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Save lifes, change Dublin

PeaceLink aderisce a European Solidarity

La battaglia per la solidarietà europea non si fa sulla pelle delle persone in mare ma cambiando le regole sbagliate come il Regolamento di Dublino, che lasciano le maggiori responsabilità sui Paesi di Confine.
28 giugno 2018 - Alessandro Marescotti (presidente di PeaceLink)

La posizione di PeaceLink

Questo è l'appello di European Solidarity a cui abbiamo aderito. 

Abbiamo da aggiungere però anche due osservazioni.

La prima è che il fenomeno dei migranti è strettamente connesso alle guerre, scatenate spesso per gli obiettivi geopolitici dalle grandi potenze che vogliono controllare il mondo e accaparrarsene le risorse.

La seconda osservazione è che il fenomeno dei migranti nasce anche dalle disuguaglianze estreme che fanno fuggire milioni di persone dall'ingiustizia strutturale di cui sono vittime. L'1% della popolazione mondiale, la frazione più ricca, possede quanto il restante 99%.

Un mondo sconquassato dalle guerre e dominato dall'ingiustizia genera migranti che abbiamo il dovere morale di accogliere, ma il nostro compito primario dovrebbe essere quello di intervenire sulle cause strutturali che generano guerre e diseguaglianze estreme.

Il 28 giugno il Consiglio europeo discute di immigrazione: i Governi hanno la responsabilità storica di dare sostanza al principio di solidarietà su cui si è fondata l’Unione europea.

Chiedere asilo in Europa è un diritto, ma regole e politiche ingiuste continuano a far pagare a chi cerca rifugio l’incapacità dei Governi di affrontare sfide comuni con risposte comuni, come successo alle 629 persone bloccate in mare sull’Aquarius. La battaglia per la solidarietà europea non si fa sulla pelle delle persone in mare ma cambiando le regole sbagliate come il Regolamento di Dublino, che lasciano le maggiori responsabilità sui Paesi di Confine. Il Parlamento europeo ha già votato a larga maggioranza per superare l’ingiusto criterio del “primo Paese di accesso” e sostituirlo con un sistema di ricollocamento automatico che valorizza i legami significativi dei richiedenti e impone a tutti i Paesi di fare la propria parte, come già chiedono i Trattati europei.

Un’altra Europa c’è già, un’Europa che accoglie, aperta e solidale: facciamola vedere!

 

European solidarity

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