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ILVA. Perché sono felice dell'intervento della Commissione Europea.

Rispondo a Cataldo Ranieri
18 ottobre 2014 - Alessandro Marescotti
Fonte: Peacelink

ilva

Rispondo all'amico Cataldo Ranieri che chiedeva su Facebook:

Una domanda da profano "DOC" assolutamente NON polemica: la Commissione Europea ha il potere di fermare gli impianti e garantire un futuro diverso ai lavoratori e alla città di Taranto? Oppure si limiterà ad elargire una corposa multa allo Stato italiano che pagheremo con le tasse? Mi serve capire per sapere se fare "il tifo" x l'Europa.

La mia risposta è articolata in più punti.

1) La Commissione Europea - pur essendo il governo dell'Europa - non ha il potere di fermare gli impianti. Potrebbe farlo se le venissero dati più poteri, ma l'euroscetticismo è tale che qualcuno preferisce farsi governare dal governo italiano piuttosto che da un governo europeo. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

2) Solo il governo italiano ha tale potere applicando uno specifico articolo del Codice dell'Ambiente che "punisce" con il fermo degli impianti le aziende che - dopo essere state multate per inadempienza - non rispettino le prescrizioni dell'AIA e causino con ciò grave danno alla salute e all'ambiente.

3) Tuttavia l'articolo 8 della direttiva europea 75 del 2010 prevede il fermo degli impianti pericolosi per la salute che non rispettano l'AIA. Quindi l'Italia è comunque tenuta ad applicare questa norma europea e non può cambiare la legge nazionale con una nuova "Salva-Ilva".

4) Noi facciamo riferimento proprio a quell'articolo 8, e a tutte quelle direttive che ci possano dare una mano affermando ad esempio il principio "chi inquina paga". Se in Italia non vi è la certezza del diritto, in Europa sì. La Commissione Europea è un guardiano, e gli europarlamentari dovrebbero vegliare sul guardiano perché non si addormenti. In Italia siamo abituati a farci governare da chi viola le leggi o omette di applicarle, in Europa le cose stanno un pochettino meglio, per nostra fortuna. E tuttavia non mancano gli euroscettici che - invece di sollecitare il guardiano - preferiscono starne alla larga.

5) Fino ad ora è stato detto su Facebook dagli immancabili euroscettici e dai pessimisti: l'Europa si è dimenticata dell'ILVA di Taranto, la proteggono perché sono ammanigliati con i poteri forti, la Commissione Europea non interverrà mai, ci stanno prendendo in giro. Abbiamo letto decine di commenti di questo tipo. E oggi che la Commissione Europea interviene, ecco che la tiritera in chiave anti-europea si veste di altre argomentazioni: ci fanno pagare una multa.

6) Io sono felice invece di questo intervento europeo perché rafforza l'azione della magistratura.

7) Sono intimamente convinto (posso sbagliarmi) che la magistratura non rimarrebbe immobile di fronte ad una procedura di infrazione che fosse coronata dalla massima sanzione per un inquinamento che cagionasse pericolo per la salute umana. Io credo (posso sbagliarmi) che, prima che questa procedura europea giunga fino in fondo, se dovesse accertare che ILVA provoca pericolo o danni alla salute e se dovesse accusare di inadempienza chi doveva proteggerci (e non fa nulla o quasi), allora scatterebbe il codice penale. E ci troveremmo di fronte ad Ambiente Svenduto n.2, e questa volta verrebbero coinvolti non i Riva ma coloro che hanno preso il posto dei Riva. Ripeto: è una mia valutazione personale, frutto di una mia ipotesi.

8) In campo penale ci sono due pericoli: quello immediato e quello continuato. Se la Commissione Europea sostiene che l'inquinamento ILVA continua e causa pericolo, non ho bisogno di sollecitare oltre l'intelligenza di chi legge. E non credo che debba sprecare tempo e parole per spiegare perché io sia felice del "parere motivato" di ieri che equivale ad una presa di posizione ufficiale e irrevocabile.

9) Il fatto che la Commissione Europea abbia creduto alla documentazione di PeaceLink e non alla documentazione del Governo Italiano, mi riempie di gioia: vuole dire che il nostro lavoro era ben fatto e che le ecosentinelle hanno funzionato. Ovviamente la Commissione ha svolto diligentemente anche le sue indagini autonome e questo avvalora ancora di più la bontà della nostra azione: non raccontavamo frottole. E' un esperimento (inedito in Italia) di procedura di infrazione che viene sospinta così avanti per impulso dei cittadini. E' cittadinanza attiva + cittadinanza scientifica + conoscenza del diritto europeo. Abbiamo messo in campo una solida azione di difesa dell'ambiente e della salute a cui abbiamo anche accompagnato la presentazione di un piano di riconversione economica, andando a parlare - come ha fatto Antonia Battaglia - con il presidente dell Parlamento Europeo. Insomma abbiamo cercato di essere propositivi perché sentiamo un dovere di responsabilità verso i lavoratori dell'ILVA, giustamente preoccupati del loro futuro.

10) La Commissione Europea parla di emissioni incontrollate. Da questo momento in poi chi dice che a Taranto è tutto sotto controllo cade nel ridicolo. Io sono stato accusato di farneticazioni per aver detto più o meno quello che ha detto la Commissione Europea. La musica da ieri è cambiata possiamo dire di avere ragione noi. Mentre prima era la nostra tesi contro quella del governo. Prima eravamo pari, oggi siamo in vantaggio noi. Non sto a sottolineare oltre l'importanza di questo sorpasso. Voglio solo segnalare l'importanza dell'articolo 270 del Codice dell'Ambiente sulle emissioni incontrollate, in particolare il comma 2. Stabilisce degli obblighi in situazioni di rischio sanitario o in aree che richiedono tutela ambientale.

11) Mi stupisce che la multa - che scatterebbe solo dopo due condanne della Corte di Giustizia UE, e questo avverrebbe fra un anno circa - non sia considerata come un elemento positivo e di rottura a nostro favore. Essendo salatissima ed essendo GIORNALIERA, sarebbe una martellata continua. A questo punto deve esserci la mobilitazione anche dei lavoratori. I lavoratori potrebbero infatti chiedere di convertire la multa in salario per le bonifiche. Quindi: chiusura dell'ILVA e pagamento delle bonifiche con una somma equivalente alla multa, che andrebbe ad integrare la paga di chi è in solidarietà o in cassa integrazione.

12) In tal modo una somma equivalente alla multa europea potrebbe essere rivendicata dai lavoratori allo Stato per pagare la transizione: quale migliore occasione di questa? Le bonifiche verrebbero fatte non da lavoratori pagati al 100% ma al 20-30%, perché il resto lo prendono dalla cassa integrazione.

13) A ciò si possono aggiungere i fondi europei: 14 miliardi di euro/anno non spesi per progetti. Incuria, inefficienza, mancanza di volontà possono essere sostituiti da una programmazione delle bonifiche stile Ruhr. E' la nostra idea di piano B per Taranto che abbiamo ampiamente spiegato: eccola http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/40544.html

14) ILVA non produce profitti ma perdite. Se per un carrozzone di questo tipo si deve pagare anche una multa, allora siamo nella follia totale. Nessun economista sano di mente, nessun ragioniere sensato sosterrebbe che vale la pena pagare una multa salata per un'industria che è in deficit strutturale. Nessun governo, neanche il più becero e industrialista, sarebbe disposto a sommare alle perdite anche una multa. Se ILVA producesse profitti sarebbe diverso. Se l'acciaio dell'ILVA fosse indispensabile sarebbe diverso. Ma il mercato dell'acciaio è strutturalmente in sovracapacità produttiva (+ 300 milioni di tonnellate/anno nel mondo); questo significa una diminuzione dei prezzi di vendita e parallelamente dei profitti, anzi siamo nella fase delle perdite.

15) L'Europa ci consente inoltre - non lo scordiamo, c'è un'apposita direttiva - di rivendicare il principio "chi inquina paga": quindi perché vi concentrate sulla multa quando il diritto europeo ci consente di rivendicare parallelamente anche i risarcimenti di gran lunga superiori rispetto alla multa?

Quindi la mia risposta all'amico Aldo è SI' per la parte in cui chiede se l'Europa può consentire un futuro diverso per i lavoratori e la città di Taranto. Lo può consentire, ma non ci dà la pappa pronta. Ma non ci aiuta se noi stessi non agiamo, se rimaniamo con le mani in mano, se continuiamo a lamentarci senza fare progetti alternativi fattibili e dettagliati. Se non siamo cioè capaci di trasformarci da popolo di brontoloni rassegnati in cittadini attivi e competenti, come stiamo tentando di fare.

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