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Il gigante Shell deve ridurre le emissioni di CO2

Una vittoria storica per la giustizia climatica. Per la prima volta un giudice ordina a una grande società inquinante di rispettare l'accordo sul clima di Parigi
31 maggio 2021

attivisti della Ong 'Friends of the Eart'


Il 26 maggio 2021 un tribunale olandese si è espresso sulle attività della Shell, ordinandole di ridurre le emissioni di carbonio (di petrolio e gas) del 45% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2019.
La decisione arriva in seguito a una causa intentata due anni fa da Milieudefensie, filiale dei Paesi Bassi dell’Ong Friends of the Earth, appoggiata da oltre 17mila cittadini che si sono costituiti parte civile in una causa denominata “il popolo contro Shell”. Al fianco di Milieudefensie si sono schierate altre sei Ong tra cui Greenpeace e ActionAid, che hanno accusato Shell di non fare abbastanza per allinearsi agli Accordi di Parigi sul clima del 2015, denunciando il gruppo petrolifero anglo-olandese per “distruzione dell’ambiente”.

Shell si è difesa sostenendo di aver già avviato importanti misure per sostenere la transizione energetica e facendo presente che questa è materia "che tocca ai governi". 

L'accordo di Parigi è il primo accordo giuridicamente vincolante che propone di rilanciare la questione ambientale all’interno dell’agenda politica ed economica. Tra gli obiettivi, il contenimento dell’aumento medio della temperatura globale nel lungo termine, entro i 2°C rispetto ai livelli pre-industriali. I Paesi aderenti hanno deciso di riunirsi ogni cinque anni per valutare periodicamente i progressi maturati.

  "È la prima volta che un'azienda è legalmente obbligata ad allineare le proprie politiche agli accordi sul clima di Parigi" afferma Friends of the Earth. Secondo la Ong se i più grandi inquinatori come Shell non saranno costretti ad allinearsi alla nuova tendenza verde, gli Accordi di Parigi non potranno mai essere rispettati.

I giudici olandesi hanno confermato che Shell è responsabile delle emissioni di tutte le sue filiali dislocate in circa 80 paesi in tutto il mondo e che i suoi attuali piani di riduzione non sono abbastanza concreti. Una decisione che potrebbe costituire un precedente importante nei tribunali di tutto il mondo, secondo Climate Case Chart attualmente sono 1.800 le cause giudiziarie intentate da attivisti per il clima contro multinazionali in tutto il mondo.

Alcuni dei commenti a caldo 
L'attivista per il clima Bill McKibben “Se vuoi far sopravvivere la civiltà, devi lasciare il carbone, il petrolio e il gas nel sottosuolo. Sembrava radicale un decennio fa. Oggi si afferma come legge."

Sara Shaw di Friends of the Earth International “Questa è una vittoria storica per la giustizia climatica. La nostra speranza è che il verdetto della Shell inneschi un'ondata di contenziosi sul clima contro i grandi inquinatori "

Scott Addison della società di comunicazione Infinite Global "La sentenza odierna mette in netto rilievo quanto alti possano essere i costi commerciali e reputazionali per l'inazione sul cambiamento climatico"

Roger Cox, un avvocato di Friends of the Earth Netherlands "Questo è un punto di svolta nella storia", ha detto. "È la prima volta che un giudice ordina a una grande società inquinante di rispettare l'accordo sul clima di Parigi"

L'International Energy Agency ha affermato all'inizio di questo mese che se i governi fossero seri riguardo alla crisi climatica, non dovrebbero esserci nuovi investimenti in petrolio, gas e carbone, invece le società produttrici di energia prevedono ancora ulteriori esplorazioni per l'estrazione di materie prime fossili. 

Note: Shell - nome completo Royal Dutch Shell - è una multinazionale britannico-olandese. Poiché la sua sede è a L'Aia, si è potuto farla giudicare in un tribunale olandese.

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