Sciopero generale per la Flotilla
La decisione di Cgil, USB, Cobas Scuola e altre realtà sindacali di proclamare lo sciopero generale nazionale per venerdì 3 ottobre segna un passaggio di straordinaria importanza nella mobilitazione civile e sindacale che in questi giorni attraversa il Paese. Questa è la risposta all'arroganza del governo israeliano contro le navi civili della Flotilla che portavano aiuti e solidarietà alla popolazione palestinese.
È necessario mobilitarsi da subito, in ogni città, in ogni luogo di lavoro, nelle strade e nei porti. Da questo momento ogni lavoratore e lavoratrice, ogni cittadino e cittadina, ogni organizzazione democratica e solidale può fermare tutto: produzione, logistica, trasporti, scuola, servizi. Non si può rimanere neutrali di fronte a quanto Israele sta compiendo grazie alla complicità dei governi occidentali – Italia compresa – che continuano a fornire sostegno alle forze armate israeliane. L'Italia continua a mantenere in vigore un Memorandum di intesa militare ancora oggi.Il genocidio a Gaza è in atto, lo ha acclarato l'ONU in un rapporto redatto a settembre.
Per fermare Israele occorre fermare tutto, così come prevedeva Jack London nel suo visionario romanzo "Il tallone di ferro" (The Iron Hell) in cui immaginava la classe lavoratrice mondiale blocca ogni attività per evitare una guerra e disarticolare la logistica dei suoi promotori.
Jack London immaginava un'azione collettiva per fermare le macchine della guerra.
Così oggi noi possiamo non solo immaginare ma applicare un rallentamento di ogni attività, fino al blocco pacifico. Per dire no al genocidio.
Intorno a questa linea si stanno già moltiplicando le iniziative: presidi davanti alle prefetture, cortei studenteschi, assemblee nei luoghi di lavoro, iniziative culturali e momenti di preghiera e discussione condivisa. È un movimento che unisce generazioni e mondi diversi, dalla scuola alla fabbrica, dall’università ai quartieri popolari, per dire no al genocidio in corso a Gaza e per riaffermare che la solidarietà non può essere criminalizzata.
La Flotilla non rappresenta soltanto un convoglio di aiuti: è un simbolo di resistenza civile, di coraggio nonviolento, di speranza. Difenderla significa difendere il diritto alla vita, alla dignità e alla libertà. Difenderla significa essere fedeli all’articolo 11 della nostra Costituzione, che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti, e all'articolo 2 con cui la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo.
Lo sciopero del 3 ottobre diventa così un appuntamento che supera i confini sindacali: è un momento di coscienza collettiva, di partecipazione democratica e di lotta per la pace. Perché se viene fermato chi porta pane, acqua e cure a una popolazione assediata, allora viene colpita la speranza di tutti di noi.
In queste ore in cui la Flotilla chiede sostegno, l’Italia risponde con la forza della sua storia e con la voce di chi non si arrende: università occupate, fabbriche in sciopero e piazze aperte alla mobilitazione. Per Gaza, per la Costituzione, per un futuro senza genocidio.
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