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La marcia del 6 aprile

"La Chiesa Evangelica di Taranto non partecipa alla marcia contro l'inquinamento"

Ecco le ragioni per cui la Chiesa Valdese di Taranto non ha partecipato alla marcia che da Statte ha portato migliaia di persone fin sotto ai camini dell'Ilva. In una città dove occorre il coraggio di sfidare il potere, ci sono i cristiani della prudenza che di fronte ai loro fratelli crocifissi si limitano a mantenere un "rispettoso riserbo".
7 aprile 2014 - Alessandro Marescotti

Marcia del 6 aprile 2014 da Statte ai camini dell'ILVA di Taranto

Assolutamente deludente il documento della Chiesa Valdese di Taranto con cui ci ha comunicato di non poter dare l'adesione alla marcia del 6 aprile per dire basta alla morte per inquinamento.

La Chiesa Valdese "ha ritenuto di mantenete un rispettoso riserbo nei confronti di coloro che più patiscono".


Riserbo?

Ma quale riserbo?


Bisognerebbe gridare, smuovere il mondo. Educare tutti all'indignazione. Come fece Gandhi.

Siamo di fronte ad una violenza contro i bambini, contro una popolazione narcotizzata dai troppi silenzi. Anche delle chiese.

E invece di prendere l'iniziativa e scuotere le coscienze, nel suo comunicato la Chiesa Valdese di Taranto si limita a dire che "non si stanca di chiedere al Signore di aprire una strada per questi sofferenti".

Questi pazienti fedeli attendono che il Signore apra loro la strada quando non si rendono conto che solo loro possono aprirla.

Se la Chiesa di Taranto è rimasta in silenzio per tanti anni, anche i valdesi non sono stati da meno in questa gara del silenzio.

In una città dove occorreva il coraggio di sfidare il potere, abbiamo avuto mille tatticismi e nel frattempo - invece di ribellarsi - ci sono stati i cristiani della prudenza che di fronte ai loro fratelli crocifissi hanno mantenuto un "rispettoso riserbo".

Note:

Si allega il documento inviato dalla Chiesa Valdese di Taranto agli organizzatori in cui viene espressa la non partecipazione alla marcia.

Allegati

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