Sul corteo campeggiava la scritta “ILVA is a killer”
Un fiume di persone a Taranto per la chiusura dell’ILVA
La testa del corteo è stata aperta da una serie di croci recanti i nomi di padri, mariti e figli scomparsi a causa delle malattie legate all'inquinamento, a testimonianza del dolore della comunità locale.
17 ottobre 2026
Redazione PeaceLink
È stata imponente la manifestazione per la chiusura dell'ILVA a Taranto.
Le foto che pubblichiamo sono eloquenti e si commentano da sè.
La grande mobilitazione civica si è svolta nel pomeriggio di oggi, sabato 17 ottobre 2026, a Taranto, per chiedere la chiusura definitiva e la bonifica dell'area a caldo dello stabilimento siderurgico Ilva. [1, 2]
La grande mobilitazione civica si è svolta nel pomeriggio di oggi, sabato 17 ottobre 2026, a Taranto, per chiedere la chiusura definitiva e la bonifica dell'area a caldo dello stabilimento siderurgico Ilva. [1, 2]
Il corteo, organizzato dalla rete di cittadini e associazioni Onda del Futuro (che include anche i Genitori Tarantini), ha visto la partecipazione di una marea di persone che sono scese in strada per protestare chiedere una svolta ambientale ed economica per la città. [1, 2, 3]
Il raduno è iniziato alle ore 16:00 presso Piazzale Democrate. Il corteo è poi partito intorno alle 17:15 attraversando le vie principali della città fino a raggiungere il punto di arrivo in Piazza Maria Immacolata. [1, 2]
I simboli della protesta sono stati fortemente emozionali. La testa del corteo è stata aperta da una serie di croci recanti i nomi di padri, mariti e figli scomparsi a causa delle malattie legate all'inquinamento, a testimonianza del dolore della comunità locale.[1]
Sul corteo campeggiava la scritta “ILVA is a killer”.
I promotori hanno rimarcato la natura completamente civica e apartitica della mobilitazione, prendendo le distanze dai rappresentanti sindacali e politici che negli anni hanno invece supportato la continuità produttiva della fabbrica. [1]
La protesta giunge in una settimana di altissima tensione per il polo siderurgico, appena dopo la conclusione di uno sciopero con blocchi stradali indetto dai sindacati confederali e a pochissimi giorni (20 ottobre) dall'attesa pronuncia definitiva della Cassazione sulla chiusura dell'area a caldo dello stabilimento. [1, 2]
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