A "Più Libri Più Liberi" Taranto e l'Ilva

Durante le edizioni di “Più Libri Più Liberi” – fiera della piccola e media editoria - si ripete ogni anno il gioioso assalto del pubblico alle presentazioni di libri, in compagnia di scrittori, editori e ospiti. Oggi viene presentato il libro del giornalista Loris Campetti “Ilva connection”. La sala è una tra le più grandi del Palazzo dei Congressi ed è affollata. L’autore, con il giornalista Gigi Sullo e Vauro Senesi - per tutti “Vauro” - parla dell’acciaieria Ilva di Taranto, degli utili spostati dai proprietari (la famiglia Riva di Varese) in altre società, sottraendoli al risanamento degli impianti, e della situazione drammatica ambientale e sanitaria venuta alla luce in questi anni nel territorio tarantino.
Per Gigi Sullo, dopo l’infrangersi del mito della fabbrica fordista, nessuno sa dove andare (ed è così nei partiti della Sinistra). Ma se il lavoro è importante, non si può non chiedere: “… per fare cosa?”.
Per Vauro, nella vicenda Ilva c'è in gioco molto, tutto. Taranto - con operai e cittadini – viene trattata come una discarica, visto che la lavorazione a caldo dell’acciaio (l’ultima fase), proibita a Genova, è stata spostata lì. Il ricatto “lavoro o salute” è un abominio. La verità è che il lavoro viene ignorato e mortificato mentre di parla soprattutto di altro. E' necessario invece tornare a parlarne e a restituirgli il grande valore che ha da sempre nella vita delle persone e delle comunità, affinché restino sane.
Il libro di Campetti inizia con un’intervista a Stefano Rodotà, un’impostazione quella del giurista che pone i diritti al centro della vita pubblica e critica l’illusione che i diritti sociali possano andare perduti senza ripercussioni letali per la democrazia. Campetti dice di aver cominciato questo libro perché non lo convinceva "come la raccontavano" (anche nel Manifesto, quotidiano sul quale ha scritto fino un anno fa). Racconta quindi fatti e impressioni raccolti durante la sua permanenza a Taranto. Parla degli operai Ilva premiati quando, in caso di infortunio, evitano di rivolgersi al pronto soccorso pubblico. Parla delle manifestazioni che dividevano la città nel periodo successivo ai provvedimenti della magistratura di sequestro degli impianti del 26 luglio 2012.

Ma i protagonisti peggiori sono stati - e ancora lo sono - la latitanza, l’incapacità e l'indifferenza della politica e dei sindacati (quando non la connivenza o peggio, come dimostrano alcuni domportamenti oggetto d’indagine e alcuni arresti). A Vauro non piace affatto anche la confidenza tra il Presidente della regione Puglia Vendola e i proprietari dell’azienda, emersa grazie alla diffusione di un’intercettazione telefonica, quella relazione ambigua con l’addetto alle pubbliche relazioni Archinà in stato di arresto fino a poco fa: “I giornalisti non chiedono mai conto dei tumori, neanche li nominano … e proprio quella domanda fatta a Emilio Riva (che ha provocato la reazione di Archinà e lo strappo del microfono al giornalista) doveva scatenare l’ilarità e i complimenti di Vendola?!”.
La citazione aiuta a individuare i tarantini presenti: sono quelli che scuotono la testa, si riconoscono e si lanciano occhiate da lontano (con l’aria di confessarsi a vicenda che "questa" non se la sarebbero mai potuta aspettare … ). C’è chi mormora: “con i tarantini e con le associazioni Vendola invece neanche ci parlava più …”.
Una tarantina interviene parlando con passione di una città in cui torna con dolore, per quel mare meraviglioso sempre a rischio e per il rimpianto di un’economia che avrebbe potuto fondarsi sulle attività tradizionali e sul turismo (grazie ai mitili famosi per la loro bontà e alle testimonianze archeologiche di cui è ricca). Una città svenduta invece per nutrire una realtà industriale criminale. Dal tavolo e dal pubblico l'ascoltano con attenzione mentre condanna Vendola, non assolve il Sindaco e dice di temere che i Riva siano troppo forti e che possano vincere, grazie alle loro potenti alleanze. Chi la segue – un’altra tarantina – ringrazia per le inchieste, che sono importanti, ma smentisce con garbo alcune affermazioni di Campetti, non risultandole che gli ambientalisti abbiano mai considerato i lavoratori di Taranto come nemici. Non sarebbe possibile, perché gli operai è proprio alle associazioni che si sono rivolti in questi anni - alcune prima che di ambiente si occupavano di diritti - per raccontare le terribili condizioni in cui si produce nell'acciaieria. Strano che non si parli di più, se mai – a proposito di rapporto tra lavoro e colossi industriali – della “serrata” dell’Ilva alla notizia del sequestro degli impianti, nell’estate 2012, con 7000 operai mal informati ad arte lanciati nelle strade e più tardi addirittura organizzati in uno “sciopero” pro azienda.
Vauro rivolge lo sguardo verso Campetti come a invitarlo a prendere nota per rispondere, osservando poi quanto sia caldo il tema dell’Ilva e della sofferenza dei tarantini; ma si prepara l’incontro successivo (in sala c'è già lo scrittore Massimo Carlotto) e non c’è più tempo per aggiungere altro. Il tempo non mancherà però, nei prossimi mesi, per dimostrare che questa storia non la si racconta soltanto, ma con l’aiuto di tanti la si cambia.
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