Area Jonico-Salentina, una proposta globale
Secondo uno studio scientifico pubblicato sulla rivista International Journal of Environmental Research and Public Health, la centrale a Carbone di Cerano (Brindisi) provocherebbe, considerando le sole emissioni di particolato primario e secondario, “sino a 44 decessi” l’anno nell’area di Brindisi, Taranto e Lecce.
Lo studio, elaborato da tre ricercatori del CNR di Lecce e Bologna (Cristina Mangia, Marco Cervino ed Emilio Gianicolo), introduce una novità importante. Per la prima volta si studia in maniera diretta l’impatto del particolato secondario prodotto dalla Centrale Federico II di Brindisi, impianto a carbone tra i più grandi d’Europa. Il particolato secondario, frutto di reazioni chimiche fra ossidi di azoto e ossidi di zolfo, è stato sino ad oggi sottostimato negli studi sanitari e, secondo gli autori, “non dovrebbe essere ignorato nelle valutazioni di impatto ambientale e sanitario”.
I ricercatori hanno stimato che sarebbero 4 i decessi annuali attribuibili al solo particolato primario. Il dato aumenta fino a 28 se si considera anche il particolato secondario. Tale stima non va assolutamente trascurata, poiché varia da un minimo di 7 a un massimo di 44 decessi l’anno che aumenterebbero sensibilmente se si considerassero tutte le tipologie di inquinanti emesse dall’impianto. (1)
In data 30 giugno 2016 si costituisce a Bari la Cabina di Regia dell'area salentina (Taranto, Brindisi, Lecce) prevista dalla Delibera Giunta Regionale 2496 del 30/12/2015 avente come oggetto "Schema di azione per il contenimento dell'inquinamento atmosferico sul territorio regionale pugliese".
Partendo dallo studio sopra citato chiedo che la cabina di regia, di cui PeaceLink chiede di far parte con altre associazioni del territorio, affronti i seguenti problemi:
A) lo studio delle emissioni di particolato primario e la loro trasformazione in particolato secondario, effettuando valutazioni di impatto ambientale e sanitario analoghe a quelle dello studio Cervino-Gianicolo-Mangia;
B) la speciazione del particolato e la valutazione sitospecifica della sua tossicità;
C) la sorveglianza epidemiologico-sanitaria con un osservatorio mortalità in real time;
D) il superamente di storici deficit di studio dell'inquinamento ambientale, quantificando ad esempio i NitroIPA, frutto della trasformazione degli IPA nella fase estiva reagendo in particolare con l'ozono (l'abbassamento della concentrazione degli IPA e del benzo(a)pirene nei mesi estivi non rende conto delle trasformazioni in sostenze tossice a volte di pari o superiore pericolosità);
E) la valutazione dell'impatto in termini di emissioni radioattività di grandi impianti come l'ILVA e la centrale di Cerano.
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