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Senza alcuna ombra di dubbio non sono il più importante intellettuale vivente. No, non sono Noam Chomsky, ma non sono neppure un deficiente monosillabico a cui piace dare aria alla bocca.

Ho la più completa fiducia nelle mie capacità razionali e fin dalla metà degli anni di scuola (1979-80) ho fatto costantemente ricorso alla mia predisposizione al pensiero critico. Così è che ho persino l’audacia di prestare una considerazione "critica" nei confronti dell’urgente consiglio che ci viene offerto da compagni stimati. Il risultato che ne consegue, purtroppo, è un livello di confusione che certo non è basso.

Per molti mesi fino ad oggi, sono stato sottoposto da parte di Z Magazine, CommonDreams.org e WorkingforChange.org ad ogni sorta di diatribe e richieste, opinioni personali e analisi premurose predicate sulla base di false argomentazioni e sostenute da presupposti grossolani che non sono mai stati messi in discussione. Insincera, disonesta e soprattutto chiassosamente sprezzante nei confronti di un Ralph Nader, la sinistra è caduta davvero in basso!

La tendenza corrente all’interno della sinistra più celebre (ossia l’elite) è un pasticcio di profondità sinuosa e iper - intellettualizzata che essenzialmente articola un credo familiare: vale a dire, il fine giustifica i mezzi. È una spiegazione razionale che non ho mai apprezzato quando è stata la destra a farne uso ed è particolarmente fastidiosa quando viene strombazzata ai quattro venti in maniera sublimale dai progressisti.

Io credo che se è giusto combattere per certe cose, allora certamente è giusto votarle.

Ma invece mi si vuole far credere che date le presenti circostanze questo principio è semplicemente insensato e poco pratico.

Credo che dovremmo, per lo meno, essere disposti a conservare l'integrità, l'intenzione originale del diritto al voto -- il voto è e dovrebbe rimanere un'affermazione di valori e di principi personali. Se questo è un credo che ci appare essere legato ad un tempo passato, ossia un principio insensato e poco pratico, allora non resta altro che ammettere che l'intero sistema è poco più di un inganno grottesco, un meccanismo completamente corrotto.

Potrei votare per il male minore, andando contro la mia etica personale, ma dovrei ammettere – fino ad un certo punto -- la mia collusione con quella stessa corruzione, il mio compromesso con un difetto sistemico, il mio contribuire alla perpetuazione della disfunzione.

Potrei votare secondo coscienza, sostenendo l'intenzione originale del diritto al voto, ma poi dovrei andare incontro – come poi ho già fatto – all’accusa di aver contribuito a far eleggere il peggiore dei mali. (Esaminate solo per qualche momento quella costruzione astratta: se voto per un candidato perdente, in verità ho votato per il vincitore – purché il vincitore è il peggior candidato possibile. ???)

No, lasciateci andare avanti e fateci ammettere che l'intero sistema è poco più di un inganno grottesco e di un meccanismo profondamente corrotto. In tal caso, importerebbe un dannato accidente che cosa faccio o come voto? Non sarebbe il caso che Norman Solomon, Michael Albert, Stephen Shalom, Paul Rogat Loeb, Naomi Klein... e tutti quei leader adesso tanto anti-Nader e invece tanto pro Nader nel 2000 la smettessero di starmi alle spalle e di salirmi sulla schiena? Sono perfettamente in grado di prendere le mie decisioni e sono perfettamente offeso dalla presunzione che io possa venire soggiogato da un "Chi è chi della comunità progressista Americana” (TheUnityCampaign.org) affinché voti andando contro alla mia miglior capacità di giudizio.

Durante questo ciclo elettorale quei progressisti che hanno risolutamente deciso di affermare con il voto i propri valori e i propri principi sono stati denunciati ed attaccati dai luminari della sinistra: pare che non ci importi niente dei lavoratori e della gente povera, pare che non riusciamo a capire il pericolo rappresentato da Bush e saremmo caduti preda di un infantile adorazione per un finto eroe. I nostri intelletti sono stati contestati e veniamo accusati di essere troppo rigidi, assolutisti, puristi. Hmmm.

E io che ho sempre pensato che la sinistra credesse in qualcosa (invece di rigirarsi per qualcos'altro).

L'elite di sinistra continua ad appellarsi zelantemente e a tiranneggiare intellettualmente affinché sacrifichiamo solamente un poco, un tantino, una piccola, molto piccola briciola della nostra integrità. E a quale scopo? Per una presidenza Kerry?

Ma da dove è venuta fuori tutta questa fede evangelica per il senatore del Massachusetts? È venuta fuori grazie alla strategia utilizzata dai democratici nella loro campagna, che ha alzato una bandiera per un segmento ignorante ed apatico dell'elettorato -- un segmento che apparentemente non ha la più pallida idea di chi o di che cosa voglia. I leader progressisti possono anche razionalizzare questo sentimento del Chiunque-Ma-Non-Bush da oggi fino al giorno del Giudizio Universale, ma quella non è, non può essere e mai sarà una strategia progressista.

Indipendentemente dal risultato di questa elezione, ci sarà molto da fare sulla via della guarigione. Bush non ha solamente diviso la nazione ma -- con la surreale assistenza di Noam Chomsky e di altri -- ha diviso la sinistra.

Che tempi strani sono questi!

Christopher C. Conway è attualmente impegnato in una battaglia contro la rabbia, la frustrazione, la disillusione, l'alienazione e il corrotto, corporativo duopolio della politica Americana. Un residente di Houston, Texas, rifiuta categoricamente il paradigma dello ‘stato sicuro / stato swing". Gli si può scrivere a: christophercconway@earthlink.net

Tradotto da Melektro - A Cura di Peacelink

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