Un appello

Il "governo del cambiamento" faccia tornare i soldati italiani dall'Afghanistan

In Afghanistan produzione di oppio senza precedenti. L’ONU sostiene che la produzione record di oppio ha portato in Afghanistan ad una rapida espansione dell'economia illegale nel 2017. La guerra puzza sempre più di droga e di ipocrisia
10 giugno 2018

A luglio accadranno due cose importanti. 

1) Finiranno i soldi per i lavoratori dell'ILVA.

2) Si dovranno rinnovare (o non rinnovare) le missioni militari italiane all'estero.

Faccio una proposta ai neoparlamentari: votate per tagliare quelle costose spese militari (in particolare la missione in Afghanistan, nata come missione di "aiuto alla popolazione" e trasformatasi in ben altro) e chiedete che quel risparmio di spesa venga usato per chiudere ILVA e riconvertirla.

La salvezza di una città è mille volte meglio di una sporca guerra persa. Boom di oppio in Afghanistan nelle aree controllate dalle "missioni di pace"

La guerra in Afghanistan suscita interrogativi inquietanti anche sulla missione militare italiana, sul traffico di droga, e questo servizio delle Iene lo documenta:

Droga e militari italiani in Afghanistan.

"Per mantenere il controllo, gli americani si sono alleati con potenti criminali e signori della guerra locali, chiudendo un occhio su tutta l’industria della droga afgana risorta dopo il 2001", scrive Ernico Piovesana.

Oggi in Afghanistan ci sono 200 mila ettari di piantagioni di papavero. Il boom produttivo della droga è avvenuto proprio nelle zone controllate dal governo afghano, sostenuto  dalle "missioni di pace".

Per non perdere la guerra chiudono un occhio, e l'anno scorso la produzione di papavero da oppio è aumentata del 67%.

L’ONU sostiene che la produzione record di oppio ha portato in Afghanistan ad una rapida espansione dell'economia illegale nel 2017.

In questo video emerge il dato in tutta la sua gravità.

La "missione di pace" puzza sempre più di droga e di ipocrizia.

Il boom di oppio in Afghanistan nelle aree controllate dalle "missioni di pace" è lo specchio del fallimento.

Piuttosto che spenderli in ipocrisia, i soldi della missione in Afghanistan si investano per la chiusura dell'ILVA e per la riconversione dell'economia di una città inquinata come Taranto.

Note: Questo documentario di RAI Storia sull'Afghanistan è di grande interesse
https://www.youtube.com/watch?v=1EF7EDv18C4
https://www.youtube.com/watch?v=rMbG1gUj3zQ


--- Risposta dell'on. Alessandra Ermellino (M5S) pubblicata su Facebook ---

QUALCHE PRECISAZIONE...

Siamo da tempo abituati agli slogan e alle semplificazioni giornalistiche, spesso colme di inesattezze.
Proprio su quest’ultimo punto mi è capitato di leggere qualche giorno fa un editoriale redatto da un attivista ambientalista locale che richiama l’attenzione del governo del cambiamento, nello specifico dei cinque parlamentari tarantini del MoVimento 5 Stelle, sulla missione in Afghanistan. La richiesta espressa dal titolo dell’editoriale è chiara: “Il governo del cambiamento faccia tornare i soldati italiani dall’Afghanistan”, sottotitolo “votate per tagliare le costose spese militari” e […] “chiedete che quel risparmio di spesa venga usato per chiudere Ilva e riconvertirla”.

Non siamo avvezzi al populismo o alle facili interpretazioni, per questo voglio velocemente fare qualche precisazione.

Il #M5S, dapprima che Taranto avesse una chiara rappresentanza parlamentare, è sempre stato contrario alla proroga di alcune missioni internazionali, in primis quella in Afghanistan, Paese nel quale l’Italia è da vari anni. C’è un’ampia rassegna stampa a favore di questa posizione che registra la lunga battaglia parlamentare fatta dal Movimento all’interno delle stanze del Palazzo. Senza andare troppo lontano, basterebbe rileggere le posizioni di alcuni esponenti del M5S risalenti a gennaio 2018, quando con il Parlamento in prorogatio e una rapida delibera dell’Esecutivo guidato da Gentiloni, veniva richiesta la necessità di dare il via libera per il 2018 alle missioni internazionali.

Siamo sempre sull’onda dell’eredità lasciata dal governo precedente: come per l’acquisto degli otto F35, il cui via è stato dato dall’ex ministro della Difesa Pinotti lo scorso 25 aprile, anche per le missioni all’estero l’Esecutivo precedente ci ha catapultato in una realtà che avrebbe potuto essere diversa solo se si fosse semplicemente deliberata una proroga di qualche mese per le missioni già in atto, in attesa che si regolasse il nuovo assetto politico - parlamentare.

Al di là delle considerazioni già ampiamente portate avanti dal M5S, ossia che la politica estera italiana si esercita da troppo tempo unicamente con lo strumento militare, quello che vorrei precisare riguarda in particolare la riconversione dell’Ilva con il denaro risparmiato dal taglio delle missioni.

Il ministero della Difesa e quello dello Sviluppo economico sono notoriamente due dicasteri differenti per competenze, ruolo e obiettivi, come del resto lo sono i restanti con e senza portafoglio. Ogni Ministero ha un suo bilancio e le voci di tale bilancio non possono essere spostate da un dicastero a un altro. La revisione di spesa prevista dal Movimento 5 Stelle prevede il taglio delle mission inutili, e comunque per la vertenza Ilva sarebbe più veloce utilizzare fondi non allocati piuttosto che quelli già destinati o da tagliare. Anche perché la chiusura di una missione non é immune da costi, ma questo ai più puó sfuggire. Cosa diversa e alternativa sarebbe richiedere di stanziare più fondi al Mise rispetto che a un altro Ministero, in questo caso della Difesa, ovviamente sempre in un’ottica generale di risparmio dei costi.

Sul fronte coperture, richieste più e più volte solo al M5S sia in campagna elettorale che successivamente, posso solo dire che il reperimento dei fondi è solo una questione di volontà politica. Noi possiamo dire a tutti i livelli, locale e nazionale, di aver dato e voler dare continuità e concretezza ai temi che abbiamo proposto prima con il programma per le Politiche 2018 e dopo con il contratto di governo. A noi la volontà politica non manca.

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