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La rappresentazione della guerra in televisione: una questione complessa

2 gennaio 2007 - Marta Gatti

INTRODUZIONE
La scelta del tema della mia ricerca nasce da un’analisi della situazione odierna, degli anni più recenti, che riguarda il terreno dell’informazione e del suo rapporto con la guerra. Il mezzo informativo oggi più incisivo e influente è la televisione, ed è proprio tramite la televisione che in questi anni l’opinione pubblica ha potuto vedere ed essere partecipe delle guerre, tramite le dirette.
La ricerca si incentra in particolare sulla rappresentazione della guerra in televisione, una questione molto complessa. La complessità è dovuta a due fattori: uno è dato dal fatto che sia la guerra, sia la televisione si sono sviluppate modificando le loro caratteristiche molto velocemente, rendendo quindi difficoltosa l’analisi dei loro rapporti reciproci. L’altro fattore di complessità è la loro dipendenza da molteplici fattori esterni, come la politica, l’economia e la società .
In primo luogo la guerra ha modificato non solo le caratteristiche del combattimento, ormai esclusivamente aereo, ma anche i protagonisti in gioco, e il loro atteggiamento nei confronti dell’opinione pubblica. La televisione, allo stesso modo, è diventata pressoché l’unico occhio che riesce ad entrare in un conflitto e allo stesso tempo l’unica attestazione della sua esistenza.
La rappresentazione della guerra in televisione è uno degli argomenti più controversi e più discussi della storia recente, per questo motivo sono molti gli studiosi che, pur provenendo da realtà diverse, si sono accostati alla materia.
La ricerca si pone come obiettivo proprio quello di comprendere come mai personalità che provengono da studi diversi si siano preoccupate di indagare il rapporto tra guerra e televisione. Allo stesso tempo, si propone di capire a quali conclusioni siano arrivati tramite i loro studi.
Il tema scelto è risultato particolarmente interessante proprio perché ho riscontato che sono stati molti gli studiosi che se ne sono occupati, individuandolo come un aspetto di analisi fondamentale per varie aree disciplinari, e molto spesso, sebbene partissero da materie di indagine molto diverse tra loro, arrivavano alle medesime osservazioni e conclusioni.
Le fonti prese in considerazione sono recenti. La prima in ordine temporale è il libro di Noam Chomsky La Fabbrica del consenso, che risale al 1988. Ho poi analizzato opere di storici italiani e americani come Luisa Cigognetti e Bruce Cumings, atti di convegni, studi di giornalisti inviati sui fronti di guerra, come Mimmo Candito e Ennio Remondino, e saggi di studiosi della comunicazione.
Gli studiosi presi in esame appartengono a diverse categorie, ma tutti, anche se per ragioni molto diverse si sono soffermati sul tema della rappresentazione della guerra in televisione. Ho analizzato libri di storici, giornalisti, filosofi e docenti di comunicazione, che rappresentassero visioni e indirizzi di indagine diversi.
La scelta dei testi è stata innanzitutto cronologica, avendo come punto di riferimento il libro di Noam Chomsky, e poi per aree di indagine: storiche, analizzando studiosi italiani e americani che avessero scritto sul tema, filosofiche e giornalistiche. Per quanto riguarda i giornalisti, la produzione è cospicua soprattutto negli ultimissimi anni, quindi ho dovuto fare un lavoro di cernita dei saggi che non fossero solo reportage dell’esperienza giornalistica sul campo ma che contenessero delle precisazioni teoriche supportate da esempi concreti.
La difficoltà non è stata tanto relativa all’evincere i temi trattati comunemente dai diversi studiosi ma è stata la scelta di due temi significativi che avrei poi sviluppato approfonditamente.
Ho individuato come temi principali della rappresentazione della guerra in televisione da una parte il rapporto tra l’irrappresentabilità della guerra e il bisogno della sua rappresentazione in televisione e dall’altra la censura e la manipolazione.
La scelta del primo tema, ovvero il rapporto tra irrappresentabilità e rappresentazione, è esemplificativa della difficoltà insita nel mezzo televisivo nel riuscire a rappresentare l’evento guerra di per sé irrappresentabile con immagini, se si pensa alle guerre odierne, dove le azioni militari sono veloci, invisibili e spesso aeree: ben poco si riesce a vedere, infatti, nei reportage dei nostri telegiornali; eppure, come dicono tutte le fonti e gli studiosi, la guerra, insieme allo sport e alla cronaca, è la realtà più seguita dall’occhio delle telecamere. Collaterale, e altrettanto incisivo nella rappresentazione della guerra, è l’ambito della censura e della manipolazione, difficoltà che riguarda, in questo caso, soprattutto la guerra e gli inviati sul campo, spesso impossibilitati a controllare e seguire di persona le azioni belliche.
Dopo aver definito i temi da sviluppare, ho proceduto nell’analisi di come questi venissero affrontati dai diversi studiosi, e quali fossero gli aspetti trattati e sottolineati nei loro studi. Ogni studioso apporta al discorso elementi diversi che si possono completare o contrapporre, o semplicemente evidenzia e studia aspetti particolari che influenzano la rappresentazione.
Il primo capitolo è un capitolo introduttivo che si propone innanzitutto di chiarire quali siano i protagonisti del dibattito sul tema della rappresentazione della guerra in televisione, da quali ambiti d’indagine provengano e per quali motivi abbiano scelto di trattare questo tema. Segue poi un excursus storico dei conflitti trattati dagli autori spesso con l’intento di esemplificare le teorie da loro espresse. L’excursus inizia con la guerra del Vietnam, primo conflitto effettivamente seguito dalle televisioni, per terminare con la recentissima campagna in Iraq, con la funzione di evidenziare i cambiamenti sia nella conduzione stessa della guerra sia nell’immagine percepita dall’opinione pubblica.
Il secondo capitolo, che analizza il problema della rappresentazione, è articolato in paragrafi che apportano visuali diverse del problema rendendone la complessità: Chomsky si occupa soprattutto delle leggi del mercato che influenzano le scelte della televisione, giornalisti e storici sottolineano invece la difficoltà di narrare e di riprendere un conflitto, e evidenziano al tempo stesso il bisogno di conoscere, da parte dell’opinione pubblica, inoltre cercano di comprendere quali siano i meccanismi di rappresentazione e analizzano la diretta televisiva.
Per quanto riguarda la censura, trattata nel terzo capitolo, ad esprimersi, oltre ai diretti interessati, ovvero i giornalisti che la subiscono, sono gli studiosi di comunicazione come il docente Salvo Vaccaro, che cercano spiegazioni teorico politiche alla pratica di ricorrere alla censura. Nel capitolo ho distinto tra manipolazione, ovvero la falsificazione di eventi e allo stesso tempo i meccanismi di autocensura del giornalista, e censura vera e propria imposta dalle cosiddette fonti autorevoli e dallo campo di battaglia stesso.
In conclusione l’elaborato si propone di dare uno spaccato di una questione molto complessa, mantenendone le sfaccettature e la molteplicità di apporti di chi l’ha studiata.

Info: martagatti84@yahoo.it

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