Armi di sterminio di massa

Libero Vanunu dopo 18 anni di carcere. Rivelò al mondo l'arsenale atomico israeliano

Ha rivelato ciò che il mondo non doveva sapere e ha pagato duramente. E' pensabile una iniziativa il 21 aprile a Roma e nelle altre città per festeggiare la sua scarcerazione?
20 aprile 2004
Luisa Morgantini

Care tutte e tutti, il 21 aprile dopo 18 anni spesi nel carcere di Ashkelon in Israele, verrà liberato Mordechai Vanunu, l'ex tecnico nucleare israeliano rapito dai servizi segreti israeliani e incarcerato con l'ingiusta accusa di spionaggio e tradimento per aver denunciato all'opinione pubblica internazionale l'attività illegale di Israele in materia di armamenti nucleari. Vanunu infatti, avendo lavorato dal novembre del 76 all'ottobre dell'85 presso la centrale nucleare di Dimona, nel deserto del Negev in Israele, era a conoscenza delle ricerche in atto sugli armamenti nucleari. Nel settembre dell'86, in un'intervista al Sunday Times, aveva denunciato che Israele tra gli anni 70' ed '80, durante il governo Peres e sotto la sua responsabilità, aveva sviluppato un vasto arsenale di armi nucleari, in violazione di tutti i trattati internazionali. Pochi giorni dopo venne avvicinato da una donna (agente del Mossad) con la quale stabilì una relazione affettuosa. Insieme decisero di passare qualche giorno a Roma, dove venne rapito dai servizi segreti israeliani, e portato in Israele, dove con un processo segreto e senza giuria, venne condannato a diciotto anni di reclusione per spionaggio e tradimento dello Stato. In realtà Vanunu, accusato di essere una spia pur non essendo uno scienziato ma un tecnico della centrale, non ha mai rivelato segreti nucleari a potenze straniere, bensì ha reso pubblico un progetto illegale e clandestino, sconosciuto alla stessa popolazione israeliana. Vanunu, che era nato nel 1954 in Marocco da una religiosa famiglia ebrea poi trasferitasi in Israele, nel 1986, dopo la scelta dell'obiezione di coscienza al nucleare, si era convertito ed era stato battezzato nella Chiesa Anglicana di S. Giovanni a Sidney; anche questa scelta ha contribuito a renderlo più vulnerabile e attaccabile dal governo israeliano, che ha identificato in lui un traditore sotto ogni aspetto, una minaccia alla sicurezza ed integrità nazionale. Per due anni è stato quindi confinato in una cella illuminata 24 ore su 24, e ha trascorso undici anni in assoluto isolamento, con un trattamento definito come "degradante ed inumano" dalle associazioni per la difesa dei diritti umani, perché considerato un pericolo per la sicurezza di Israele; infatti, ogni richiesta avanzata per una scarcerazione anticipata è stata per anni respinta dalle autorità israeliane. Il prossimo 21 aprile Vanunu sarà finalmente rilasciato, ma in realtà resta un prigioniero; il 24 febbraio le autorità israeliane si sono infatti riunite per valutare alcune restrizioni da applicare a Vanunu dopo la sua scarcerazione: tra le opzioni c'è il divieto di lasciare il paese e di parlare con la stampa, visto che la prima proposta di sottoporlo agli arresti domiciliari o alla detenzione amministrativa non otterrà facilmente il giudizio favorevole della Corte Suprema. Tutto questo testimonia un desiderio di vendetta nei confronti di un prigioniero di coscienza, costretto a pagare di persona per aver coraggiosamente spezzato un muro di silenzio in nome della pace e di un mondo senza armi nucleari. In questi anni, dalla sua condanna alla ormai prossima data del suo rilascio, la campagna per la sua scarcerazione è stata incessantemente portata avanti dai suoi sostenitori in tutto il mondo: per anni ogni Sabato sono stati organizzati presidi sotto l'ambasciata Israeliana a Londra, una volta al mese a Washington D.C. Ed in Australia, nella Chiesa Anglicana a Sydney dove Vanunu fu battezzato, ogni domenica è stata accesa una candela per tutti gli ultimi 100 giorni della sua sentenza. Anche in Italia, in collaborazione con gli altri comitati all'estero, avevo costituito nel 1996, quando ancora ero portavoce dell'Associazione per la Pace, il "Comitato Libertà per Vanunu", al quale avevano aderito numerosi parlamentari, e per qualche tempo abiamo portato avanti campagne di raccolta firme, giornalistiche, richieste di sostegno alla sua scarcerazione ad istituzioni locali e nazionali. Il Comitato italiano si è però arenato e da molto tempo non vi sono più iniziative. Il 21 aprile una delegazione internazionale, composta da americani, inglesi, israeliani, olandesi, italiani, ungheresi, giapponesi, norvegesi ed altri, partirà per Israele per accogliere Vanunu, all'uscita del carcere. Avevo in un primo tempo dato la mia adesione, ma purtroppo non posso mantenere l'impegno. C'è qualcuno che può andare? Propongo al movimento contro la guerra e a tutti gruppi pacifisti una mobilitazione per sostenere la sua scarcerazione senza condizioni o restrizioni, perché avendo scontato tutta la sua pena dovrebbe essere autorizzato a lasciare Israele da uomo libero. E' pensabile una iniziativa il 21 aprile a Roma e nelle altre città per festeggiare la sua scarcerazione? Basterebbe anche essere in pochi, il sacrificio di Mordechai Vanunu merita un nostro impegno. La gran parte della sua giovane vita è state spesa in un carcere per essere contrario alle armi nucleari. Spero di avere una risposta, un abbraccio a tutte e tutti.

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