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Il regime islamico iraniano vede in questa corsa al nucleare un mezzo ulteriore per ingannare il popolo ed abusare del sentimento di orgoglio nazionale

La libertà è il nostro diritto fondamentale, non il nucleare

Una riflessione attenta sui potenziali rischi nucleari iraniani, uno stato che vuole dotarsi dell'energia atomica, ma incapace di produrre automobili secondo le norme internazionali sulla sicurezza e nel quale l’incompetenza in termini di managment è cosa internazionalmente risaputa
26 marzo 2011 - Mohammad-Reza Nikfar (ricercatore indipendente, filosofo e scrittore iraniano. Vive in Germania)
Fonte: Courrier international - 22 marzo 2011

Nell’ipotesi che si verifichi un terremoto in Iran e colpisca una o numerose nostre centrali nucleari, conosciute o nascoste dalle autorità, ci potrà essere una chance per evitare il peggio? Di quali mezzi disponiamo per affrontare i rischi cui si incorre davanti ad un simile scenario? Il gioco del nucleare in Iran, è un gioco di potere. Abbiamo l’esempio del Giappone sotto i nostri occhi, un Paese che ha acquisito l’esperienza indispensabile ad affrontare le conseguenze degli eventi sismici, un Paese forte dal punto di vista tecnologico e, peraltro, di una disciplina esemplare. Un’esplosione si è prodotta in una centrale nucleare in seguito al sisma principale. Gli oppositori delle centrali nucleari in Giappone rappresentano una forza politica non trascurabile. Hanno da tempo denunciato i rischi di queste centrali, specialmente in caso di fenomeni sismici (frequenti nella regione). Ed ecco che oggi ci rendiamo conto della giustezza delle loro inquietudini. Le imprese che gestiscono queste centrali volevano rassicurarci che i guasti causati fossero assolutamente trascurabili. Allora hanno mentito sul fatto che la disonestà e la corruzione in Giappone siano molto malviste.

Les mouvements de protestation de l'été 2009 ont été suivi d'une répression meurtrière.

In Iran le informazioni sul sisma in Giappone sono rarissime nei media ufficiali. Stessa cosa accade nei media vicini all’opposizione iraniana, come se questa catastrofe non ci riguardi e come se le centrali nucleari iraniane siano al riparo di una catastrofe simile.

Nonostante la maggior parte dei rischi in Iran siano sistematicamente trascurati, è impossibile non tenerne conto nell’ipotesi di un sisma, dal momento che tutte le nostre regioni sono suscettibili di un terremoto. Le autorità tedesche, per esempio, hanno dichiarato di voler studiare il dispositivo di sicurezza della centrale nucleare a Fukushima e stabilire nuove norme di allerta e di sicurezza alfine di assicurare il loro buon funzionamento in caso di incidenti, qualsiasi essi siano. Faranno la stessa cosa in Iran? Esiste questo livello di intelligenza e un tale senso di responsabilità tra i dirigenti iraniani? In un Governo in cui il capo di Stato, Mahmoud Ahmadinejad, ingegnere di formazione, pensa che sia possibile produrre energia nucleare in una cucina, gli esperi o i responsabili della sicurezza prenderanno in considerazione l’esplosione di Fukushima ed assumeranno nuovi comportamenti in materia di programmazione nucleare?

L’Iran, un Paese incapace di produrre automobili secondo le norme internazionali sulla sicurezza e nel quale l’incompetenza in termini di managment è cosa internazionalmente risaputa, come può diventare nucleare senza far correre rischi al suo popolo? Durante i primi anni che sono seguiti alla rivoluzione islamica del 1979, il Governo ha legato la propria sopravvivenza alla guerra. E dopo ha rimpiazzato la guerra con una nuova alternativa: “l’energia nucleare è un nostro diritto fondamentale”.

Questa politica è costata cara al Paese e lo ha isolato ancora di più sul piano internazionale. Il regime islamico vede in questa corsa al nucleare un mezzo ulteriore per ingannare il popolo ed abusare del sentimento di orgoglio nazionale per portare a buon fine i propri progetti. Purtroppo l’opposizione iraniana sembra ugualmente muta davanti ai rischi potenziali del programma nucleare e non si pronuncia. In caso di catastrofe, saremo tutti responsabili.

Note:

Courrier international è un settimanale pubblicato a Parigi nel quale sono raccolte, settimanalmente, le migliori notizie riportate dalla stampa internazionale.

Tradotto da Romina Arena per PeaceLink . Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l'autore della traduzione.
N.d.T.: Titolo originale "La liberté est notre droit fondamental, pas le nucléaire"
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