La paradossale condanna di Carlo Ruta
La paradossale condanna di Carlo Ruta In un paese, l’Italia, dove l’articolo 21 sembra sempre più svuotarsi di significato per divenire, nella realtà, vuota retorica, speriamo ci siano ancora i margini per commentare una sentenza giudiziaria e, possibilmente, dissentire. Quella del Tribunale di Modica, appena depositata (e datata 8 maggio 2008), che condanna lo storico pozzallese Carlo Ruta per “stampa clandestina” contiene tre evidenti paradossi. Il primo. Il sito www.accadeinsicilia.net viene definito, dalla sentenza, “quotidiano” d’informazione perché, come ha riscontrato la polizia postale, alcuni degli articoli pubblicati riportano le seguenti date: 27.11.2004, 25.11.2004, 15.11.2004, 17.11.2004, 10.11.2004, 6.11.2004, 3.11.2004, 1.11.2004, 30.10.2004, 28.10.2004, 14.10.2004, 13.10.2004. In pratica tra il 13 ottobre e il 27 novembre - è stato dimostrato - 12 articoli sono apparsi sul sito. 12 articoli in un mese e mezzo. Un po’ pochi per trattarsi di un quotidiano! Un po’ troppi per parlare di aggiornamento periodico settimanale! Dove sarebbe, dunque, la famosa periodicità fissa e, dunque, la necessità della registrazione al tribunale? Secondo paradosso. Nella sentenza è scritto che, siccome il sito accadeinsicilia.net aveva veniva definito dallo stesso Ruta “ giornale di informazione civile”, si trattava “letteralmente” di “quotidiano d’informazione”. Non è assolutamente così. Anche un settimanale o mensile vengono definiti “giornale”! Basta leggere qualsiasi vocabolario, anche on line (ad es. http://www.demauroparavia.it/48763), per verificare come “giornale” può volere dire sia “quotidiano” che “rivista”! Ad ogni modo, in assenza di periodicità, il sito di Ruta non poteva essere considerato nessuno dei due, come la legislazione sull’editoria spiega in maniera chiarissima. Il terzo paradosso di tutta questa vicenda. Probabilmente il principale. E’ mai possibile che in un territorio, quello della Sicilia sud-orientale, dove corruzione, affarismo, clientelismo e lavoro nero dilagano, a essere condannato sia un cittadino onesto che ha fatto della battaglia della legalità una ragione di vita?
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