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Eroi e assassini

12 dicembre 2008 - Davide Marzorati

Mantovano: "Giudici non tutelano la vita". "Togliere alimentazione e idratazione equivale a uccidere" osserva il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna. Per il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, "una parte della magistratura rifiuta la tutela della vita umana, privilegia forme più o meno velate di eutanasia e di omicidio del consenziente, impone questa sua opzione al Paese violando le leggi in vigore".

(Dichiarazioni di alcuni esponenti del governo in seguito alla respinta del ricorso della Procura di Milano contro la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione a Luana Englaro, 13 Novembre 2008, Repubblica.it)



Vittorio Mangano

''Il Cavaliere si dice anche d'accordo con Marcello Dell'Utri, per il quale Vittorio Magnano (lo "stalliere di Arcore") "è stato un eroe che sarebbe uscito dal carcere se avesse accusato me e Berlusconi": "Sì, si è comportato eroicamente e non ha mai inventato nulla contro di me".

(9 Aprile 2008, Repubblica.it)

PALERMO - Ergastolo. Per Vittorio Mangano, l'ex "stalliere" di Silvio Berlusconi ad Arcore, la condanna è a vita. Colpevole di aver commesso un duplice omicidio. La sentenza è stata emessa dalla seconda sezione della Corte di Assise di Palermo, presieduta da Giuseppe Nobile. Carcere a vita anche per Leoluca Bagarella, il cognato del boss Totò Riina, e per altri tre imputati: Nicola Ingarau, Gaspare e Giuseppe Bellino. Pene più lievi per Salvatore Cucuzza, condannato a 16 anni, e Giovanni Brusca, 13 anni, che hanno collaborato al processo.
Mangano, ritenuto un esponente della famiglia mafiosa di Palermo Centro, e attualmente detenuto, è stato condannato per l'uccisione, cinque anni fa, di Giuseppe Pecoraro e Giovambattista Romano, vittima della "lupara bianca" nel gennaio del 1995. In quest'ultimo omicidio Mangano sarebbe stato l'esecutore materiale. L'uomo, un anziano boss del quartiere palermitano del Borgo Vecchio, venne eliminato su ordine di Bagarella e Brusca. Attirato in un tranello, fu strangolato e sciolto nell'acido dai Bellino, padre e figlio, da Mangano, e da Cucuzza, che ha riferito poi il delitto agli inquirenti.

(19 luglio 2000, Repubblica.it)

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