merito alla gestione dei rifiuti in Puglia non lo stupisce: «Il piano dei rifiuti con le relative localizzazioni prevedeva la realizzazione di tanti, troppi termovalorizzatori e mirava a risolvere il problema dei rifiuti con la combustione, come se gli inceneritori fossero una bacchetta magica per far sparire i rifiuti». In realtà sappiamo che la combustione non fa sparire i rifiuti ma bensì li trasforma in emissioni di diossine. «Si parlava di soli termovalorizzatori, nessun cenno al compostaggio, né alla raccolta differenziata – continua Baccaro – il piano Fitto si basava sostanzialmente sulla costruzione di questi impianti partendo dall’utilizzo delle discariche esistenti. Il ciclo dei rifiuti era essenzialmente questo».

La Puglia secondo quel piano doveva aprire 8 nuove discariche. Di cui appunto 3 in Provincia di Lecce. Oltre alla discarica di Nardò, ormai completa, i tre bacini leccesi dispongono di un sito individuato dal piano Fitto per la realizzazione di un’altra discarica a Corigliano d’Otranto. Un sito che Baccaro definisce causa dell’emergenza: «Fitto si limitò soltanto alla redazione del piano, ma nei tredici anni della sua Presidenza nulla fu fatto relativamente agli impianti e quando sono stati avviati i lavori a Corigliano, i tecnici della Regione hanno riscontrato che sotto quel sito c’era la falda che fornisce acqua potabile a tutto il Salento – continua Baccaro – pertanto i lavori sono stati bloccati ed è ripartita la valutazione di impatto ambientale per salvaguardare la salute dei Salentini».

«Ad Ugento i costruttori si sono trovati davanti ad una zona infestata dall’amianto smaltito per anni contro ogni norma di legge. Motivo per il quale si è dovuto prima bonificare l'area, con ulteriori ritardi dovuti alla contingenza del caso – continua Baccaro – ma questi 2 impianti una volta terminati chiuderanno il ciclo dei rifiuti per l'intera provincia di Lecce. Chi doveva controllare in precedenza tutto questo e non lo ha fatto?».

Ma la storia non finisce qui. Per completare l’impianto di Corigliano serviranno come minimo altri sei mesi, pertanto c’è bisogno di trovare una soluzione condivisa su dove stoccare i rifiuti che i 282mila cittadini dei 46 comuni salentini produrranno. Ma chi tenderà la mano alle popolazioni che nei primi giorni di gennaio si sono ritrovate con la spazzatura per le strade, dopo i blocchi dei comitati cittadini alla discarica di Ugento?

Baccaro è stanco delle polemiche: «È accaduto che alcuni sindaci di centrodestra sono diventati improvvisamente dei barricadieri e hanno cominciato a strumentalizzare la giusta protesta dei cittadini che hanno ragione a temere per la loro salute e a richiedere le massime garanzie possibili». «L’ordinanza di Vendola è pertanto giusta e doverosa» – continua Baccaro – «lo stesso Tar di Lecce ha respinto la richiesta di sospensione presentata dal Sindaco di Ugento».

«È paradossale – afferma Baccaro – chi è causa di questo problema, chi ha localizzato un impianto di discarica sopra una falda acquifera adesso fa l’agitatore di popolo, il masaniello di turno nell’incitare la popolazione a ribellarsi al conferimento dei rifiuti in discarica. È assurdo vedere gli esponenti del centrodestra ergersi a paladini contro le discariche, quando il Governo da loro sostenuto utilizza i militari per aprirle e decreti di zone strategiche nazionali per farle funzionare».

Il consiglio dei ministri ha intanto prolungato l’incarico del commissario straordinario per l’emergenza rifiuti Nichi Vendola, che avrà altri 12 mesi di tempo per traghettare il Salento fuori dalla crisi. Ma a poche ore dalla sua nomina il presidente della Regione si è trovato subito alle prese con un nuovo urgente problema.

La Corte Costituzionale ha infatti bocciato la legge regionale che applicava per la prima volta il principio di prossimità allo smaltimento dei rifiuti. I giudici hanno bocciato una legge popolare voluta da 15mila pugliesi che nel 2007, partendo da Grottaglie e Fragagnano, due comuni dell’area jonica che ospitano discariche per rifiuti speciali, si mobilitarono contro i rifiuti industriali provenienti dal Nord. Lo scorso anno, nell’attesa che l’impianto di Corigliano fosse pronto, Vendola aveva autorizzato il conferimento dei rifiuti solidi urbani leccesi nelle due discariche tarantine.

Per scongiurare un nuovo collasso del ciclo dei rifiuti in Salento una soluzione bisognerà trovarla nel più breve tempo possibile. Le proposte sembrano poche ma le strumentalizzazioni politiche non mancano. «Questa è demagogia» afferma Baccaro, rispondendo a chi dal centrodestra si scaglia contro un ulteriore aiuto da parte delle discariche tarantine ai comuni leccesi. «Capisco che un’impresa si preoccupi che parte della volumetria di una discarica per rifiuti speciale possa essere impegnata da rifiuti solidi urbani in quanto guadagnerebbe molto meno» – continua Baccaro – «ma sono stupito da quanto affermano gli esponenti del centrodestra in quanto le discariche in questione non servono il bacino di Taranto, o le comunità che le ospitano, ma essendo discariche private per rifiuti speciali le loro volumetrie sono collocate sul mercato nazionale e come tali vengono utilizzate». «Perché allora fare demagogia – continua stizzito Baccaro – raccontando che Vendola vorrebbe trasformare la provincia di Taranto nella pattumiera della Puglia?».

La rivolta popolare è andata in frantumi. La Puglia, già in difficoltà nella gestione della propria immondizia, dovrà accogliere anche la spazzatura del Nord. Come ha certificato ieri il governo Berlusconi, l’emergenza non è finita.

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