Loro si addestreranno all'olocausto nucleare: e noi?
Steadfast Noon verrà presentata come una routine necessaria, un atto di deterrenza indispensabile per garantire la sicurezza del continente europeo. Se noi pacifisti rimarremo in silenzio dimostreremo o scarsa capacità di intercettare l'informazione militare o, peggio ancora, indifferenza rispetto ai valori che ci dovrebbero animare. Non possiamo opporci alle armi nucleari e poi accettare in silenzio l'addestramento alla catastrofe planetaria. Questa esercitazione è diventata un fatto ordinario, un evento calendarizzato che non suscita più il dibattito pubblico che meriterebbe.
Fino ad alcuni anni Steadfast Noon era segreta. Poi è diventata di dominio pubblico.
Tuttavia il silenzio che circonda questa esercitazione nucleare è il sintomo di una progressiva e preoccupante assuefazione all'idea stessa del conflitto nucleare, che viene pianificato senza che vi sia un reale confronto in Parlamento e un dibattito nella società civile.
A rendere lo scenario attuale estremamente inquietante sono i pilastri stessi su cui si fonda la dottrina strategica dell'Alleanza Atlantica.
- Il primo elemento destabilizzante risiede nel fatto che la NATO non esclude l'opzione del primo colpo nucleare, il cosiddetto "first strike". Questo significa che l'uso delle armi di distruzione di massa non viene concepito unicamente come una risposta a un attacco atomico ma rimane un'opzione sul tavolo anche nell'escalation di una guerra convenzionale. Una simile postura trasforma le testate nucleari in strumenti di effettivo impiego militare di una guerra convenzionale, abbassando pericolosamente la soglia del loro utilizzo. L'eventualità di un "first strike" aumenta anche il rischio di una guerra nucleare generata dal sospetto di un attacco nucleare preventivo da parte degli Stati Uniti contro la Russia o viceversa. Il fatto che le due grandi potenze non escludano di un "primo uso" delle armi nucleari è motivo di grande preoccupazione. Questo ci porta a chiedere che vi sia un accordo internazionale di esclusione del "primo uso" e contemporaneamente di rimozione delle cause che potrebbero indurre una delle due potenze al primo uso (la Russia lo prevede nel caso in caso di aggressione da parte di Stati non nucleari sostenuti da potenze atomiche o di fronte a minacce all'esistenza stessa dello Stato ).
- A questa dottrina del "first strike" si affianca il secondo elemento destabilizzante dell'attuale dottrina militare, rappresentato dal criterio della cosiddetta "ambiguità strategica". Mantenendo volontariamente segreti i dettagli esatti che farebbero scattare l'uso delle armi nucleari, la NATO punta a rendere imprevedibili le proprie decisioni. In un contesto internazionale privo di solidi canali di comunicazione diplomatica, l'ambiguità strategica trasforma in una partita a poker l'uso delle armi nucleari. L'ambiguità strategica punta a preservare l'effetto sorpresa del first strike ma può provocare anche l'effetto opposto, amplificando il rischio di una guerra per errore scatenata da un tragico fraintendimento delle reali intenzioni dell'avversario. Giocare a carte coperte e per di più mantenere - per dottrina militare - una "ambiguità strategica" è grave e irresponsabile, specie in un contesto di surriscaldamento delle relazioni diplomatiche per la guerra in Ucraina.
Un'esercitazione nucleare come la Steadfast Noon vedrà sicuramente una risposta da parte russa dello stesso livello, con un'esercitazione nucleare analoga. È facile immaginare che ciò trasformerà i territori e le basi del nostro Paese, che ospitano gli ordigni statunitensi, in potenziali bersagli di ritorsione.
La presenza di armi nucleari non fornisce sicurezza all'Italia ma aumenta i rischi di essere uno dei primi obiettivi in un conflitto nucleare.
PeaceLink invita tutte le realtà pacifiste, i movimenti ecologisti e i cittadini a superare l'apatia generale e ad avviare fin da ora una mobilitazione diffusa in vista dell'esercitazione di ottobre 2026, in collegamento con i pacifisti tedeschi. È urgente promuovere assemblee informative, fare pressione sui parlamentari, organizzare volantinaggi e scendere nelle piazze per chiedere che l'Italia non ospiti armi nucleari e perché vengano riconosciute come illegali le basi USA, create con accordi internazionali contrari al dettato costituzionale in quanto mai ratificati dal parlamento e mai resi noti.
Occorre poi sollecitare l'adesione dell'Italia al Trattato ONU per la proibizione delle armi nucleari. Occorre infine opporsi alla logica del primo colpo e dell'ambiguità militare per ribadire che la sicurezza collettiva si costruisce con la diplomazia e il disarmo, non addestrandosi alla fine del mondo.
Questo occorre fare.
Favoriamo le connessioni per creare una rete contro le esercitazioni all'apocalisse nucleare.
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