Era il 10 luglio 1976, una nuove di diossina contaminava l'ambiente, le case e le persone

A 40 anni dal disastro ambientale di Seveso. Parliamo dell'omertà di Stato?

Un confronto con Taranto. A Seveso il ritardo dell'informazione si misura in giorni, a Taranto si misura in anni. Della diossina a Taranto si è saputa l'esistenza non perché lo ha comunicato il governo o la ASL ma perché lo ha comunicato PeaceLink, con tutto il rischio di una simile comunicazione. Ancora oggi nel quartiere Tamburi la popolazione apre le finestre, entra la polvere. Nessuno viene informato che può entrare la diossina. E per la strada ci sono i banchetti di vendita della frutta e della verdura.
10 luglio 2016

Quaranta anni fa, il 10 luglio 1976, vi fu lo scoppio del reattore alla Icmesa, ma solo dopo una settimana la popolazione fu informata la popolazione di Seveso.

Fuoriuscirono dai 2 ai 3 chili di diossina, secondo le stime dell'OMS.

Taranto, quartiere Tamburi

Sui lastrici solari dei palazzi di questo quartiere, accanto al quale sorge l'ILVA, si accumulano le polveri con la diossina e nei giorni di vento, in estate, queste polveri vanno in risospensione ed entrano nelle case, i bambini piccoli le toccano, si mettono le mani in bocca. E si contaminano con piombo, diossina e altre terribili sostanze cancerogene. 

Il 28 giugno 2016 è stato uno di questi giorni (li chiamano "wind days") e la popolazione doveva essere avvisata dal sindaco di Taranto (come proposto dalla ASL e dall'ARPA). Nessuna comunicazione del Primo Cittadino (pediatra di professione). Nel quartiere Tamburi il PM10 in quella giornata è arrivato a 69 microgrammi a metro cubo, che equivarrebbe a 150 in quanto questo particolato ha una tossicità più che doppia rispetto a quello di altre città. Agli effetti cronici (cancerogeni) si possono sommare effetti acuti: ictus e infarti.

A Taranto nel 1965 entrò in funzione l'Italsider. Ha distribuito diossina per circa 170 grammi all'anno, ma è una stima cautelativa basata sulle rilevazioni Arpa del 2008. Che non tengono conto delle emissioni diffuse e fuggitive sfuggite al controllo. Inoltre prima del 2000 probabilmente le emissioni erano 800 grammi/anno in quanto non erano stati installati i filtri elettrostatici MEEP.

Quanta diossina è allora uscita a Taranto?

Tra i 7 e gli 8 chili, ed è una stima molto cautelativa, ossia 3-4 volte più che a Seveso.

L'evento non è stato acuto, come a Seveso, l'inquinamento a Taranto è stato strisciante e continuativo.

A Seveso il ruolo delle autorità fu omertoso e l'informazione del pericolo trapelò con giorni e giorni di ritardo, come è testimonianto da Daniele Biacchessi in questa intervista rilasciata a Laura Tussi.

A Taranto l'omertà sulla diossina è durata fino al 2005, quando PeaceLink, una associazione di cyber-attivisti, scoprì in un database europeo la presenza della diossina dell'ILVA a Taranto. Sal 1965 al 2005 nessuna informazione: quaranta anni di silenzi. E se i primi trenta possono essere "giustificabili" (le prime acquisizioni scientifiche sulle emissioni di diossina da un'acciaieria risalcono al 1991), gli ultimi 10 non lo erano affatto: l'ILVA non ha mai informato la popolazione. Ha informato probabilmente il ministero dell'Ambiente, che non ha informato la popolazione. E che ha strutturato il Codice dell'Ambiente in maniera tale che ILVA potesse emetterne anche dieci volte di più senza superare il terrificante limite di legge di 10000 nanogrammi a metro cubo in concentrazione totale di diossine.

Se a Seveso la popolazione è stata soccora con ritardi di giorni, a Taranto si continua a vendere frutta e verdura in via Orsini, nel quartiere Tamburi, nel luogo dove c'è stato nel novembre 2014 il picco di diossina più elevato mai misurato con deposimetri. 

La popolazione in quel luogo apre le finestre, entra la polvere. Nessuno viene informato che può entrare la diossina. La differenza fra Seveso è Taranto è questa.

A Seveso il ritardo dell'informazione si misura in giorni, a Taranto si misura in anni.

A Seveso nella zona A più contaminata vennero abbattute le case contaminate. Alle persone di quella zona venne chiesto di abbandonare tutto. A Taranto invece oggi migliaia di persone vivono nella zona contaminata dalla diossina, senza alcuna informazione e senza alcuna protezione efficace

Seveso, 1976

 

 

 


Articoli correlati

  • Anche 6 milioni di tonnellate di acciaio sono troppe
    Ecologia
    Produzione ILVA a Taranto

    Anche 6 milioni di tonnellate di acciaio sono troppe

    E adesso come faranno ad autorizzare 8 milioni di tonnellate/anno se già 6 mettono a rischio la salute della popolazione? Arpa Puglia, Aress e Asl fanno i calcoli ed emerge ciò che era ovvio. La VIIAS del 2019 aveva dato rischio sanitario inaccettabile a 4,7 milioni di tonnellate/anno di acciaio.
    20 maggio 2021 - Redazione PeaceLink
  • Il momento più duro
    Ecologia
    Riflessioni dopo la condanna di Nichi Vendola

    Il momento più duro

    Sono stata portavoce di Nichi nel 2005 la prima volta che si è candidato alla presidenza della Puglia. Il problema vero è che Nichi ha cercato di avere come interlocutori, e di più, come alleati, i Riva. All’epoca già sotto inchiesta. Parlava di stima reciproca.
    7 giugno 2021 - Francesca Borri
  • Richiesta di rettifica al Fatto Quotidiano
    Ecologia
    Comunicato di PeaceLink

    Richiesta di rettifica al Fatto Quotidiano

    Oggi sul Fatto Quotidiano è apparso un articolo che attribuisce a PeaceLink un'accusa a Vendola mai formulata da PeaceLink. Si richiede pertanto pubblicamente la tempestiva rettifica.
    3 giugno 2021 - Associazione PeaceLink
  • il processo Ilva va a sentenza, anche sulla caduta di 3 cabine gru e la morte di
Zaccaria
    Processo Ilva
    La registrazione di Radio radicale

    il processo Ilva va a sentenza, anche sulla caduta di 3 cabine gru e la morte di Zaccaria

    Dopo le richieste di pena, il PM ricostruisce il drammatico incidente del 28 novembre 2012, quando le cabine di 3 gru caddero sfilandosi dalle vie di corsa, per gravi carenze dei sistemi di sicurezza (udienza del 14 febbraio 2021)
    30 maggio 2021 - Lidia Giannotti
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.39 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)