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Porto di Taranto. Terreni e acque dei moli contaminati da PCB, idrocarburi e metalli

I moli del porto di Taranto sono gestiti dalla società Ilva S.p.A.
15 maggio 2018 - Luciano Manna

moli porto di taranto I moli del porto di Taranto in uso all'Ilva S.p.A. sono contaminati da PCB, idrocarburi e metalli. Dal II° al V° sporgente le più recenti analisi di Arpa Puglia evidenziano superamenti delle CSC (Concentrazioni soglia di contaminazione) sia nelle analisi effettuate nei terreni che in quelle delle acque di falda.

Gli stessi sporgentii furono sequestrati con facoltà d'uso nel novembre del 2009 ad opera della Guardia di Finanza con ipotesi di danneggiamento e violazione delle norme ambientali a seguito delle attività dell'azienda che stoccava rifiuti speciali solidi e liquidi ed a seguito della gestione delle acque reflue industriali e delle acque meteoriche. "Ilva collabora con gli inquirenti - dichiarò all'epoca l'azienda - e si augura una celere chiusura delle indagini".

Oggi, dopo quasi 10 anni da quel sequestro, quella collaborazione annunciata da Ilva ci consegna terreni e falda, relativi a quell'area, seriamente contaminati e a causa di ciò è notevole il rischio di migrazione degli inquinanti e conseguente contaminazione dell acque del mare che bagnano questi stessi moli.

Le analisi riportate nel Report Tecnico descrittivo di luglio 2015, effettuata da una società che le ha eseguite per conto della committente Ilva di Taranto. Le stesse analisi sono state successivamente validate da Arpa Puglia che a sua volta effettua altre analisi in contradditorio.

Per quanto riguarda i terreni, dei 531 campioni di terreno prelevati dal II° al V° sporgente, risultano superare i limiti 22 campioni: in 12 casi al parametro Idrocarburi C>12, in 8 casi al parametro Vanadio, in 2 casi al Selenio, in 1 caso al Berillio, in 1 caso al Tallio e in 1 caso agli Idrocarburi Policiclici Aromatici sia come sommatoria che in alcuni dei congeneri (Benzo[a]antracene, Benzo[a]pirene, Benzo[b]fluorantene, Benzo[k]fluorantene, Indeno[1,2,3,cd]pirene).

Per quanto riguarda le analisi delle acque sotterranee effettuate nella stessa area presa in analisi i superamenti delle CSC sono riconducibili alla presenza di: Manganese, Alluminio, Ferro, PCB, PCDD/PCDF (diossine), Benzo(a)antracene, Benzo(a)pirene, Sommatoria IPA, 1,1 Dicloroetilene, Tricloroetilene, Triclorometano.

Di seguito le tabelle con i valori delle analisi rilevati dalla società incaricata da Ilva e delle analisi di Arpa Puglia.

Per quanto riguarda il Molo Polisettoriale, ben cinque mesi prima dell'inaugurazione della banchina, ad agosto del 2017, che vide la presenza del Ministro per la Coesione Territoriale e per il Mezzogiorno Claudio De Vincenti, si tenne a Roma presso il Ministero dell'Ambiente, un tavolo tecnico avente oggetto "Presenza di materiali da riporto nell'area del Molo Polisettoriale e dello Stabilimento Ilva spa". L'Autorità Portuale nell'effettuare le analisi di rischio relativamente alla presenza delle matrici materiali da riporto non tenne conto di diversi fattori che ai fini della tutela ambientale non poteva ignorare: la presenza di materiali da riporto comporta una verifica preliminare in merito alla possibilità di assimilare o meno tali materiali ai terreni finalizzata all'attuazione di quanto disposto dall'art. 242 del D.lgs. 152/06; i materiali da riporto devono essere sottoposti ai test di cessione ai sensi dell'art. 41 della Legge 98/13 e in ottemperanza di quanto disposto dall'art. 9 del decreto del Ministro dell'Ambiente del 5 febbraio 1998 ed inoltre i risultati devono essere confrontati con le CSC indicate nel del D.lgs. 152/06.

A maggio dello stesso anno lo stesso Ministero dell'Ambiente decreta

- che non è applicabile l’Analisi di rischio sito specifica relativa all’area Terminal Rinfuse contenuta nel documento “Riqualificazione del Molo Polisettoriale – Riqualificazione della banchina e dei piazzali in radice del Molo Polisettoriale. Adeguamento area Terminal Rinfuse – Porto di Taranto – Trasmissione analisi di rischio sito specifica”, trasmesso dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Jonio con nota del 25 novembre 2016 con protocollo n. 16745

- per le finalità di cui all’articolo 41 della Legge 9 agosto 2013, n. 98, l’attivazione degli interventi necessari. In particolare per il piazzale a quota 2,82 m s.l.m.m. e sulla banchina operativa compresa tra le progressive +1500 m e +1800 m, la sostituzione della pavimentazione esistente e l’esecuzione di scavi e rinterri per la realizzazione della rete di raccolta delle acque di pioggia e dell’impianto di sollevamento, nonché, sul piazzale a quota +1,95 m s.l.m.m. e sulla banchina di servizio compresa tra le progressive +1.800 m e + 2.050 m, un rinterro di 87 cm finalizzato a portare la quota del piazzale a 2,82 m s.l.m.m

- di avviare, in accordo con l’ARPA Puglia, specifico piano di monitoraggio relativamente alla matrice acque di falda, alle acque marine antistanti il molo per individuare la relazione di scambio tra le acque sotterranee e la colonna d'acqua marina.

Alla luce di quanto emerso da questa documentazione ufficiale resta molto difficile comprendere il perché, nonostante un sequestro eseguito nel 2009 ed ancora oggi in essere, Ilva possa continuare a esercitare la propria attività inquinando le matrici ambientali. Come intervengono le istituzioni in merito? Come intende proseguire la Procura della Repubblica di Taranto la propria attività giudiziaria nel Porto di Taranto al fine di tutelare la salute dei cittadini e la tutela dell'ambiente? Il Prefetto intende aggiungere qualcosa? La risposta, purtroppo, sembra essere quella più drastica, anzi lo è: l'attività legislativa eseguita dal 2012 ad oggi ha prevaricato il Testo Unico Ambientale ed ancora oggi, con tutta l'impotenza dell'Autorità giudiziaria di fronte alla prepotenza della politica che agisce solo ai fini del profitto, la società Ilva continua a compromettere salute ed ambiente generando "Malattia e Morte", ancora oggi, nel 2018 mentre dal tavolo delle trattative del Ministero dello Sviluppo Economico si gioca una guerra mediatica per confondere le idee al popolo italiano e per far credere a tutti che le vittime tarantine non vogliono morire in silenzio, e continuano in maniera fastidiosa, estremista e populista a lamentarsi. Peacelink consegnerà anche questo dossier in Procura.

Per una corretta comprensione delle campagne di misure si prega di prendere visione della documentazione integrale resa disponibile da Arpa Puglia e scaricabile a questo link

SCARICA QUI IL DOSSIER INTEGRALE

Di seguito le tabelle con i valori delle analisi rilevati dalla società incaricata dall'Ilva e delle analisi di Arpa Puglia relative ai moli II°, III°, IV° e V°.

analisi terreni

analisi delle acque di falda

analisi terreni e acque

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