“Yankee go home”, iniziativa a Vicenza
VICENZA 1.6.2026 – Alle 6:30 un gruppo spontaneo di 18 donne, si è riunito ai piedi delle Scalette di Monte Berico, proprio sotto l’arco in pietra bianca progettato da Andrea Palladio.
Vicenza, città UNESCO grazie alle sue ville palladiane e al Teatro Olimpico, ospita anche 15.200 soldati statunitensi e alcune basi militari che fanno parte di un più ampio progetto di presenza internazionale. Le basi Ederle e Del Din, in particolare, sono la casa della 173esima brigata USA aviotrasportata e dello United States Army Africa.
Le manifestanti, con bandiere in mano e sorrisi in volto, alcune con la kuffiyeh legata in testa, altre in vita, indossavano magliette con le scritte “Free Palestine” e “From the river to the sea, Palestine will be free”. Hanno presidiato i gradini che portano in cima alla collina di Monte Berico, interrompendo il consueto viavai dei militari americani che, in shorts e maglietta con la scritta arancione “Army”, sono soliti percorrere quella salita verso la Basilica della Madonna, protettrice di Vicenza.
Quella salita, negli anni, è diventata una sorta di luogo di culto americano, dove i soldati possono espiare le proprie colpe in un rituale quotidiano che le donne hanno voluto interrompere.
Con le loro bandiere, lo striscione “Yankee go home” e la certezza di stare dalla parte del giusto, le attiviste hanno rotto il ciclo continuo dello jogging americano su e giù per le colline vicentine. Un filo conduttore ha unito le diverse rivendicazioni: Palestina libera, Libano libero, Cuba libre.
La protesta arriva mentre il dibattito sulla presenza militare USA in Italia è più vivo che mai. Tuttavia le operazioni a Vicenza proseguono senza cambiamenti e i livelli di forza attuali rimangono stabili.
Nel frattempo, a Gaza, il bilancio della guerra continua a salire. Save the Children ha reso noto che in mille giorni di conflitto sono stati uccisi almeno 21.000 minori, ma la cifra reale “è probabilmente molto più alta, dato l’ignoto numero di sepolti sotto le macerie”. Quasi l’80% dei bambini della Striscia vive da sfollato.
La scelta delle donne di presidiare Monte Berico, luogo simbolico per la città e per i militari americani, assume così un significato che va oltre la protesta locale: è un richiamo alla pace, alla fine delle guerre e al ritorno delle truppe straniere in patria.
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