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Già allora era considerata una città dell'acciaio in crisi, caratterizzata da "un’espansione urbana brutta e caotica"

Come gli Usa vedevano Taranto nel 1977

Un cablogramma top secret di Wikileaks spiega già quarant'anni fa il fallimento delle politiche locali e nazionali sulla città per la quale oggi il governo Renzi sta accumulando insuccessi a ripetizione
22 luglio 2016
Fonte: Wikileaks

Wikileaks su Taranto Confidenziale

1. Il consulente governativo ha recentemente fatto un viaggio in Puglia, una regione nell’estremo sudest dello stivale italico. Un resoconto generale sulla Puglia sarà fatto in seguito. Il presente cablogramma si limita a descrivere la situazione di Taranto.

2. Sintesi: Taranto è una nuova città dell’acciaio nel vecchio meridione d’Italia. E’ considerata un banco di prova in Italia per l’industria di base ad alta intensità di capitale come mezzo per stimolare lo sviluppo economico nel Sud Italia. La maggior parte degli osservatori ritiene che l’esperimento non abbia avuto successo.

Taranto è afflitta da diversi problemi: è una città dove è presente un unico gruppo industriale, senza un’adeguata pianificazione locale e nazionale, con un’amministrazione locale inefficiente e una classe politica scadente e spesso corrotta. A questi motivi di sofferenza si aggiunge la prospettiva di una crescente disoccupazione a causa della fine del boom edilizio locale e della sovrapproduzione mondiale dell’acciaio.

Fine della sintesi.

 

3. Taranto riveste un interesse particolare come banco di prova per l’utilità dell’industrializzazione come soluzione ai difficili problemi dello sviluppo economico del Sud Italia.
A prima vista, Taranto rappresenta un paradosso. È una piccola città (250.000 abitanti), ha il più grande e più moderno stabilimento siderurgico d’Italia, il più alto reddito pro capite del Sud (e sostanzialmente più alto della media nazionale) e, fino a tempi recentissimi, poca disoccupazione e nessuna violenza urbana. Nonostante questi importanti vantaggi, Taranto appare povera e dimessa e sono quasi tangibili un’atmosfera di crisi e un generale umore di insoddisfazione. Le recriminazioni volano in ogni direzione mentre i tarantini fanno fatica a comprendere perché le loro (esagerate) aspettative di prosperità e occupazione stabile a tempo pieno (in seguito alla costruzione di un moderno impianto siderurgico) rimangono insoddisfatte e perché la loro città appare sempre più caotica e meno efficiente col passare dei mesi.

4. L’acciaio: Lo stabilimento siderurgico, ITALSIDER (di proprietà dello Stato), domina la città. Fu iniziato nel 1960 ed è oggi uno dei più moderni ed efficienti al mondo, con una capacità di produzione di 10, 5 milioni di tonnellate all’anno. Impiega 21.000 persone (per il 97 per cento da Taranto e provincia), e il suo indotto ne impiega altre 10.000. Italsider, insieme al suo indotto, ha un libro paga corrente di 170 milioni di dollari all’anno e, inoltre, spende 265 milioni di dollari all’anno per l’approvvigionamento di forniture e servizi in Italia, 200 milioni dei quali sono spesi nella sola Puglia. Questa iniezione di ricchezza e occupazione ha praticamente raddoppiato la popolazione di Taranto (da 130.000 nel 1960 a 250.000 nel 1976), ha incrementato di 7 volte e mezza il reddito medio pro capite durante lo stesso periodo, e fino a poco fa, aveva praticamente eliminato la grave piaga della disoccupazione. Questi indiscutibili benefici sono stati accompagnati, tuttavia, dalla distruzione quasi completa dell’agricoltura tradizionale della provincia circostante, dal costo della vita forse più alto di tutto il meridione, e da un’espansione urbana brutta e caotica. Inoltre, l’atteso sviluppo generale di un gran numero di piccole e medie imprese non si è verificato. Oggi, lo spettro della disoccupazione risultante dalla sovrapproduzione mondiale di acciaio ha stimolato un nuovo dibattito su ciò che non ha funzionato in questa città che ruota intorno ad una sola fabbrica.

Taranto anni '70 5. E’ cosa comune, oggi, tra i cittadini residenti, attribuire la colpa di tutte le loro sofferenze all’Italsider, benché l’avessero accolta a braccia aperte e con aspettative irrealistiche nel 1960. Gli indici sono anche puntati contro i politici e il governo (locale e nazionale). In tutte le accuse sembra esserci un fondo di verità. Italsider è rimasta troppo a lungo distaccata dai problemi della città. Le autorità cittadine hanno fatto poco per controllare o coordinare l’inevitabile crescita e, in buona sostanza, hanno lasciato che i problemi relativi al traffico, alle abitazioni, e simili, si risolvessero da soli. Per esempio, il traffico nell’ora di punta (30.000 persone) verso Italsider doveva attraversare un ponte girevole intasato ad una sola corsia. Per porvi rimedio, la città cominciò a discutere della costruzione di un ulteriore ponte nel 1960; 17 anni più tardi il nuovo ponte fu finalmente aperto al traffico.

6. Anche il governo nazionale avrebbe potuto fare meglio. La holding statale IRI decise di costruire uno stabilimento siderurgico a Taranto in parte perché la città possedeva un sito idoneo, ma anche per alleviare l’allora grave situazione di disoccupazione (e massiccia immigrazione) e per stimolare lo sviluppo economico in quest’area depressa del Sud. La creazione di Italsider produsse una città ruotante attorno ad una sola industria. Il governo non intraprese l'ulteriore passo di cercare di stimolare una crescita più equilibrata tramite industrie secondarie che potevano essere trainate dalla “locomotiva” Italsider. L’agricoltura fu trascurata quasi fino al punto della distruzione. L’area cantieristica dell’IRI fu ridotta a semplice manutenzione delle navi. Mentre le autostrade e superstrade furono sostanzialmente migliorate, l’aeroporto fu chiuso perché non sicuro, mentre le linee ferroviarie e il porto vennero trascurati. Per esempio, l’unico ammodernamento della ferrovia a binario unico che va da Taranto a Bari, costruita nel 1865, è consistito nell’installazione di luci di segnalazione elettriche. Nonostante queste condizioni, il traffico si è più che quadruplicato dalla II Guerra Mondiale. Il porto (tranne le banchine costruite da Italsider stessa) è rimasto allo stesso modo antiquato.

7. in breve, ci sono stati molti errori e molte opportunità mancate. Non c’è dubbio che si poteva fare meglio, ma QUANTO meglio è l’oggetto dell’accesso dibattito. La maggior parte dei pianificatori concorderebbe sul fatto che il Sud necessita maggiormente di industrie più piccole, meno sofisticate e a più alta intensità di manodopera se si tratta di ridurre il suo secolare surplus di manodopera e raggiungere una solida base di crescita e sviluppo economico. Mentre in passato era sembrato che il governo preferisse impiantare industrie di base ad alta intensità di capitale (acciaio, raffinerie, petrol-chimici) nel meridione, le nuove norme (che interessano sovvenzionamenti e prestiti) favoriscono investimenti orientati alla ricerca e ad imprese ad alta intensità di manodopera.

8. Lavoro: la CISL (un sindacato ad orientamento cattolico) è riuscito a mantenere un ruolo guida all’interno dell’Italsider e i rapporti con i lavoratori sono, nel complesso, buoni. Il suo principale concorrente, la CGIL (PCI/PSI), ha compiuto uno sforzo considerevole in termini umani ed economici per raggiungere la maggioranza relativa all’interno di Italsider, ottenendo però risultati solo discreti ad oggi. La controversia più nota e più dispendiosa per Taranto è un’anomalia che, si spera, non si ripeterà. Lo sciopero selvaggio di un piccolo gruppo di dipendenti di una delle industrie dell’indotto provocò dei danni ad uno dei forni dell’Italsider (fu lasciato raffreddare troppo rapidamente). L’irresponsabilità di quest’atto non è tale da incidere sulle relazioni a lungo termine tra Italsider e CISL/CGIL, che stanno già dedicando le loro attenzioni (e preoccupazioni) alla prospettiva di una disoccupazione su larga scala a causa della necessaria riduzione nella produzione. Al momento ci sono 6.000 licenziamenti per i quali si sta attingendo alle indennità del fondo di integrazione salariale (principalmente operai edili), ma ad essi si uniranno probabilmente 1.000 o più operai del siderurgico nelle prossime settimane.

9. Politica: politicamente, Taranto sembra ancora indietro di una generazione o più; l’equivalente italiano della politica clientelare dei ward-heelers, ancora prospera con una leadership che la maggior parte degli osservatori considera costantemente di scarsa qualità e frequentemente corrotta. Il PCI e il PSI hanno dominato la politica della città dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino alla metà degli anni ’50. Dopo di che, la DC in coalizione con il PSI e il PRI hanno controllato il Palazzo di Città fino al 1975, quando una coalizione di minoranza PCI/PSI/PSDI/PRI è subentrata nuovamente. Diversamente dalla Puglia nel suo complesso, le elezioni comunali del 1975 hanno seguito da vicino lo schema nazionale (cioè, la DC in calo e il PCI meglio che altrove in Puglia). Come in Parlamento, i partiti laici si sono rifiutati di formare la maggioranza con la DC nel 1975. Lasciando così la situazione in stallo perché il PCI più gli altri partiti laici non avevano la maggioranza. Piuttosto che affrontare l’orrore di essere fuori dagli incarichi, quattro consiglieri DC decisero di votare una giunta guidata dal PCI che controlla il Comune da allora.

10. E’ chiaro che a Taranto, la qualità del governo della città è scadente da molti anni. Tutti i partiti politici sembrano avere la stessa parte di responsabilità in questo stato d’accusa, benché le ragioni della loro inefficienza e inefficacia siano difficili da identificare.
La mancanza di senso civico è subito evidente nelle strade della città peggio amministrata della Puglia. La posizione politica è troppo spesso usata per l’arricchimento e l’avanzamento personale trascurando perfino le responsabilità di routine dell’incarico pubblico.
Il grande boom edilizio a Taranto aveva fornito infinite opportunità imprenditoriali ai politici che erano nella posizione di poter influenzare l’applicazione dei piani urbanistici e delle norme in materia edilizia e l’accesso al credito.

11. Tutti i singoli partiti sembrano essere nei guai. In un Paese dove i politici sono generalmente tenuti in bassa considerazione, la veemenza delle critiche a loro indirizzate a Taranto è sorprendente. Il PCI, pur evitando scandali gravi, ha prodotto un governo della città privo di lustro, non migliore di quello dei suoi mediocri predecessori. I quartieri generali del PCI nazionale stanno inviando “tecnici” per aiutare, ma molti osservatori prevedono che l’attuale sindaco PCI e alcuni suoi colleghi non si ricandideranno.
La reputazione della DC è stata annerita dagli scandali e l’organizzazione locale del partito sembra moribonda alla base mentre i suoi leader litigano tra loro. L’unica nota positiva in questo quadro a tinte fosche è un giovane (36 anni) deputato DC, Domenico Amalfitano, che ha preso le distanze dall’organizzazione locale del partito. È vicino alla Chiesa e a “Comunione e Liberazione” e sembra essere un polo di attrazione per quanti non intendono votare i partiti laici o di sinistra.
Un altro spiraglio è rappresentato dal nuovo direttore dell’unico quotidiano locale, che è stato, fino a poco tempo fa, un redattore politico di alto livello per il quotidiano della DC nazionale, Il Popolo, e che, a quanto riferito, è stato mandato a Taranto da Moro allo scopo di stimolare rinnovamento e riforme all’interno della DC locale.
I partiti laici sembrano essere in uno stato di confusione interna e di declino generale che rispecchia la situazione a livello nazionale.

12. Conclusioni: La prosperità e l’occupazione pressoché a tempo pieno a Taranto non hanno prodotto il grande miglioramento della qualità della vita che ci si attendeva. Certamente non hanno stimolato la crescita economica secondaria che molti si aspettavano. Una leadership locale inadeguata su tutti i fronti insieme ad alcune scelte politiche sbagliate (e la povertà di ciò che è stato portato a termine) hanno contribuito a questi scoraggianti risultati. Ma quali che siano le cause dell’attuale “crisi”, che senza dubbio aumenterà in intensità con la crescente disoccupazione, la situazione di Taranto verrà citata come un’ulteriore ragione – in aggiunta alla capacità eccedente – per opporsi alla costruzione di un quinto stabilimento siderurgico itaiano a Gioia Tauro in Calabria.

Note:

Traduzione di Antonella Recchia

Tradotto da Antonella Recchia per PeaceLink . Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l'autore della traduzione.
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