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I 60 anni di Amnesty International a "Più Libri Più Liberi"

Spegnere la luce sui fatti può essere una grave violazione dei diritti umani. Ne parlano due giornaliste, un artista e un attivista
14 dicembre 2021

Alcuni scrittori, giornalisti ed artisti, con 16 brevi interventi, hanno contribuito a scrivere il libro di Amnesty International che ne celebra i sessant’anni di attività, dedicati alla denuncia e alla difesa dei diritti violati. 

All'incontro organizzato durante la fiera della piccola e media editoria partecipano le giornaliste Angela Caponnetto e Caterina Bonvicini, l’autore ed interprete di teatro Ascanio Celestini ed il portavoce dell’associazione in Italia Riccardo Noury. Ricordano che spegnere la luce sui fatti, evitando di informare, non è meno grave di altre lesioni dei diritti di individui e minoranze. Lo si può fare anche attaccando un giornalista. Se ne può soffocare il racconto soffiando sul fuoco, accendendo polemiche, stravolgendo il valore e la logica degli eventi.

"Più Libri Più Liberi" 2021. I 60 anni di Amnesty International

Lo sa bene Angela Caponnetto, 10 missioni nel Mediterraneo dal 2015, di cui 4 su navi militari. Una storia da giornalista che ha sempre frequentato temi e contesti difficili. Negli ultimi due anni, mentre il Mediterraneo centrale è ormai un deserto pattugliato da poche imbarcazioni di ONG, in molti cercano di far calare il silenzio sui rifugiati. Così, durante l'ultima missione a cui ha partecipato, è stata duramente attaccata da esponenti istituzionali perché nel suo ruolo di giornalista del servizio pubblico "avrebbe dovuto tacere". 

Quella barca a vela di cui non si doveva parlare

La barca a vela Alex su cui si trovava Angela Caponnetto, allestita dalla rete di associazioni “Mediterranea”,  doveva essere utilizzata solo per operazioni di pattugliamento. Ma il gommone che ha raggiunto, stracolmo di persone (54), poteva ribaltarsi da un momento all’altro.

La giornalista racconta con emozione cosa accade ad ogni salvataggio. Siamo nel luglio 2019. Calarsi in acqua nei tender significa essere fisicamente tra persone allo stremo, sentirne le grida e il terrore, fare esperienza di immagini e odori che rivelano le condizioni terribili che hanno condiviso. Significa accorgersi che la vita e la morte sono l’una accanto all’altra, a pochi secondi di distanza. Dopo un difficile trasbordo, in 70 - compresi l’equipaggio, molte donne tra cui 3 incinte ed un neonato, bambini con le braccia ustionate e un adolescente che avevano costretto ad azioni terribili - hanno affrontato ancora rischi e disagi in una barca di 18 metri in cui scarseggiava tutto: bagni, acqua, cibo, riparo dal sole, attrezzature. Entrata nel porto di Lampedusa in condizioni igenico-sanitarie pesantissime, per ore la barca non ha potuto sbarcare nessuna delle 57 persone che vi erano rimaste, italiane e non. Un’esperienza durissima. Storie da incrinare la voce, con negli occhi il dolore, le piaghe, e nella mente l’idea che l’ingiustizia trionfa sempre una volta di troppo.  

Fuga dall'Egitto e dalle periferie Il libro per i 60 anni di Amnesty International

La scrittrice Caterina Bonvicini è stata in missione a bordo della Mare Jonio, della rete “Mediterranea”, e della Ocean Viking, di “Sos Mediterranée” e “Medici Senza Frontiere”. Racconta che ora in Egitto,dopo aver espresso qualche critica nei confronti del governo di Abdel al-Sisi, continuano a sparire studenti giovanissimi. Nessuno lo spiega – e secondo la scrittrice proprio  grazie ad Amnesty International abbiamo qualche notizia - ma è per questo che stanno aumentando le fughe di adolescenti le cui famiglie comprendono il pericolo. Le prove da affrontare sono atroci. E' stato così per un ragazzo di 16 anni – chiamato convenzionalmente Ammar -  per due anni rapito continuamente e fuggiasco; ha evitato a duro prezzo che alla madre malata venisse spedito un video che avrebbe potuto spezzarle il cuore, riprendendo le torture inflittegli dai suoi carcerieri in Libia, ed ha vissuto esperienze che non avrà mai il cuore di raccontare ai suoi familiari.

Anche la scrittrice - come Ascanio Celestini, che ama cogliere e raccontare “l’altrove” vicino a noi - ricorda Davide Bifolco, 16 anni, napoletano del quartiere Traiano, unito da una morte tragica ad Ugo Rosso, 15 anni. Ragazzi di cui è difficile parlare, entrambi colpiti a morte (il 4 settembre 2014 Davide, che non fermava la sua moto ad un posto di blocco, e il primo marzo 2020 Ugo, che cercava di rapinare un passante, carabiniere fuori servizio). Secondo Celestini ci sono luoghi che esploriamo di tanto in tanto e che qualche volta perfino ci attraggono, ma da cui non ammettiamo che qualcuno possa allontanarsi e venirci a turbare; che quei ragazzi, gli amici, i murales, le loro vite e anche gli errori escano dall'ombra è importante per tutti, come ogni questione di giustizia. 

Poco dopo, in un altro incontro, Noury parlerà ancora della situazione in Egitto e dei giovani che, come Patrick Zaki - lo studente che frequenta l’Università a Bologna - rischiano la vita e la libertà. Nel frattempo, lo scorso 8 dicembre, Zaki ha potuto lasciare il carcere, in attesa della sentenza che verrà emessa da un Tribunale che continuerà a giudicare sulla base dello stato di emergenza dichiarato dal Presidente Abdel al-Sisi.  

Note: Angela Caponnetto, siciliana, lavora attualmente per Rainews24.
Caterina Bonvicini, scrittrice, collabora attualmente con l’Espresso e Robinson.
Ascanio Celestini è autore e interprete di teatro.
Riccardo Noury è il portavoce di Amnesty International Italia.

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