Intercettazioni, la causa contro l'At&t va avanti

Usa, un giudice federale respinge la richiesta della compagnia tlc. Autorizzazione a procedere contro il gigante della telefonia statunitense, accusato dall'associazione Electronic Frontier Foundation di spionaggio di massa
26 luglio 2006
Giulia Sbarigia
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

È solo un primo passo, ma è già una piccola vittoria per i sostenitori americani del diritto alla privacy. Un giudice federale ha autorizzato l'Eff, acronimo per Electonic frontier foundation - associazione nata a San Francisco nel luglio del 1990 che si batte per i diritti nell'era digitale - a procedere contro la compagnia telefonica statunitense At&T.
Il colosso delle telecomunicazioni è accusato dagli attivisti dell'Eff di aver collaborato con la Nsa (la National security agency), in nome della lotta al terrorismo, nell'intercettazione illegale di milioni di cittadini violando le leggi sulla sorveglianza elettronica e riducendo a carta straccia il primo e il quarto emendamento. Nel documento depositato in tribunale alla fine di gennaio si legge: «Nel dicembre scorso la stampa rivelò che il governo aveva istituito un sistema di sorveglianza che viola la Costituzione e ignora le indicazioni del Congresso. Questo programma, autorizzato dal presidente nel 2001 e utilizzato dalla Nsa senza alcuna approvazione giuridica, intercetta e analizza le comunicazione di milioni di americani. Prima di questa rivelazione i denuncianti e i membri della class action non avevano avuto la possibilità di scoprire l'esistenza di questa iniziativa o delle violazioni delle leggi a essa correlata».
Già dopo la denuncia dell'Eff era chiaro che il governo Usa puntava a insabbiare tutta la faccenda delle intercettazioni di massa scagionando completamente la compagnia di tlc e trincerandosi dietro il segreto di stato. L'operatore di telefonia da parte sua si è sempre difeso dichiarando l'impossibilità di diffondere dettagli tecnici sulla sua struttura tecnologica.
Nella causa della fondazione di San Francisco, intentata attraverso una class action, si accusa precisamente l'At&t di aver offerto l'«accesso a un numero sostanziale di comunicazioni trasmesse attraverso la loro infrastruttura telefonica, se non addirittura a tutte, incluso l'accesso diretto alle telefonate, locali e internazionali, e alle comunicazioni su Internet» e si chiede un risarcimento danni pari a 22mila dollari, poco meno di 18mila euro, per ogni singolo abbonato. Ora il giudice federale Vaughn Walker, nelle 72 pagine della sua relazione, ha riaperto la partita. All'orizzonte si profila un duro scontro in aula che potrebbe portare alla luce particolari scottanti del rapporto tra il gigante dei telefoni e il dipartimento anti-terrorismo di Washington.
Lo privacy è un tema bollente e il caso At&T non è l'unico nodo da sciogliere per le associazioni in difesa dei cittadini «connessi». Sul tavolo delle libertà digitali c'è la famigerata normativa Calea (Communications assistance for law enforcement), una disposizione governativa che obbliga i provider di Internet a dotarsi di backdoors (porte d'accesso segrete) entro maggio del 2007, lasciando così mano libera all'Fbi di effettuare intercettazioni in Rete. Si agitano allora i gruppi che lottano per i diritti civili trovando una sponda anche nelle grandi aziende di telecomunicazioni come Sun Microsystems e Pulver.com e nelle associazioni universitarie che hanno già presentato un ricorso in Corte d'appello.

Articoli correlati

  • “Cyber mercenari” hanno spiato migliaia di utenti Facebook
    MediaWatch
    Utilizzati profili falsi per indurre le persone a rivelare dati privati

    “Cyber mercenari” hanno spiato migliaia di utenti Facebook

    Campagne di spionaggio in più di 100 nazioni per conto di agenzie governative o clienti privati hanno coinvolto anche amici e familiari degli obiettivi. Sono stati sospesi circa 1.500 account, per lo più falsi, gestiti da sette organizzazioni su Facebook, Instagram e WhatsApp.
    17 dicembre 2021 - AGI (Agenzia Giornalistica Italia)
  • La CIA ci spia (e non vuole più andare via)
    CyberCultura
    I servizi segreti americani possono ascoltare le persone tramite i microfoni delle smart TV

    La CIA ci spia (e non vuole più andare via)

    Joshua Adam Schulte è in carcere per aver passato a Wikileaks oltre 8 mila pagine di documenti top-secret che rivelano come la CIA possieda la capacità di violare la segretezza della corrispondenza non solo su WhatsApp e Telegram ma anche su Signal. Il caso Vault 7 è gravissimo.
    5 settembre 2021 - Redazione PeaceLink
  • Giustizia per Berta, giustizia per i popoli
    Latina
    Honduras

    Giustizia per Berta, giustizia per i popoli

    Continua in Honduras il processo contro David Castillo
    18 maggio 2021 - Giorgio Trucchi
  • Giustizia integrale per Berta: verità, riparazione e non ripetizione
    Latina
    Honduras

    Giustizia integrale per Berta: verità, riparazione e non ripetizione

    Iniziato e già sospeso il processo contro David Castillo Mejía.
    Nuove prove contro un membro della famiglia Atala
    12 aprile 2021 - Giorgio Trucchi
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.44 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)