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Il rapimento di Simona Torretta e Simona Pari

Aberrazioni giornalistiche

Libero, il giornale di Feltri, si rivela in tutto il suo splendore.
8 settembre 2004 - Roberto Marino

Martedì mattina. Mi sveglio e, come è solito, faccio quotidiana rassegna dei siti internet a me più cari.
Giungo su http://www.macchianera.it , luogo di satira, e tra le tante scorgo una previsione grottesca su ciò che il caro Vittorio Feltri avrebbe scritto sull'odierno numero di "Libero" riguardo al rapimento delle due pacifiste Italiane.
Ora... pur essendo assolutamente certo dell'infimo valore di questa testata giornalistica non posso far altro che inorridire a quanto letto e constatare, con tristezza, che la realtà supera spesso di molte spanne la più fantasiosa satira.
Finito lo sfogo, allego tale assurdo cumulo di parole, quelle incriminate, lasciando al lettore i commenti.
Libero.it rende pubblica solo una parte dell'articolo, quanto basta per iniziar male una giornata.

Roberto Marino



VITTIME DEI PACIFISTI (di VITTORIO FELTRI)
Retorica e teoria del piagnisteo vorrebbero si dicesse a questo punto oscuro (ma quando mai è stato chiaro, il punto?): dopo i bambini, le donne. Già, le donne. È la prima volta che i bravi ragazzi della resistenza irachena mettono le mani su carni femminili, e il destino (che non è cieco, anzi ci vede benissimo) ha voluto che fossero carni nostre, italiane. Due ragazze, Simona Torretta e Simona Pari, entrambe meno di trenta anni, di Roma e di Rimini. Due brave ragazze buone dentro e generose di fatto. Questo bisogna riconoscerlo. Tuttavia, sincerità per sincerità, se fossero state mie figlie le avrei prese a schiaffi. Cosa ci andate a fare a Bagdad, a convincere quella gente che la vita è bella nonostante i guai? Ma fatemi il piacere. Non muovetevi da casa altrimenti... Altrimenti un corno. Sono partite per la missione più pericolosa del mondo. La testa imbottita di ottime intenzioni e di luoghi comuni pacifisti e noglobalisti. Sicuramente in buona fede, mosse da sacro fuoco, desiderose di aiutare il prossimo eccetera. Ma perdio quanta stupidità, quanto infantilismo, quanta ingenuità. Ce ne hanno dette di tutti i colori per le critiche a Baldoni, piombato nel deserto alla ricerca di emozioni e brividi. Figuriamoci ora che esprimiamo giudizi su due fanciulle scriteriate nel loro bisogno di assistere l'umanità ferita e sgarrupata del vicino Oriente. Pazienza. Becchiamoci le lezioni moraleggianti che ci spettano in questa triste circostanza. Preferiamo comunque strali nella schiena piuttosto che abbandonarci all'ipocrisia dilagante nel nostro quanto in altri Paesi illusi di poter raddrizzare le gambe dei cani.

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