Il silenzio atomico della NATO
In occasione della Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), la NATO ha rilasciato una deludente dichiarazione.
Non c'è infatti una sola parola sulla fine del trattato New START, scaduto recentemente e che costituiva l'architettura della sicurezza nucleare per i missili balistici a lunga gittata. Non c'è alcun appello finalizzato a ricostruire un nuovo quadro giuridico per limitare gli arsenali nucleari di Stati Uniti e Russia.
Il 5 febbraio 2026, l’ultimo baluardo del controllo degli armamenti strategici è scaduto. Il New START è scaduto senza che gli Stati Uniti, il principale alleato della NATO, muovessero un dito per rinnovarlo o per avviare un nuovo trattato.
La Russia ha dichiarato di essere pronta a rispettare volontariamente i limiti quantitativi del trattato (1.550 testate e 700 vettori per parte) anche dopo la scadenza. Questo impegno è però strettamente vincolato a un comportamento analogo da parte degli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha ribadito che la moratoria dichiarata dal presidente Putin rimarrà in vigore solo finché gli Stati Uniti non supereranno a loro volta i limiti.
C'è poi un altro problema.
Infatti è venuto meno anche l'altro importantissimo trattato sugli euromissili, il trattato INF.
E quindi?
Oggi, per la prima volta dalla Guerra Fredda, le due maggiori potenze nucleari operano senza alcun vincolo giuridico, senza ispezioni, senza trasparenza. Il Trattato TNP costituisce l'ultimo debole appiglio a cui aggrapparci. Ma la NATO rimane in silenzio sul riavvio di negoziati, proprio adesso che inizia la conferenza ONU finalizzata alla non proliferazione delle armi nucleari.

Come mai?
È bene ricordare cosa prevede l’articolo VI del TNP, perché è un pilastro dell’intero Trattato. L’articolo VI impone l’obbligo di perseguire negoziati in buona fede per la cessazione della corsa agli armamenti nucleari, per il disarmo nucleare e per un trattato sul disarmo generale e completo sotto stretto controllo internazionale. La Corte internazionale di giustizia ha ribadito che non si tratta di un auspicio retorico, ma di un obbligo giuridico preciso da perseguire fino alla conclusione. Ebbene, la condotta della NATO, e degli Stati Uniti che la guidano, va esattamente nella direzione opposta. Lasciar morire il New START senza proporre un’alternativa non è un incidente diplomatico: è il rifiuto di negoziare per il disarmo nucleare.
L’amministrazione Trump ha lasciato scadere il New START senza un piano per il disarmo nucleare. Anzi: l'intento è quello di un ritorno alla corsa al riarmo nucleare. Il sottosegretario alla Difesa per il controllo degli armamenti Thomas DiNanno ha detto che gli Stati Uniti sono pronti, se il Presidente lo ordinerà, ad espandere le forze attuali, diversificare le capacità, sviluppare e schierare nuove forze nucleari di teatro.
Le “forze di teatro” sono armi nucleari concepite per operare in un “teatro operativo” regionale (per esempio l’Europa, il Medio Oriente o l’Estremo Oriente), anziché puntare direttamente il territorio delle superpotenze (come Stati Uniti o Russia).
Tradotto: la Casa Bianca vuole mani libere per riarmarsi senza vincoli. E la NATO subisce supinamente il diktat, limitandosi a lanciare accuse a Russia e Cina, come se Washington fosse una vittima e non il principale artefice del vuoto strategico attuale. È un tradimento dell’Articolo VI perché abbandonare il controllo degli armamenti è l’esatto contrario del perseguire negoziati per la cessazione della corsa agli armamenti. La NATO, che pure richiama il TNP nella sua dichiarazione, omette di chiedere un nuovo trattato, legittimando di fatto la linea trumpiana, anche perché al suo interno la Francia vuole aumentare le testate nucleari per assumere il ruolo della potenza che offre l'ombrello atomico europeo contro la Russia.
La Conferenza di revisione del TNP che si apre il 27 aprile a New York non può ignorare questo scenario. Se il regime di non proliferazione vuole sopravvivere, deve avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome: l’Articolo VI rischia di essere violato apertamente. E la scelta della NATO di tacere sulla fine del New START è la prova più evidente che l’Alleanza non è più un garante del disarmo, ma un ostacolo.
Ai governi dei Paesi della NATO, a partire dall’Italia, occorre chiedere - durante le settimane della conferenza di revisione - di rompere il silenzio e di formalizzare l’avvio immediato di negoziati per un nuovo trattato di limitazione delle armi nucleari tra Stati Uniti e Russia.
Non è questo il tempo per l’indifferenza. Senza un trattato che limiti le testate, il rischio di una nuova, pericolosissima corsa agli armamenti nucleari è più concreto che mai. Tutti facciano sentire la propria voce e prendano posizione perché le testate atomiche non tornino ad aumentare e a minacciare il futuro dell'umanità.
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