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Due parole sul complotto dell'11 Settembre

Il danno che i teorici del complotto stanno arrecando è enorme
6 ottobre 2006 - Paolo Barnard (giornalista Rai; autore di)

Credo che le persone ancora capaci di buon senso fra coloro che si definiscono antagonisti dell’Impero debbano una volta per tutte prendere posizione su questa deriva febbricitante che ha sequestrato e stravolto oltre ogni immaginazione la giusta richiesta di riaprire le indagini sull’11 di Settembre 2001.
C’è una febbre che contagia molti, e che vuole trovare il Male assoluto alla Casa Bianca accusandola di aver pianificato gli attentati cosiddetti 9/11.
Permettetemi solo due commenti, due chiamate a tornare alla ragione.

Primo: non c’è bisogno di scatenare scenari selvaggiamente fantasiosi per inchiodare Bush-Cheney alla croce dell’infamia politica. Basta, e avanza, quello che hanno già fatto. Ne basterebbe un decimo, a dir la verità: Crimini di Guerra (secondo la Quarta Convenzione di Ginevra e Protocolli Aggiunti), Crimine Supremo (secondo i Princìpi di Norimberga), Tortura, Terrorismo di Stato, Attentati alla Democrazia, e altro ancora. Secondo la stessa legge americana (War Crimes Act, 1996) sarebbero passibili della pena di morte per tutto ciò. Non vi basta? Il rincarare questa dose con illazioni sgangherate sul Complotto neoconservatore dell’11 di Settembre ci espone al rischio di perdere ogni credibilità presso quel poco di opinione pubblica che con tanta fatica stiamo cercando di informare sulle micidiali narrative storiche falsate degli ultimi decenni. Se siamo finora riusciti a convincere quelle poche persone della necessità di opporsi al disegno criminale delle oligarchie neoliberali nel mondo, lo dobbiamo al lavoro paziente e preciso, costante e dotto, pacato e realistico di tanti attivisti seri che sanno misurare le parole e leggere la realtà dei fatti. I roghi laici, veri e propri linciaggi emozionali a furor di popolo, dell’esercito dei teorici del Complotto 9/11 stanno distruggendo quel lavoro.

Secondo: se per un attimo ci alziamo al di sopra del polverone delle prove e contro-prove, perizie e contro-perizie, testimoni e contro-testimoni, e della immensa quantità di indizi e contro-indizi che furoreggiano gli uni contro gli altri in questa disputa su chi abbia veramente colpito l’America l’11 di Settembre, troviamo il terreno della ragione. E allora vi invito a ragionare.
Dovete chiedervi: e il rischio? Un presidente americano che seduto alla sua scrivania contemplasse l’impresa di sterminare migliaia di propri concittadini per un qualunque fine, si chiederebbe: cosa rischio? E in cambio di che cosa? Il rischio per Bush, se smascherato, sarebbe la sua sicura condanna a morte per alto tradimento, la sua iscrizione nel ruolo di americano più infame della Storia da oggi all’eternità, la fine totale del partito Repubblicano, la rovina nella vergogna più abietta della sua famiglia. E in cambio di che? Petrolio? Egemonia Usa nel mondo? Il baratto dal suo punto di vosta non è sostenibile, semplicemente perché se il complotto riuscisse ci guadagnerebbero principlamente gli altri (un presidente miliardario in pensione cosa ci guadagna?), ma se fallisse pagherebbe soprattutto lui, e che prezzo! Vi rendete conto del prezzo per un presidente americano?

***

Basterebbe questo per chiudere la partita, ma prestiamoci ad andare oltre per un attimo. Un presidente che anche accettasse un simile insensato baratto dovrebbe essere certo, nel modo più incredibilmente blindato, che tutti i partecipanti al complotto rimarranno ermeticamente omertosi e per sempre. Nessun errore, nessun pentimento sul letto di morte, nessuna tentazione di ricattare per denaro, nessuna faida interna, nessun rimorso, nessuna fuga di notizie, e tutto questo mai, mai e poi mai in nessuno dei complici. Significa avere un controllo orwellianamente orchestrato sull’intera vita di... quanti? Già, vi siete mai chiesti quanti individui sarebbero stati necessari per organizzare il complotto dell’11 di Settembre? Contiamoli:

- Bush e i suoi collaboratori neocons;
– diversi agenti della Cia, Nsa, Dia, del Pentagono, dell’Fbi;
– l’esercito degli Stati Uniti in diversi sui addentellati, fra vertici dell’aeronautica, comandanti di basi militari, semplici soldati, genieri ecc.
– i tecnici, ingegneri e specialisti in demolizioni controllate;
– specialisti di informatica, di salvataggio, di sabotaggio aereo;
– personale aeroportuale;
– analisti della Difesa, specialisti in contraffazioni;
– ecc.

In tutto diverse centinaia di persone che dovremmo immaginare coordinate come ubbidienti robot di stupefacente precisione agli ordini di un gran Master. Mentre sappiamo bene che nel mondo reale le cose non stanno così, né mai filano così lisce. Nel mondo reale la stupefacente efficienza che avrebbe permesso a questo esercito di individui di funzionare fino all’11 di Settembre senza destare il benché minimo sospetto in alcuno, senza fughe di notizie, senza defezioni, senza cellule deviate pronte al ricatto per ottenere potere, non esiste. I Servizi americani sono notoriamente litigiosi, perennemente in guerra sia al proprio interno, che gli uni contro gli altri. Nessun presidente americano nella Storia è mai riuscito ad unificarli o a zittirli, e le soffiate all’esterno sono state ben note e la regola. La reazione fulminea della Difesa americana sotto attacco è un mito dei film con cui ci hanno lavato il cervello, basta uno sguardo anche distratto alla storia catastrofica dei fiaschi militari americani per rendersene conto (ad esempio uno dei segreti più imbarazzanti della Guerra Fredda fu che il US Strategic Air Command dopo 20 anni di prove generali di contrattacco nucleare finiti nel 100% dei casi in fiaschi totali decise di dargliela su e abbandonò le esercitazioni). E di nuovo: come si può immaginare di far stare tutti questi cospiratori ermeticamente zitti da qui all’eternità? E ancora: chiedetevi chi, e come, ha potuto lavorare indisturbato per settimane piazzando montagne di esplosivo nei due più popolati grattacieli del mondo senza farsi mai scoprire da un membro della security, da un tecnico dei telefoni, da un manutentore, da un lavavetri? E se anche uno solo di questi cospiratori fosse accidentalmente stato scoperto con il suo fardello di dinamite e detonatori cosa cavolo avrebbe raccontato? Chi ha sequestrato e ucciso e sepolto/cremato i passeggeri dei due aerei scomparsi (quello che non avrebbe mai colpito il Pentagono e quello che non si sarebbe mai schiantato al suolo in Pennsylvania?). Per quale motivo era ok che due aerei fossero teleguidati contro le Torri Gemelle ma non ok che un terzo aereo colpisse il Pentagono? Chi è stato così idiota da rischiare il più grande scandalo della storia americana sostituendolo con un razzo o con un jet militare in pieno giorno? Perché i cospiratori hanno fatto fare agli aerei sotto il loro controllo delle rotte così assurdamente contorte e lente da auto-esporsi poi all’ovvia critica di chi si sarebbe chiesto perché i caccia militari non li hanno intercettati? Quale demenziale cospiratore fa volare due aerei di linea in pieno giorno a bassa quota sulla città più moderna del mondo con aggeggi strani attaccati alla pancia o alle ali e visibili da chiunque, e sapendo bene che le inevitabili immagini di quegli aerei ‘taroccati’ sarebbero poi state le più studiate della Storia? Quale demenziale cospiratore pensa che nessuno si chiederà dove sono finiti i rottami di ben due aerei di linea sfracellatisi davanti a migliaia di potenziali testimoni? Quale demenziale cospiratore immagina che nessuno nella città più tecnologica del mondo si accorgerà di, o udirà, centinaia di cariche che esplodono in pieno giorno all’esterno dei due grattacieli in quel preciso momento più guardati e filmati della Storia? Insomma, quale demenziale presidente cospiratore, rischiando la fucilazione e l’infamia eterna, organizza un complotto così pateticamente sgangherato? E così via per decine di altre domande.

Torniamo alla ragione. A chi agita di fronte a queste argomentazioni i misteriosi accadimenti dell’11 di Settembre, e cioè le incongruenze, le testimonianze, le immagini che sembrerebbero dimostrare chissà che, le illogicità di alcuni fatti, ricordo due cose. Primo, che in tutti gli eventi catastrofici sono sempre accadute cose inspiegabili all’uomo, dovute semplicemente a una legge di concatenazioni che ci sfugge, ma che se interpretate a posteriori si possono prestare a qualsiasi ricostruzione o speculazione mentale. Secondo che, come disse un noto ricercatore americano, “se uno tortura i dati a sufficienza essi alla fine confesseranno”, che significa che con i dati alla mano e con sufficiente abilità il tecnico moderno può sostanzialmente dimostrarci qualsiasi cosa, che è ciò che sta accadendo fra i circoli dei teorici del complotto 9/11. A questo proposito una delle più scioccanti dimostrazioni della possibilità di convincerci di cose inimmaginabili attraverso manipolazioni di dati è la letteratura revisionista sull’Olocausto nei suoi aspetti di analisi tecnica: ho letto lavori densi di centinaia di perizie apparentemente autorevoli, analisi complesse, calcoli matematici, testimonianze di esperti e via dicendo che volevano dimostrare come fosse impossibile negli anni ’40 in Europa far funzionare i forni e le camere a gas con la micidiale efficienza che la Storia ci racconta; quelle pagine sembrerebbero provare con certezza che allora non c’era ancora la tecnologia necessaria per gasare e bruciare 6 milioni di corpi in quel dato lasso temporale, e che sulla base di dati demografici ufficiali sarebbe impossibile che altrettanti ebrei siano scomparsi dall’Europa. Vi garantisco che leggendo quelle decine di pagine fitte di perizie tecniche e di dati si finisce quasi per dubitare di una tragedia indiscutibilmente avvenuta.

Ed è triste vedere che spazi televisivi nati all’insegna del rigore investigativo come Report (che conosco bene) si prestano a questa assurdità sgangherata del complotto 9/11 mostrandoci proprio la più improponibile delle ricostruzioni che circolano. Io stesso ho prestato la mia firma agli amici di Megachip, ma solo con l’intenzione di chiedere la riapertura delle indagini, e mai per fiancheggiare i vaneggiamenti di cui sopra. L’11 di Settembre, come tutte le stragi, non è stato indagato a fondo e va riesaminato, ma con serietà.

Concludo: il danno che voi teorici del complotto ci state arrecando è enorme, ci state facendo un vero sfavore. Fermiamoci, torniamo ai veri crimini angloamericani, ai veri morti voluti a tavolino, alla vera infamia di chi ‘sciupa’ milioni di vite e l’intero pianeta per un disegno veramente folle. Ce n’è a sufficienza, e se su quello lotteremo con vera serietà, con calma determinazione, saremo credibili e convinceremo sempre più persone che un mondo così impari non conviene a nessuno.

Note:

Paolo Barnard è stato corrispondente dall’estero collaborando con i maggiori quotidiani italiani. Ha realizzato per la trasmissione “Report” (Rai 3) inchieste dedicate alla globalizzazione, al terrorismo internazionale, alla new economy. Attualmente collabora con Rai Educational. La sua ultima pubblicazione è “Perché ci odiano”, edito da Bur.

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