MediaWatch

RSS logo

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • Donazione online con PayPal
  • C.C.P. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009, 74100 Taranto
  • Conto Corrente Bancario c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink - IBAN: IT65 A050 1804 0000 0001 1154 580
Motore di ricerca in

PeaceLink News

...

Articoli correlati

  • Un altro passo e anche in tribunale sarà… No MUOS?
    Il MUOS (Mobile User Objective System) è composto da cinque satelliti geostazionari e quattro stazioni terrestri, una delle quali è sorta a Niscemi, ed è gestito dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti

    Un altro passo e anche in tribunale sarà… No MUOS?

    Chieste 4 condanne e la confisca del sito nel processo per abusivismo e violazione della legge ambientale nella costruzione del sistema militare USA a Niscemi (Sicilia)
    17 febbraio 2018 - Alessio Di Florio
  • Jalal Talabani, un peshmerga, un leader, un uomo di pace
    Jalal Talabani non è stato soltanto, fino al 2014, il Presidente della Repubblica dell’Iraq. E’ stato il garante istituzionale di un Paese nato esattamente un secolo fa.

    Jalal Talabani, un peshmerga, un leader, un uomo di pace

    E’ trascorsa una settimana dal Referendum - così a lungo atteso - per l’indipendenza del Kurdistan Iracheno. Oggi la notizia della morte di Jalal Talabani. I due eventi, casualmente così ravvicinati, sembrano concatenarsi in una sequenza simbolica di passaggio di testimone.
    4 ottobre 2017 - Andrea Misuri
  • F-35

    F-35

    La cinica conclusione nella Relazione speciale sulla partecipazione italiana al Programma F-35 Lightning II della Corte dei conti e la cupa posizione dei sindacati confederali. Di fatto le forze aeree straniere che utilizzano l’F-35 saranno costrette a finanziare con 150 milioni di dollari i laboratori software degli Stati Uniti occupati quasi per il 50% da personale statunitense
    1 settembre 2017 - Rossana De Simone
  • Le bugie sull’Afghanistan
    Nessuna ricostruzione nonostante i 100 miliardi di dollari spesi dagli USA

    Le bugie sull’Afghanistan

    Un triste bilancio sulla missione USA in Afghanistan mentre Trump rilancia e promette "più uomini fino alla vittoria finale"
    24 agosto 2017 - Matthew Hoh

Iraq: Judith Miller alla Casa Bianca anche prima inizio scandalo armi sterminio

13 ottobre 2005
Fonte: Adnkronos

New York, 13 ott. - (Adnkronos) - Nuova e decisiva testimonianza ieri della giornalista del New York Times Judith Miller di fronte a un Grand Jury in merito alla vicenda della fuga di notizie sull'identita' dell'operativa della Cia Valery Plame nel pieno dello scandalo per il mancato ritrovamento delle armi di steriminio di Saddam Hussein. Miller, che aveva trascorso 85 giorni in carcere per essersi rifiutata di testimoniare, ed e' stata scarcerata il mese scorso solo dopo aver accettato di comparire di fronte al magistrato in seguito all'autorizzazione scritta ricevuta dalla sua fonte a parlare, e' quindi stata completamente scagionata dall'accusa di oltraggio alla corte. Ma nel frattempo nella ''newsroom'' del New York Times, e in buona parte dell'opinione pubblica americana che ha cercato di seguire la 'saga' Plame-Miller, cresce la frustrazione per la complessita' di una storia che appare sempre piu' difficile seguire e soprattutto per la difesa a oltranza che i vertici del quotidiano continuano a fare della giornalista, a spese della cronaca della vicenda. ''Certo che sono preoccupato dalla frustrazione decisamente palpabile che si respira in redazione. La condivido. E' tremendo aver in mano una storia e non riuscire a raccontarla, fastidioso essere presi di mira dai blog e vedere ipotesi assurde consolidarsi in verita' acquisite'', ha dichiarato il direttore del quotidiano Bill Keller. ''Sono in molti i giornalisti a mettere in discussione i loro capi. Non e' che pensano che difendere Miller sia sbagliato, ma non riuscivano bene a capire cosa si stesse difendendo'...in tutte le redazioni del Times ritengono che il giornale avrebbe dovuto seguire la storia con maggiore aggressivita''', ha spiegato in una intervista al Washington Post Adam Clymer, ex caporedattore politico al New York Times. La giornalista, che peraltro sulla questione della fuga di notizie Plame non ha scritto una sola riga, e sulle armi di sterminio di Saddam, in particolare sul presunto programma biologico, aveva scritto prima dell'inizio dell'intervento militare notizie poi rivelatesi false basandosi su fonti vicine ad Ahmed Chalabi, ieri e' stata interrogata per oltre un ora, dopo aver consegnato al Gran Jury gli appunti che aveva preso nel corso della sua prima, e fino a ora non nota, conversazione con il capo di gabinetto di Cheney, Lewis Libby, il 23 giugno del 2003, prima quindi dell'inizio dello scandalo per il mancato ritrovamento in Iraq delle armi che Bush aveva utilizzato come ragione principale della guerra contro l'Iraq di Saddam Hussein. Il super consigliere del Presidente americano, Karl Rove, domani dovra' tornare a testimoniare anche lui, ed e' la quarta volta, mentre il procuratore generale che ha aperto l'inchiesta ha detto di non poter garantire di escludere l'ipotesi di formalizzare nei confronti dell'artefice delle vittoria di Bush un capo d'accusa. Il procuratore Patrick Fitzgerald sta ora cercando di stabilire se la Casa Bianca ha deliberatamente preso di mira Joseph Wilson e la moglie gia' prima che l'ex ambasciatore e poi inviato nel Niger firmasse l'editoriale pubblicato dal New York Times in cui accusava il Presidente Bush di aver mentito nel suo discorso sullo stato dell'Unione del gennaio del 2003 in merito al tentativo di Saddam di acquisire uranio distorcendo le informazioni raccolte dall'intelligence, anche in seguito alla sua missione nello Stato africano sponsorizzata proprio dalla Cia. Un 'capitolo' degli appunti consegnati da Miller al magistrato si riferisce proprio al marito di Plame, Wilson. Miller aveva poi incontrato Libby altre due volte, il mese successivo, a luglio. Per questo, secondo quanto e' emerso ieri da fonti legali, l'ipotesi di reato su cui sta lavorando ora il proratore e' quella di complotto, da parte di chi avrebbe cercado di screditare Wilson poco prima che questi denunciasse le esagerazioni dell'Amministrazione. Libby, a sua volta chiamato due volte a testimoniare, non aveva mai citato l'incontro con Miller del 23 giugno, ma solo i due successivi di luglio. Non e' quindi chiaro se avesse autorizzato Miller a parlare anche di questo primo colloquio quando il mese scorso ha sollevato la giornalista dalla promessa di proteggere la sua fonte. Wilson, che era stato nominato ambasciatore in Niger durante l'Amministrazione Clinton, era tornato nel Paese su incarico della Casa Bianca di Bush per indagare sulla vicenda uranio segnalata a Washington da servizi di intelligence stranieri. Nel rapporto finale della sua missione, il diplomatico aveva concluso che non vi era stata alcuna transazione, ma che comunque due uomini d'affari considerati vicini al regime iracheno avevano avviato contatti con la leadership nigerina per acquistare l'uranio.

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.5.7 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Posta elettronica certificata (PEC)